Pechino, 10 febbraio 2026 – La Cina continua a mettere da parte oro. Nel mese di gennaio ha aumentato ancora le sue riserve auree, nonostante il prezzo dell’oro abbia toccato nuovi massimi. I dati della Banca centrale cinese (Pboc) parlano chiaro: è il quindicesimo mese di fila che compra metallo giallo. Le riserve sono cresciute di altre 40mila once, arrivando a 74,19 milioni di once, poco sopra i 74,15 milioni di dicembre 2025. In termini di valore, si passa da 319,45 miliardi a 369,58 miliardi di dollari.
La crescita inarrestabile delle riserve auree
L’annuncio è arrivato lunedì mattina, direttamente dalla sede della Pboc in Fuxingmennei Avenue. Una conferma di una tendenza ormai consolidata: da novembre 2024 la Cina accumula oro senza sosta. “L’obiettivo è mantenere saldo il sistema finanziario del Paese”, ha detto un funzionario della banca centrale, che ha chiesto di non essere citato. Questo movimento avviene in un periodo segnato da incertezze sul cambio delle valute e da tensioni internazionali, con l’oro che resta il rifugio sicuro per eccellenza.
Gli esperti della China Gold Association sottolineano che la domanda interna è alta, ma a spingere davvero gli acquisti sono le istituzioni. “Il governo vuole variare le sue riserve”, spiega Li Wei, economista di Pechino. Nel solo 2025, la Cina ha aggiunto oltre 700mila once al proprio bottino d’oro.
Riserve valutarie al top da quasi un decennio
Non è solo l’oro a crescere. A gennaio, le riserve valutarie cinesi sono aumentate di altri 41,2 miliardi di dollari, arrivando a quota 3.399 miliardi. È il livello più alto dal novembre 2015. Questo trend è legato anche alla debolezza del dollaro statunitense, che ha fatto salire il valore degli asset detenuti in altre valute.
Nel 2025, secondo la Pboc, le riserve valutarie sono cresciute complessivamente di 155,5 miliardi di dollari. “Gestire bene le riserve è una priorità per il governo”, ha detto Zhou Xiaochuan, ex governatore della banca centrale. La strategia serve a proteggere l’economia da colpi esterni e a sostenere la stabilità dello yuan.
Perché la Cina punta su oro e valute
Dietro questa scelta c’è una strategia precisa. Da un lato, Pechino vuole ridurre la sua dipendenza dal dollaro e dai titoli di Stato americani. Dall’altro, l’oro è una garanzia contro l’inflazione e le turbolenze dei mercati. “In tempi di incertezza, l’oro è sempre un punto fermo”, racconta un trader della Shanghai Gold Exchange.
Questo rafforzamento delle riserve è anche una risposta alle tensioni commerciali con gli Stati Uniti e all’instabilità finanziaria globale. “La Cina non vuole farsi trovare impreparata”, spiega Chen Yulu, docente alla Renmin University. Solo così si capisce perché gli acquisti continuano, anche con l’oro ai massimi storici.
Cosa succede sui mercati e cosa aspettarsi
L’aumento delle riserve cinesi si riflette anche sul mercato internazionale dell’oro. Nei primi giorni di febbraio, il prezzo del metallo prezioso si è mantenuto sopra i 2.050 dollari l’oncia, con oscillazioni influenzate proprio dalle mosse delle banche centrali asiatiche. Gli operatori sono in attesa delle prossime mosse della Pboc. “Se continueranno così, potremmo vedere nuovi record nei mesi a venire”, dice un analista di HSBC.
Per ora, la strategia della Cina sembra destinata a non cambiare. Gli osservatori notano come Pechino stia rafforzando la sua posizione sia nelle valute sia nell’oro. Un modo per aumentare l’indipendenza finanziaria del Paese e prepararsi a eventuali turbolenze.
In sostanza, la Cina procede con prudenza ma con decisione: oro e riserve valutarie restano il cuore della sua politica economica, mentre il mondo tiene d’occhio ogni nuovo dato che arriva da Pechino.
