Garlasco, 11 febbraio 2026 – Un biglietto anonimo lasciato l’8 ottobre 2007 sulla cappella di Chiara Poggi ha riaperto vecchie domande mai spente sul delitto di Garlasco. Sul foglietto, scritto a mano su carta a quadretti, c’era solo una frase: “Ad uccidere Chiara è stato Marco”. Un nome, senza cognome. Ma da allora, la domanda è sempre la stessa: quale Marco? Secondo Il Messaggero, il riferimento sarebbe a Marco Panzarasa, ventiquattrenne all’epoca e migliore amico di Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara poi condannato in via definitiva.
Il biglietto e le intercettazioni: una pista che torna a galla
Il contenuto del biglietto è venuto fuori in una conversazione intercettata tra Rita Preda, madre di Chiara, e l’avvocato Gianluigi Tizzoni. La registrazione, pubblicata di recente dalla scrittrice e astrofisica Maria Conversano sul suo canale YouTube, mostra una madre scossa: “È un foglietto a quadretti, scritto in stampatello. C’era scritto che a uccidere Chiara è stato Marco”, racconta Preda. Tizzoni chiede: “Sarebbe Panzarasa?”. Lei, esitante, risponde: “Non lo so, non dice il cognome, ma adesso sto tremando”. Un dettaglio che, a distanza di anni, pesa ancora sulle indagini e sulle coscienze di chi ha vissuto da vicino quella tragedia.
Chi è Marco Panzarasa: amicizie, alibi e il test del DNA
Oggi Marco Panzarasa ha 42 anni, fa l’avvocato e vive ancora nei dintorni di Garlasco. Figlio dell’ex sindaco, era molto legato ad Alberto Stasi. Al tempo dell’omicidio abitava vicino alla villetta dei Poggi e frequentava spesso casa Stasi. Dai racconti, Chiara usava spesso il computer del fidanzato, un pc che sarebbe stato usato anche da Panzarasa. I due amici si sentivano spesso, fino a quindici volte al giorno, secondo i tabulati telefonici in mano agli investigatori.
Nel maggio 2025, durante una nuova udienza davanti al gip di Pavia, è stato disposto di acquisire il DNA di Panzarasa nell’ambito del maxi incidente probatorio. Una scelta necessaria per chiarire ogni possibile legame, soprattutto considerando le frequentazioni incrociate tra i protagonisti di questa storia. Però, dalle indagini è emerso che Panzarasa avrebbe avuto un alibi solido: il giorno del delitto si trovava a Loano, in Liguria, e stava tornando in treno proprio nelle ore in cui Chiara veniva uccisa.
Le testimonianze e i rapporti dopo l’omicidio
Panzarasa fu sentito dai carabinieri già la sera del ritrovamento del corpo di Chiara. In tutto, venne ascoltato cinque volte dagli investigatori, anche dopo un viaggio programmato in Spagna. “Alberto mi diceva che teneva molto a quella ragazza, perché era brava e trasparente”, raccontò allora Panzarasa. Con Chiara non c’era un rapporto diretto, i suoi contatti erano soprattutto con Stasi. Ma dopo il delitto qualcosa cambiò. I due amici smisero di sentirsi con la stessa frequenza. Panzarasa raccontò agli inquirenti che Alberto non rispose mai ai tre sms che gli aveva mandato nei giorni dopo la tragedia.
Un altro dettaglio emerso riguarda una telefonata ricevuta da Stefania Cappa, amica comune, che lo avvisò della tragedia mentre lui era ancora in viaggio. Stefania e Panzarasa si conoscevano dai tempi della scuola e avevano mantenuto il rapporto anche all’università.
Garlasco e il caso che non trova pace
A quasi vent’anni dal delitto, il nome di Chiara Poggi è ancora ben saldo nella memoria di Garlasco. Il caso ha portato a condanne definitive, ma resta pieno di domande senza risposta. Quel biglietto anonimo, lasciato in silenzio tra fiori e fotografie al cimitero, è solo uno dei tanti pezzi che emergono a distanza di anni. “Non so chi possa averlo scritto”, ha detto la madre di Chiara nell’intercettazione. “Ma ogni volta che torno lì mi chiedo se qualcuno sappia davvero cosa è successo”.
Il fascicolo è ufficialmente chiuso dopo la condanna di Stasi, ma le richieste di nuovi accertamenti – come quella sul DNA di Panzarasa – dimostrano che la voglia di verità è ancora forte. Intanto, tra le vie tranquille di Garlasco e le pagine dei giornali locali, la storia di Chiara continua a far discutere. E quel nome – Marco – resta sospeso, tra cronaca e memoria.
