La controversa serie di Darren Aronofsky realizzata con l’IA di Google

La controversa serie di Darren Aronofsky realizzata con l'IA di Google

La controversa serie di Darren Aronofsky realizzata con l'IA di Google

Giada Liguori

Febbraio 10, 2026

New York, 10 febbraio 2026 – Una serie sulla guerra d’indipendenza americana tutta creata con l’intelligenza artificiale. È questa la novità che sta facendo discutere, dividendo pubblico e critica. Si chiama ‘On This Day… 1776’, firmata da Darren Aronofsky – il regista dietro “Il cigno nero” e “The Whale” – ed è prodotta dalla sua casa, Primordial Soup, in collaborazione con Google DeepMind. I primi episodi, brevi corti di pochi minuti, sono già online sul canale YouTube della rivista Time. Un esperimento che, tra entusiasmo e dubbi, riapre il dibattito sull’effetto dell’IA nel campo della creatività.

Tutto generato dall’IA, tranne le voci

La particolarità di ‘On This Day… 1776’ è netta: ogni scena, attore, costume è prodotto dal software Veo 3 di Google. Le voci, invece, sono umane. I volti e i corpi? Solo algoritmi. Nessun attore vero sul set, nessun volto che conosciamo. Il risultato? Un’estetica che molti definiscono “piatta”, senza quei dettagli che danno vita ai personaggi. Il Guardian parla di “un mix di attori noti, da Ralph Fiennes a Daniel Day-Lewis e Matthew Macfadyen”, ma con “occhi spenti e rughe che cambiano colore e profondità”.

Hollywood si spacca: critiche e reazioni

Le reazioni non si sono fatte attendere. Su YouTube, il trailer della serie ha raccolto più ‘dislike’ che ‘mi piace’, come segnala Deadline. Anche la stampa specializzata non è tenera: Hollywood Reporter definisce il prodotto “spazzatura IA, di alto livello ma sempre spazzatura”, usando il termine ‘AI slop’. Ma non mancano voci più aperte. “Il cinema è sempre andato avanti grazie alla tecnologia, dai fratelli Lumière in poi”, ha detto Aronofsky al lancio di Primordial Soup. “Ora tocca a noi provare questi nuovi strumenti e capire come usarli per raccontare storie”.

Un esperimento che fa discutere

Ambientata nel 1776, la serie racconta momenti chiave della Rivoluzione americana con corti indipendenti, ognuno lungo pochi minuti. L’obiettivo è “spingere al limite l’intelligenza artificiale nella narrazione storica”, come ha spiegato un portavoce di Google DeepMind. Ma la resa visiva – volti un po’ sfocati, espressioni fisse – ha fatto sorgere dubbi: può davvero l’IA sostituire la forza di un attore? Su X (ex Twitter), molti spettatori hanno commentato: “Sembra un videogioco degli anni Duemila” o “Manca completamente l’anima”.

Il nodo dell’IA nella creatività

La discussione non riguarda solo l’aspetto tecnico. È il futuro dell’industria cinematografica e il ruolo degli artisti sotto la lente. Nel 2023, gli attori di Hollywood avevano già protestato contro l’uso indiscriminato dell’IA per generare volti e voci digitali. Ora il tema torna al centro: quali garanzie per chi lavora nel cinema? E dove passa il confine tra sperimentare e sostituire?

Aronofsky: “Serve un nuovo linguaggio”

Il regista non sembra voler fare un passo indietro. In un’intervista a Variety, ha ammesso: “Non tutto funziona al primo colpo, ma ci vuole coraggio per trovare un nuovo linguaggio visivo”. Per Aronofsky, l’intelligenza artificiale non è un nemico da combattere, ma uno strumento da capire e regolare. “Solo così – ha detto – potremo vedere se queste tecnologie possono arricchire le storie o se rischiano di svuotarle”.

Un futuro ancora tutto da scrivere

Per ora, ‘On This Day… 1776’ resta un esperimento da seguire con attenzione. Un laboratorio digitale che mette in discussione vecchie certezze e spinge l’industria a riflettere su cosa significhi davvero raccontare una storia. Tra i festival e i forum online, la sensazione è che il dibattito sia appena iniziato. E che, come sempre quando la tecnologia entra nell’arte, le risposte arriveranno solo col tempo.