Roma, 11 febbraio 2026 – I proprietari dei tre rottweiler che due anni fa, l’11 febbraio 2024, aggredirono e uccisero un runner di 39 anni vicino al bosco di Manziana, sono stati condannati a un anno di reclusione e devono versare una provvisionale di 50mila euro. La sentenza è stata pronunciata oggi dal gup del Tribunale di Civitavecchia, dopo un processo con rito abbreviato. La Procura aveva accusato i due di omicidio colposo, sostenendo che la tragedia si sarebbe potuta evitare con una custodia più attenta dei cani.
La fuga dei rottweiler e l’aggressione fatale
Quel mattino del 2024, i tre rottweiler sono riusciti a uscire dalla proprietà dei loro padroni, in una zona periferica di Manziana. La recinzione, come emerge dagli atti, aveva una “apertura di circa 30 centimetri”, un varco che ha permesso ai cani di scappare. I molossi si sono poi diretti verso il vicino bosco di Manziana, frequentato da sportivi e famiglie soprattutto nei weekend.
La vittima, residente a pochi chilometri, stava facendo jogging lungo uno dei sentieri principali. Erano passate da poco le 9 quando i cani lo hanno raggiunto e aggredito. Testimoni, tra cui un altro runner a circa cento metri di distanza, hanno raccontato di aver sentito urla e latrati provenire dal bosco. “Ho visto i cani correre verso di lui, poi non ho avuto il coraggio di avvicinarmi”, ha detto uno di loro durante le indagini.
La negligenza dei proprietari
Secondo i pm, i proprietari hanno mostrato “negligenza, imprudenza e imperizia”. Non avrebbero custodito adeguatamente i cani, nonostante la razza e la mole richiedessero maggiori precauzioni. La recinzione difettosa, già segnalata da alcuni vicini, è stata un elemento chiave per l’accusa.
Durante il processo, la difesa ha parlato di una tragica fatalità. “I miei assistiti pensavano che la recinzione fosse sicura – ha detto l’avvocato –. Non era mai successo niente di simile prima”. Ma per il giudice, la mancanza di controllo e le misure insufficienti hanno avuto un peso decisivo nel drammatico epilogo.
La sentenza e le reazioni in aula
Il gup ha condannato i due a un anno di reclusione, con la pena sospesa, e al pagamento di una provvisionale di 50mila euro ai familiari della vittima. I parenti, presenti in tribunale con l’avvocato di parte civile, hanno accolto la decisione con compostezza. “Non ci ridarà nostro figlio – ha detto il padre all’uscita – ma almeno è stato riconosciuto un principio di responsabilità”.
Fonti vicine alla Procura hanno definito la sentenza un messaggio chiaro sull’importanza della custodia degli animali pericolosi. “Non è solo una questione di rispetto delle regole – ha spiegato un magistrato – ma di sicurezza per tutti”. I difensori della coppia hanno annunciato che valuteranno un eventuale ricorso in appello.
Un caso che riaccende il dibattito sulla sicurezza
La vicenda ha riaperto la discussione sulla gestione dei cani di grossa taglia e sulle responsabilità dei proprietari. A Manziana, la comunità, ancora scossa, chiede controlli più severi e campagne per la detenzione responsabile degli animali. Il sindaco, intervistato subito dopo la tragedia, aveva promesso “una verifica delle recinzioni nelle case con cani considerati a rischio”.
A due anni dai fatti, la sentenza di Civitavecchia segna un punto fermo: la negligenza nella custodia degli animali può avere conseguenze pesanti. E chi è responsabile deve risponderne davanti alla legge. Un monito che resta nella memoria della comunità e che potrebbe influenzare decisioni future in casi simili.
