L’eredità degli Agnelli: il mistero delle opere d’arte contese tra gli Elkann

L'eredità degli Agnelli: il mistero delle opere d'arte contese tra gli Elkann

L'eredità degli Agnelli: il mistero delle opere d'arte contese tra gli Elkann

Matteo Rigamonti

Febbraio 10, 2026

Roma, 10 febbraio 2026 – La Procura di Roma ha messo sotto i riflettori una storia che intreccia arte, eredità e una delle famiglie più famose d’Italia: gli Agnelli. Al centro dell’inchiesta, aperta alla fine dello scorso dicembre, c’è il sospetto di esportazione illegale di opere d’arte. Un fascicolo contro ignoti, ma i nomi che circolano – Elkann, Caracciolo, Agnelli – spiegano da soli il clamore. In ballo ci sono ventinove capolavori, valutati decine di milioni di euro, che secondo gli investigatori sarebbero usciti dall’Italia senza i permessi necessari, per finire nelle ville di famiglia in Svizzera e Marocco.

Chat, mail e documenti: gli elementi chiave nell’indagine

L’inchiesta, che si è fatta avanti nel 2023 grazie a un servizio di Report, ha visto negli ultimi mesi l’arrivo di nuovi indizi decisivi. A febbraio 2024 la Guardia di Finanza ha messo sotto sequestro chat, email e liste dai telefoni di tre collaboratrici della segreteria di John Elkann: Paola Montaldo, Tiziana Russi e Maria Aprile. Quel materiale è finito anche in un altro procedimento, quello della Procura di Torino, che indaga su una presunta truffa fiscale legata all’eredità di Marella Caracciolo. Per questa vicenda Elkann ha già versato 183 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate. “Abbiamo riscontri concreti sugli spostamenti e sulle destinazioni delle opere”, ha spiegato una fonte delle indagini.

L’eredità Agnelli sotto la lente: testamenti e stranezze

Tutto ha inizio con la morte di Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli, il 23 febbraio 2019. Il testamento svizzero della donna lascia tutto ai nipoti John, Lapo e Ginevra Elkann, escludendo la figlia Margherita. Una scelta che risale a un accordo del 2004: a Marella spettavano le residenze estere, a Margherita la proprietà degli immobili italiani e una parte della collezione d’arte. Solo dopo la scomparsa della nonna, Margherita ha preso possesso delle case in Italia – Torino, Villar Perosa, Roma – e ha confrontato gli inventari. Ed è lì che sono emerse le prime anomalie.

Capolavori spariti dagli elenchi: Balla, De Chirico e Monet

Nell’inventario dei beni dell’appartamento romano, a pagina 75, spuntano un Balla (“La scala degli addii”) e un De Chirico (“Mistero e melanconia di una strada”), ciascuno valutato intorno ai 10 milioni di euro. Ma nella versione degli Elkann l’elenco salta dalla pagina 74 alla 76, senza traccia delle due opere. A Villa Frescot, la storica residenza torinese dell’Avvocato, Margherita segnala anche la scomparsa di un Monet (“Glaçons, effet blanc”, stimato 20 milioni). Anche qui, nell’inventario dei nipoti, il quadro manca: al suo posto c’è solo uno spazio vuoto. Da queste differenze è nata una battaglia legale: una causa civile a Torino, denunce penali a Milano e infine l’apertura dell’indagine torinese.

Le opere riemergono oltreconfine: la pista svizzera

Dopo la morte di Marella, i fratelli Elkann hanno affidato a Sotheby’s la stima dei beni ereditati. Nel dossier, quasi 700 pagine, compaiono il Balla e il De Chirico nella villa di Chesa Alcyon a Sankt Moritz, oggi di proprietà di John Elkann. Il Monet, invece, è stato inserito dal notaio svizzero von Grüningen nel caveau della stessa villa ed è attribuito a Lapo Elkann, che sostiene: “Me lo ha regalato la nonna”. Una versione contestata dalla Procura: “Non ci sono prove di questo regalo”, fanno sapere fonti giudiziarie. Secondo gli inquirenti, dopo la morte di Marella i nipoti avrebbero scelto alcune opere d’arte e preziosi, “autoassegnandosi” i beni.

Biglietti falsi e chat sospette: nuovi indizi sul caso

A mettere benzina sul fuoco ci sono bozze di biglietti attribuiti a Marella – uno indirizzato a John Elkann, firmato “Nonna Marella” – che però risulta scritto il 5 gennaio 2024, cinque anni dopo la sua morte. E poi ci sono le chat: il 28 ottobre 2019 Paola Montaldo organizza il trasporto dei beni nella casa milanese di Lapo Elkann. Alla domanda “Cosa viene mandato?”, la risposta è netta: “Tutto. Potrebbe essere cambiata situazione quadri Italia, quindi forse anche quelli…”. In un’altra conversazione si parla di due Monet: uno copia (a Torino), l’altro originale (in Svizzera). “Ma perché in casa Agnelli c’erano delle copie?”, si chiede chi segue il caso.

Quadri francesi esportati senza permesso: omissioni e scomparse

Più recente il caso di due dipinti francesi dell’Ottocento: “Reclining Odalisque” di Ingres (valore stimato 3 milioni) e “Les yeux clos” di Redon. Secondo la Guardia di Finanza sarebbero stati portati fuori dall’Italia illegalmente tra il 2018 e il 2019. L’indagine è ancora contro ignoti, ma potrebbe allargarsi a nuovi indagati. Sono emerse anche lacune dalle Sovrintendenze: alcune opere non sono state segnalate come beni protetti in tempo. Nel 2024 è stata scoperta anche la sparizione di quattro opere del Cinquecento e Seicento, già vincolate, spostate senza permessi e oggi irreperibili.

Un’inchiesta aperta tra arte e famiglia: chi ha autorizzato il trasferimento?

Resta un mistero dove siano finiti alcuni dei pezzi più preziosi della collezione Agnelli e chi, se qualcuno, abbia mai dato il via libera a portarli fuori dall’Italia. La Procura continua a scavare tra documenti bancari, atti notarili e testimonianze raccolte in questi mesi. “Non è escluso che escano fuori nuovi elementi”, confida una fonte giudiziaria romana. Nel frattempo la battaglia sull’eredità Agnelli si intreccia sempre di più con quella per difendere il patrimonio artistico italiano.