Scontro tra Massimo Giletti e Sigfrido Ranucci sulle chat della lobby gay di destra

Scontro tra Massimo Giletti e Sigfrido Ranucci sulle chat della lobby gay di destra

Scontro tra Massimo Giletti e Sigfrido Ranucci sulle chat della lobby gay di destra

Matteo Rigamonti

Febbraio 10, 2026

Roma, 10 febbraio 2026 – Ieri sera, durante “Lo Stato delle Cose” su Raitre, Massimo Giletti ha deciso di alzare il tiro. Ha mostrato in diretta le chat tra Sigfrido Ranucci e Maria Rosaria Boccia, già finite sulle pagine de Il Giornale e al centro di una vera e propria bufera che scuote la Rai da giorni. Il confronto tra i due, acceso e a tratti personale, si è consumato davanti alle telecamere. Giletti ha contestato la versione di Ranucci, accusandolo di aver smentito usando il termine “manipolazione”. “Siamo giornalisti della stessa azienda – ha detto Giletti – e finire a parlare di queste cose è triste. La libertà di informazione non è un gioco, è una cosa seria”.

La “lobby gay” di destra: i messaggi che scatenano la polemica

Al centro della discussione ci sono alcune conversazioni private del 17 settembre 2024, in cui Ranucci – secondo quanto mostrato da Giletti – parlava di una presunta “lobby gay” nell’area di destra. I messaggi, scambiati in pochi minuti tra le 21.29 e le 21.32, citano nomi come Cerno, Marco Mancini e lo stesso Giletti. “Ho visto Cerno all’Aria che tira”, scrive Ranucci; poco dopo aggiunge: “Quello è un altro del giro”, “Amico di Marco Mancini. Giro gay”, “Perivolosissimo”. Boccia risponde menzionando Alfonso Signorini e un misterioso “signor B”, mentre Ranucci chiude con un lapidario: “E Giletti”.

In diretta, Giletti ha spiegato di non riconoscere in quelle parole il senso della libertà di informazione: “Non è questione di parole, lobby o meno, gay o non gay. È questione di sostanza, e qui la sostanza non c’è”. Un momento di grande tensione, con il conduttore che ha confessato una “delusione umana profonda” nei confronti del collega.

La risposta di Ranucci: “Manipolazione dei contenuti”

Dopo la pubblicazione delle chat su Il Giornale, Sigfrido Ranucci aveva preso la parola su Facebook, parlando apertamente di “manipolazione dei contenuti”. Ieri, mentre il dibattito infiammava lo studio, il giornalista ha ribadito: “Non c’è nessun caos in Rai. Da sempre lotto per la libertà di stampa. Anche per i colleghi Giletti e Cerno”. Ranucci si trovava a Torino per presentare il suo spettacolo “Diario di un Trapezista”, dove ha detto di aver affrontato anche il famoso incontro all’autogrill con Marco Mancini.

In un post del 31 gennaio, Ranucci aveva accusato Il Tempo di aver tagliato fuori dalle chat il nome di Marco Mancini, legato ai servizi segreti: “Il mio riferimento a Giletti non c’entra nulla con le frasi omofobe che mi hanno attribuito. Lo dimostrerò nelle sedi opportune”. Ha poi negato qualsiasi manovra contro il governo da parte di Report, parlando invece della necessità di “mettere a posto la verità dei fatti”.

Il caso Longobardi e le nuove accuse del Movimento 5 Stelle

Nel frattempo, la polemica si allarga. Il Movimento 5 Stelle punta il dito contro un servizio di Report su due cittadini israeliani incontrati nella sede milanese della società Equalize. Uno di loro sarebbe Arik Ben Haim, imprenditore nel settore della cybersicurezza e considerato ex dirigente del Mossad. Secondo i grillini, Ben Haim avrebbe cercato di vendere a Equalize un database sulle società italiane coinvolte nel commercio di petrolio iraniano sotto embargo, per circa 100 mila euro.

Nel comunicato dei 5 Stelle spunta anche il nome di Maurizio Gasparri, all’epoca presidente della società Cyberealm, che avrebbe nascosto l’incarico al Senato. Dopo il servizio di Report, Gasparri si è dimesso. I pentastellati ora chiedono spiegazioni sulla presenza in Rai – nelle trasmissioni di Massimo Giletti e Salvo Sottile – di Gino Zavalani (Esperia), che secondo loro sarebbe legato a una rete riconducibile a Tommaso Longobardi, collaboratore vicino alla premier Meloni.

Rai sotto pressione: tensioni e richieste di chiarezza

La tensione in Rai non accenna a calare. Il Movimento 5 Stelle annuncia un’interrogazione in Commissione di Vigilanza per fare luce su possibili influenze esterne nelle trasmissioni pubbliche. “Paghiamo tutti il canone – si legge nella nota – non per assistere a passerelle di influencer manovrati da lobby o interessi particolari, ma per un’informazione che serva davvero la collettività e la democrazia”.

In questo clima, le parole scambiate tra Giletti e Ranucci pesano ancora di più. Due volti noti del giornalismo televisivo italiano si trovano su fronti opposti, mentre il dibattito sulla libertà di informazione e le pressioni interne alla Rai si fa sempre più acceso. Eppure, come ha chiuso lo stesso Giletti: “Dividersi in un momento così difficile per il giornalismo non è facile. E tu lo sai bene quanto sia dura”.