Roma, 11 febbraio 2026 – Esattamente dieci anni fa, l’11 febbraio 2016, da Cascina, vicino Pisa, arrivava una notizia destinata a cambiare per sempre la scienza: la prima rilevazione diretta di un’onda gravitazionale. Quel segnale minuscolo, un vero e proprio “cinguettio” nel tessuto dello spazio-tempo, ha aperto una nuova finestra sull’universo. Quel giorno, fisici italiani e americani, collegati tra la sala conferenze del rivelatore Virgo e i laboratori di LIGO negli Stati Uniti, annunciavano al mondo la prova concreta di una collisione tra due buchi neri, dando ragione a una delle più ardite previsioni di Albert Einstein.
Quando l’universo ha iniziato a farsi sentire
Il segnale, catturato il 14 settembre 2015 e analizzato nei giorni seguenti nel centro di calcolo di Hannover, si è subito capito essere qualcosa di unico. Una vibrazione quasi impercettibile, durata meno di un secondo, ma sufficiente a dimostrare che le onde gravitazionali – ipotizzate da Einstein già nel 1916 – esistono davvero. “Abbiamo visto l’universo muoversi”, spiegò allora Fulvio Ricci, portavoce di Virgo. Un universo diverso da quello visibile con i telescopi ottici o radio: invisibile, fatto di pieghe e deformazioni dello spazio-tempo stesso.
Dai primi segnali alle nuove scoperte
Da quel momento, i rivelatori Virgo in Italia e LIGO negli Stati Uniti hanno registrato decine di segnali. Collisioni di buchi neri, fusioni di stelle di neutroni, eventi catastrofici avvenuti a miliardi di anni luce da noi. Ogni nuova rilevazione ha aggiunto un pezzo al puzzle della fisica estrema e dell’evoluzione dell’universo. “Non si tratta solo di confermare teorie”, ha spiegato negli anni successivi Marica Branchesi, astrofisica dell’INFN e membro del team Virgo, “ma di scoprire fenomeni che non avremmo mai potuto vedere in altro modo”.
L’Italia punta all’Einstein Telescope
Oggi la sfida è ancora più ambiziosa. L’obiettivo è guardare all’universo primordiale, avvicinandosi il più possibile al momento del Big Bang. Per farlo serve una nuova generazione di strumenti. Il progetto più importante è l’Einstein Telescope, un rivelatore sotterraneo che promette una sensibilità mai vista prima. L’Italia ha proposto di ospitarlo in Sardegna, nella miniera dismessa di Sos Enattos, nel Nuorese. La scelta è motivata dalla stabilità geologica del sito e dal basso rumore sismico.
Secondo le previsioni dell’European Gravitational Observatory (EGO) – il consorzio che gestisce Virgo, formato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e dal CNRS francese – l’Einstein Telescope potrebbe entrare in funzione entro il prossimo decennio. “Sarebbe una svolta per la ricerca europea e italiana”, ha detto Federico Ferrini, direttore di EGO. La candidatura sarda è in gara con altri siti europei, ma è tra le più forti.
Dieci anni che hanno rivoluzionato la fisica
In un decennio, l’astronomia gravitazionale è passata dal sogno alla realtà. I dati raccolti hanno permesso di mettere alla prova la relatività generale in condizioni estreme, di studiare come si formano i buchi neri e perfino di misurare l’espansione dell’universo con metodi del tutto nuovi. Fondamentale è stata la collaborazione internazionale: i segnali arrivano e vengono condivisi in tempo reale tra Europa, Stati Uniti e Giappone, coinvolgendo centinaia di ricercatori.
Eppure, come ricordano molti scienziati che c’erano dall’inizio, tutto è partito da quel “cinguettio” quasi impercettibile. “Sembrava un rumore qualunque”, ha raccontato qualche anno dopo Bruce Allen, direttore del centro dati di Hannover. Solo dopo controlli incrociati e settimane di analisi si è capito che era la prima vera voce dell’universo oscuro.
Ascoltare il cosmo alle sue origini
Ora la sfida è spingersi ancora più indietro nel tempo. Gli strumenti attuali hanno già fatto emergere scoperte inattese, ma per captare le onde gravitazionali nate nei primi istanti dopo il Big Bang serviranno tecnologie ancora più avanzate. L’Italia, con la sua proposta per l’Einstein Telescope, vuole restare protagonista in questo campo.
“Abbiamo appena iniziato a sentire il cosmo parlare”, ha detto recentemente Giovanni Losurdo, coordinatore nazionale Virgo. “Il prossimo passo sarà capire cosa ci racconta delle sue origini”. Nel frattempo, la comunità scientifica celebra un anniversario che segna una vera svolta nella storia della fisica moderna.
