Roma, 11 febbraio 2026 – Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha riacceso il dibattito sull’obbligatorietà dell’azione penale durante un’intervista a “La Torre e il Cavallo” su Rai3, mettendo in guardia sul rischio che l’attuale sistema si trasformi in una gestione a discrezione dei singoli pm. “Non dico che vada abolita – ha chiarito Nordio – ma oggi è diventata arbitraria. Ogni pm decide come vuole, serve una linea chiara e uguale per tutti”. Parole che rimettono al centro uno dei punti più delicati della riforma della giustizia.
Azione penale, tra caos e arbitrarietà
Per il ministro, la quantità di fascicoli che ogni giorno arriva in procura rende quasi impossibile applicare la legge in modo uniforme. “Con così tanti processi da seguire – ha detto – ogni pm sceglie in base alle sue priorità”. Il pericolo, avverte Nordio, è quello di una “Repubblica delle procure”, dove in ogni città e ufficio valgono regole diverse. Una situazione che rischia di minare la coerenza del sistema giudiziario su tutto il territorio nazionale.
Nordio ha ricordato che già ai tempi della Bicamerale guidata da Massimo D’Alema si era pensato di affidare al Parlamento il compito di stabilire le priorità nell’azione penale. “L’idea era che il Parlamento desse una direttiva precisa”, ha detto. Oggi però il ministro apre ad altre possibilità: “Potrebbe farlo un organismo condiviso, magari lo stesso Consiglio superiore della magistratura”, ha suggerito, parlando di un possibile lavoro comune.
Magistratura e riforme: un rapporto difficile
Durante l’intervista, Nordio non ha risparmiato critiche alla magistratura, accusata di aver spesso bloccato le riforme necessarie al sistema giudiziario italiano. “Più che proporre leggi, la magistratura ha ostacolato tante riforme indispensabili”, ha detto. Un chiaro riferimento alle difficoltà incontrate dalla riforma Cartabia, varata nel 2022 ma ancora in discussione e con molte resistenze dentro il mondo giudiziario.
Secondo il ministro, la mancanza di una linea chiara sulle priorità rischia di rallentare ancora di più i tribunali. “Anche la Cartabia ha trovato molte resistenze”, ha aggiunto, sottolineando i problemi che frenano le ultime iniziative in materia di giustizia.
La politica si spacca sulla riforma
Le parole di Nordio arrivano in un momento in cui la questione della riforma della giustizia è tornata al centro del dibattito politico. Nei palazzi di Montecitorio e Palazzo Madama, la scelta delle priorità nell’azione penale divide maggioranza e opposizione. Da un lato, la maggioranza chiede “regole chiare e uguali per tutti”. Dall’altro, l’opposizione teme un eccessivo controllo politico sui magistrati.
Il Consiglio superiore della magistratura, indicato da Nordio come possibile soggetto regolatore, non ha ancora preso posizione ufficiale. Tra i togati però non mancano dubbi: “Serve un equilibrio tra autonomia della magistratura e indirizzo democratico”, ha detto un consigliere che ha preferito restare anonimo.
Magistrati divisi tra autonomia e omogeneità
Nel frattempo, tra i magistrati cresce il timore che una direttiva troppo rigida possa limitare l’indipendenza delle procure. Alcuni sostituti procuratori di Milano e Napoli, intervistati da alanews.it, hanno espresso preoccupazione per un intervento dall’alto: “Non si può ridurre tutto a una lista di priorità decisa da fuori”, ha spiegato uno di loro. Altri invece ammettono che serve più uniformità: “Oggi le differenze tra uffici sono troppo evidenti”, ha riconosciuto un collega romano.
Il dibattito resta aperto. Nei prossimi giorni sono attese nuove prese di posizione sia dalla politica sia dalla magistratura. Intanto, la questione dell’obbligatorietà dell’azione penale e di come si deve applicare continua a dividere e a far discutere il sistema giudiziario italiano.
