M5s e Avs si oppongono agli odg dei vannacciani: la battaglia contro le armi a Kiev

M5s e Avs si oppongono agli odg dei vannacciani: la battaglia contro le armi a Kiev

M5s e Avs si oppongono agli odg dei vannacciani: la battaglia contro le armi a Kiev

Matteo Rigamonti

Febbraio 11, 2026

Roma, 11 febbraio 2026 – I gruppi di Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno annunciato che voteranno contro gli ordini del giorno presentati dai deputati vicini a Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, che chiedono di bloccare l’invio di armi in Ucraina. La notizia è arrivata questa mattina da fonti parlamentari a Montecitorio, mentre la Camera si prepara al voto su una serie di documenti collegati al decreto legge Ucraina, atteso in Aula nel pomeriggio.

Stop agli aiuti militari: le divergenze nel centrosinistra

Dietro la posizione di M5s e Avs c’è una motivazione chiara: pur condividendo l’idea di fermare il sostegno militare a Kiev, i due gruppi non vogliono appoggiare le proposte di chi fa riferimento a Vannacci. “Le nostre ragioni sono diverse, così come il percorso politico che proponiamo”, ha spiegato un deputato pentastellato, sottolineando che le differenze tra le mozioni non sono affatto marginali.

In particolare, i testi di M5s e Avs – anch’essi in votazione oggi – chiedono di fermare l’invio di armi, ma con motivazioni e riferimenti diversi rispetto a quelli di Futuro Nazionale. “Non possiamo accodarci a chi usa la questione solo per fare propaganda”, ha detto un esponente di Avs, lasciando intendere che il problema non è solo di contenuto, ma anche di metodo.

Il voto sul decreto Ucraina: cosa succede in Aula

Il dibattito si inserisce nel quadro più ampio della discussione sul decreto legge Ucraina, che proroga fino a fine 2026 la possibilità per l’Italia di fornire aiuti militari a Kiev. Il provvedimento, già passato al Senato la settimana scorsa, è ora all’esame della Camera per il via libera definitivo. I lavori sono iniziati questa mattina alle 9.30, con numerosi interventi da parte dei gruppi parlamentari.

Dai resoconti d’Aula emerge che la maggioranza si mostra compatta nel sostenere la linea del governo Meloni, mentre le opposizioni sono divise: alcune chiedono una revisione della strategia, altre – come M5s e Avs – spingono per un cambio netto di rotta. “Non possiamo continuare a inviare armi senza una strategia chiara per la pace”, ha ribadito in Aula il capogruppo M5s Francesco Silvestri.

Reazioni in Aula e tensioni tra i gruppi

La decisione di votare contro gli ordini del giorno vicini a Vannacci ha acceso reazioni contrastanti tra i banchi dell’opposizione. Alcuni deputati di Futuro Nazionale hanno definito “incomprensibile” la scelta di M5s e Avs. “Se davvero vogliono fermare l’invio di armi, dovrebbero appoggiare ogni iniziativa utile”, ha detto un parlamentare vicino a Vannacci durante una pausa dei lavori.

Ma nei corridoi di Montecitorio la linea dei due gruppi resta ferma. “Non è solo questione di risultato finale, ma anche di percorso politico e motivazioni”, ha spiegato una fonte di Avs. Secondo alcuni osservatori, il rischio è una frammentazione ancora più profonda del fronte contrario agli aiuti militari.

Ordini del giorno diversi, ma stesso obiettivo

I documenti di M5s e Avs saranno messi al voto nel pomeriggio. Le bozze chiedono la sospensione immediata dell’invio di armi e l’avvio di un’iniziativa diplomatica europea per il cessate il fuoco. Diversa invece l’impostazione degli ordini del giorno legati a Futuro Nazionale, che puntano su motivazioni legate alla sicurezza interna e alla neutralità italiana.

“Non possiamo accettare che la politica estera venga piegata a logiche interne”, ha detto un deputato M5s poco prima dell’inizio della seduta. La votazione è prevista intorno alle 18.30, quando l’Aula sarà chiamata a esprimersi su tutti i documenti.

Cosa succede adesso: il futuro del decreto e il clima in Parlamento

Il voto sugli ordini del giorno è solo uno dei passaggi chiave nella discussione sul ruolo dell’Italia nella crisi ucraina. Nei prossimi giorni, il decreto dovrà essere convertito in legge entro fine mese. Intanto, il clima tra i gruppi resta teso. “Serve chiarezza sulle responsabilità e sulle scelte che ci aspettano”, ha detto un esponente della maggioranza.

Solo allora si capirà se prevarrà la linea della prudenza o quella della rottura nella politica estera italiana. Per ora, le posizioni restano lontane e il dibattito sull’invio di armi continua a spaccare l’Aula.