Il mistero svelato: cosa contenevano i trolley rubati alla moglie di Fabio Capello?

Il mistero svelato: cosa contenevano i trolley rubati alla moglie di Fabio Capello?

Il mistero svelato: cosa contenevano i trolley rubati alla moglie di Fabio Capello?

Matteo Rigamonti

Febbraio 11, 2026

Milano, 11 febbraio 2026 – Quattro persone condannate dal tribunale di Busto Arsizio per aver ricettato i gioielli rubati alla moglie di Fabio Capello. Il furto risale al giugno 2017, proprio fuori dall’aeroporto di Malpensa. Ieri pomeriggio è arrivata la sentenza, che ha accolto le richieste della procura: pene tra due anni e sei mesi e tre anni di carcere. Una vicenda che ha coinvolto, suo malgrado, l’ex allenatore di Milan, Juventus e Real Madrid e sua moglie Laura Ghisi, vittime di una distrazione che è costata cara.

Il furto a Malpensa: un trolley pieno di gioielli sparito nel nulla

Tutto è cominciato una mattina di giugno, quando Fabio Capello e la moglie tornavano dalla Germania. Appena atterrati a Malpensa, si sono diretti al parcheggio. Ma, forse per la fretta o la stanchezza, hanno lasciato un trolley sul marciapiede davanti all’area arrivi. Dentro, c’erano gioielli per oltre 240 mila euro: orologi e bracciali Cartier, un anello Buccellati, collane di perle, pezzi in platino e diamanti. Non mancavano due iPhone, un Apple Watch e persino un piccolo Buddha in corallo.

Solo mentre erano in taxi, diretti a Lugano, Capello si è accorto dell’assenza del bagaglio. Ha chiamato subito l’aeroporto, ma il trolley era già sparito. “Ce ne siamo accorti troppo tardi”, ha raccontato l’ex allenatore agli investigatori. Il trolley era stato preso da un dipendente di un parcheggio privato vicino, che insieme al titolare lo ha portato in azienda e aperto. Davanti a loro, un vero tesoro.

Ricettazione e rete del furto smascherate dai carabinieri

Le indagini dei carabinieri della compagnia di Gallarate hanno rivelato che i due non si sono limitati a tenere il bottino. Hanno cercato di vendere i gioielli sul mercato nero, coinvolgendo altri ricettatori. Le telecamere di sorveglianza dell’aeroporto hanno permesso agli investigatori di seguire i movimenti attorno al trolley abbandonato. “Abbiamo seguito ogni passaggio”, ha spiegato una fonte vicina all’inchiesta. In pochi giorni è stata scoperta tutta la catena.

Nel frattempo, Capello aveva già sporto denuncia. Le perquisizioni tra Varese e Novara hanno portato al recupero di alcuni oggetti, mentre altri – secondo quanto emerso in aula – sono finiti all’estero o smontati per essere venduti pezzo per pezzo.

Condanne e patteggiamenti: il processo si chiude

Al processo, gli imputati hanno scelto strade diverse. Il dipendente del parcheggio ha patteggiato cinque mesi. Il titolare, già accusato anche di aver rubato un’auto custodita nel suo parcheggio, è stato condannato a un anno e 600 euro di multa con rito abbreviato. Gli altri due ricettatori hanno ricevuto pene tra due anni e mezzo e tre anni.

Un quinto uomo, residente nel Novarese, è stato stralciato per competenza territoriale: il suo processo andrà avanti davanti al tribunale di Novara. “Abbiamo agito con rapidità”, ha sottolineato il pubblico ministero durante la requisitoria.

La sicurezza nei parcheggi aeroportuali torna sotto i riflettori

Il caso Capello ha riaperto il dibattito sulla sicurezza nei parcheggi degli aeroporti e sulla gestione degli oggetti smarriti. Molti ricordano ancora la vicenda per il valore del bottino, che non era solo economico ma anche affettivo, e per la velocità con cui il trolley è sparito.

“Non pensavamo potesse succedere proprio lì”, ha confidato una persona vicina alla famiglia Capello. Eppure, in pochi minuti, un semplice errore si è trasformato in una storia giudiziaria durata anni.

Ora, con le condanne arrivate dal tribunale di Busto Arsizio, si chiude almeno il primo capitolo della vicenda. Restano però aperti i dubbi su come sia stato possibile sottrarre un bagaglio così prezioso senza lasciare tracce – almeno fino all’intervento delle forze dell’ordine.