Fiducia al decreto legge Ucraina: la Camera approva con 207 voti favorevoli

Fiducia al decreto legge Ucraina: la Camera approva con 207 voti favorevoli

Fiducia al decreto legge Ucraina: la Camera approva con 207 voti favorevoli

Matteo Rigamonti

Febbraio 11, 2026

Roma, 11 febbraio 2026 – La Camera dei Deputati ha dato il via libera al decreto legge Ucraina, con 207 voti a favore, 119 contrari e 4 astenuti. Il voto di fiducia, arrivato lunedì sera, chiude una giornata di dibattito iniziata nel primo pomeriggio a Montecitorio. Il provvedimento è un passaggio cruciale nella strategia italiana di sostegno a Kiev, mentre il conflitto nell’Est Europa continua a dominare l’agenda internazionale.

Fiducia stretta, tensione alta in Aula

La scelta di mettere la questione di fiducia, spiegano fonti di maggioranza, è arrivata dopo giorni di confronto acceso tra governo e opposizione. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, presente in Aula durante le dichiarazioni di voto, ha sottolineato l’“importanza di mantenere gli impegni presi dall’Italia in Europa e nella NATO”. Dall’altra parte, l’opposizione ha contestato sia il merito sia il modo in cui si è arrivati al voto. La capogruppo del Partito Democratico, Chiara Braga, ha definito la manovra “una forzatura che riduce il dibattito su un tema così delicato”, parlando ai colleghi poco prima del voto.

L’atmosfera in Aula è rimasta tesa fino all’ultimo. Qualche deputato ha abbandonato i banchi nel momento della votazione, mentre altri hanno scelto di astenersi, per esprimere il proprio dissenso. “Non si può decidere su una questione simile a colpi di maggioranza”, ha detto un esponente del Movimento 5 Stelle, che ha preferito restare anonimo.

Cosa prevede il decreto Ucraina

Il decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 2 febbraio, proroga fino a fine 2026 l’autorizzazione a consegnare mezzi, materiali e equipaggiamenti militari alle autorità ucraine. Confermata anche la possibilità di fornire assistenza tecnica e logistica, insieme a un pacchetto di aiuti umanitari per le zone più colpite dal conflitto. Il sottosegretario alla Difesa, Matteo Perego di Cremnago, ha assicurato che “l’Italia continuerà a muoversi nel rispetto delle risoluzioni ONU e degli accordi con gli alleati europei”.

Non sono stati resi noti i dettagli sugli armamenti che verranno inviati. Fonti parlamentari parlano di “materiale difensivo e sistemi di protezione”, escludendo però armi offensive pesanti. La relazione tecnica allegata al decreto stima un budget complessivo di circa 300 milioni di euro per il 2026.

Partiti divisi, fuori Montecitorio la protesta

Il voto ha confermato le divisioni tra maggioranza e opposizione. Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia hanno ribadito il loro appoggio senza riserve al governo Meloni, sottolineando la necessità di “difendere i valori europei e la sicurezza comune”. Il PD, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra hanno invece manifestato preoccupazione per il rischio di un’escalation militare e chiesto più trasparenza sulle forniture.

Nel pomeriggio, fuori da Montecitorio, alcune associazioni pacifiste hanno organizzato un presidio in piazza Montecitorio. “Vogliamo che l’Italia spinga per soluzioni diplomatiche, non solo militari”, ha detto una portavoce della Rete Italiana Pace e Disarmo. La manifestazione si è sciolta pacificamente poco dopo le 19.

Il futuro del decreto e il quadro internazionale

Con il via libera della Camera, il decreto legge Ucraina passa ora al Senato, dove il governo punta a replicare i numeri ottenuti a Montecitorio. L’obiettivo è convertire il decreto entro fine mese, per evitare che scada automaticamente. In caso contrario, le autorizzazioni alle forniture militari verrebbero sospese.

Nel frattempo, la situazione in Ucraina resta drammatica. Secondo dati ONU aggiornati a gennaio 2026, sono più di 8 milioni gli sfollati interni e oltre 14 mila le vittime civili dall’inizio della guerra. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha ribadito che “l’Italia continuerà a lavorare per una soluzione politica che garantisca sicurezza e rispetto del diritto internazionale”.

Solo quando il conflitto si calmerà, forse, il Parlamento potrà tornare a discutere senza l’urgenza delle armi che incombe sul dibattito. Per ora, però, la strada scelta dal governo resta quella della continuità. E lunedì sera la Camera ha ribadito questa linea.