Milano, 10 febbraio 2026 – Stefano Di Stefano, dirigente del Ministero dell’Economia e delle Finanze, finisce sotto inchiesta per insider trading nell’ambito dell’indagine su Monte dei Paschi di Siena. L’inchiesta, guidata dalla Procura di Milano, coinvolge anche altri nomi importanti del mondo finanziario italiano. Al centro c’è il sospetto di operazioni illecite legate all’offerta pubblica di scambio (Ops) lanciata dalla banca senese.
Di Stefano nel mirino: cosa gli contestano
Dai documenti emerge che Di Stefano – responsabile delle partecipazioni societarie del Mef e nel Cda di Mps dal 2022 – avrebbe comprato circa 100 mila euro di azioni Mps e Mediobanca poco prima dell’annuncio dell’Ops. Un’operazione che gli avrebbe portato un guadagno di qualche migliaio di euro. La Procura sospetta che il dirigente fosse a conoscenza di informazioni riservate e le abbia usate per trarre vantaggio. Gli investigatori hanno esaminato il suo cellulare e ricostruito i contatti nei giorni decisivi.
Nel mirino anche alcune chat tra Di Stefano e Alessandro Tonetti, vicedirettore di Cassa depositi e prestiti (Cdp), che però non risulta indagato. Il 17 giugno scorso, Di Stefano avrebbe chiesto a Tonetti informazioni sui rapporti tra Cdp e Mediobanca: «Ne approfitto Alessà per chiederti una cosa, come gruppo Cdp, voi avete dei contratti in essere con Mediobanca?», si legge in uno dei messaggi acquisiti.
Gli altri indagati: Milleri, Caltagirone e Lovaglio sotto accusa
Oltre a Di Stefano, la Procura ha iscritto nel registro degli indagati Francesco Milleri (ad di Luxottica e presidente di Delfin), il costruttore Francesco Gaetano Caltagirone e l’ad di Mps Giuseppe Lovaglio. Per loro le accuse sono di ostacolo agli organi di vigilanza e aggiotaggio. Secondo gli inquirenti, i tre avrebbero lavorato insieme per influenzare il prezzo delle azioni Mps e bloccare i controlli delle autorità.
Il tutto si inserisce nella complessa partita finanziaria che ha visto protagonista la banca senese negli ultimi mesi. L’Ops lanciata da Mps ha scatenato reazioni immediate sul mercato e tra gli addetti ai lavori. Intanto, il 28 aprile 2025, l’allora ad di Mediobanca, Alberto Nagel, aveva promosso un’operazione simile su Banca Generali. Un’iniziativa che, come si legge nel decreto di perquisizione, “tutti gli osservatori hanno interpretato, vista la tempistica, come una mossa difensiva”.
Le intercettazioni rivelano tensioni e strategie
Le intercettazioni raccolte mostrano un quadro di tensioni tra i protagonisti del sistema bancario italiano. In una conversazione chiave, Di Stefano dice a Tonetti: «Sai che Mediobanca sta facendo di tutto per contrastare (…) per salvare il posto al suo amministratore delegato davanti all’operazione con Monte dei Paschi e anche rispetto al governo sta facendo delle cose che sembrano (…). Dobbiamo tenerne conto perché è un approccio molto antigovernativo». Un passaggio che, per la Procura, dimostrerebbe la consapevolezza di Di Stefano sulle strategie in corso.
Fonti vicine al Ministero dell’Economia hanno preferito non rilasciare commenti ufficiali. Nel mondo finanziario si respira prudenza. “Aspettiamo gli sviluppi dell’indagine”, ha detto un manager bancario milanese contattato nel primo pomeriggio.
Cosa succederà adesso?
L’inchiesta è nelle mani del pool guidato dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli. Gli investigatori stanno controllando documenti, chat e movimenti finanziari legati agli indagati. Non è escluso che nelle prossime settimane vengano sentiti nuovi testimoni o disposti altri accertamenti.
Per ora, da quanto si apprende in ambienti giudiziari, non sono state prese misure cautelari. La posizione di Di Stefano resta delicata: fonti vicine alla difesa spiegano che avrebbe agito “nell’ambito delle proprie funzioni” e respinge ogni accusa.
La vicenda Monte dei Paschi torna così a far discutere. Un’inchiesta che potrebbe avere effetti non solo sul futuro della banca senese, ma anche sugli equilibri tra istituzioni finanziarie e governo. E che nelle settimane a venire potrebbe riservare nuovi colpi di scena.
