Sciopero alla Repubblica: i giornalisti denunciano mancanza di trasparenza nella vendita

Sciopero alla Repubblica: i giornalisti denunciano mancanza di trasparenza nella vendita

Sciopero alla Repubblica: i giornalisti denunciano mancanza di trasparenza nella vendita

Matteo Rigamonti

Febbraio 10, 2026

Roma, 10 febbraio 2026 – Oggi La Repubblica non esce in edicola. A decidere di fermare il giornale sono stati i suoi stessi giornalisti, dopo una lunga assemblea lunedì sera. Al centro della protesta ci sono, spiegano i sindacati, la mancanza di chiarezza sulla vendita del gruppo Gedi e il fatto che l’editore John Elkann non abbia voluto confrontarsi con la redazione. Una situazione che, per il Comitato di redazione, sta creando incertezza e preoccupazione per il futuro del quotidiano.

Sciopero e blocco delle pubblicazioni: perché i giornalisti hanno detto basta

La scelta di non pubblicare è arrivata dopo un duro confronto nella sede di via Cristoforo Colombo. “Non siamo riusciti a chiudere le pagine – si legge nella nota del Cdr – e per questo motivo oggi, 10 febbraio, La Repubblica non sarà in edicola”. Ma non finisce qui: anche domani, mercoledì 11 febbraio, il giornale resterà fermo, per uno sciopero proclamato dalla redazione.

Al centro della vertenza c’è la trattativa tra Exor e il gruppo greco Antenna per la vendita di Gedi, la società che controlla Repubblica, La Stampa e altri quotidiani. Il Comitato di redazione ricorda che l’esclusiva concessa ad Antenna è scaduta il 31 gennaio. Da allora, però, nessuna comunicazione ufficiale è arrivata ai giornalisti: “Non sappiamo se la trattativa è stata prorogata e per quanto tempo”, dicono i rappresentanti sindacali.

Domande senza risposta e un clima carico di tensione

I dubbi dei giornalisti riguardano soprattutto il potenziale acquirente. “Perché puntare su un editore praticamente sconosciuto?”, si chiedono. “Ci sono state altre offerte? Se sì, perché non sono state prese in considerazione?”. Domande che restano senza risposta. In redazione si respira una certa tensione. “Abbiamo cercato di coinvolgere tutti – raccontano dal Cdr – dai sindacati alle istituzioni, dai lettori ai partiti, fino all’Agcom e all’European Board for Media Services”.

Le indagini sulla natura del gruppo Antenna non hanno fatto calare le preoccupazioni. Anzi, “quello che abbiamo scoperto non ci fa stare tranquilli”, ammettono i giornalisti. Nei corridoi si avverte inquietudine. “Abbiamo espresso pubblicamente la nostra rabbia e la nostra preoccupazione”, si legge ancora nella nota.

La trasparenza che manca e il silenzio dell’editore

Al centro della protesta c’è una richiesta chiara: trasparenza. Un valore fondamentale, dicono i giornalisti di Repubblica, soprattutto quando si parla di un patrimonio che non è solo economico, ma anche “strumento di equilibrio in un panorama mediatico già fragile”. Le richieste di garanzie per il lavoro e per la democrazia però sembrano cadute nel vuoto.

Il rapporto con l’editore John Elkann è diventato il punto critico della vicenda. “Rifiuta di incontrare le rappresentanze sindacali”, denunciano dal Cdr. Un silenzio definito “ostinato e irrispettoso” da chi lavora ogni giorno nelle redazioni del gruppo. “Questa situazione riguarda 1.300 famiglie”, ricordano i giornalisti, riferendosi a tutti i dipendenti coinvolti.

Un settore in difficoltà tra smantellamenti e dividendi milionari

Questa vicenda si inserisce in un quadro più ampio: la crisi dell’editoria italiana. Il Cdr parla senza giri di parole di “spezzatino di Gedi”, ricordando come il primo gruppo editoriale del Paese sia stato progressivamente smembrato. “Tutto questo – si legge nella nota – mentre gli azionisti incassavano ogni anno dividendi milionari”.

Nelle ultime settimane la mobilitazione ha coinvolto anche sindacati, parlamentari e enti pubblici. Ma tra i giornalisti si avverte la sensazione di combattere quasi da soli. “Il disinteresse generale è evidente”, confida un cronista storico della redazione romana.

Il futuro di La Repubblica resta un’incognita

Al momento non si vedono segnali di apertura da parte dell’editore o della proprietà. La trattativa sulla vendita resta avvolta nel mistero. I giornalisti chiedono chiarezza sul destino del giornale e sulle condizioni di chi ci lavora. Intanto, la mancanza in edicola di uno dei principali quotidiani italiani è un segnale forte e raro nel panorama dell’informazione nazionale.

“Non vogliamo restare a guardare”, conclude il comunicato del Cdr. “Chiediamo solo trasparenza e rispetto per il nostro lavoro”. Fino a quando non arriveranno risposte, la protesta va avanti.