Milano, 11 febbraio 2026 – Il prezzo del petrolio ha iniziato la giornata in rialzo sui mercati internazionali, segnando un nuovo capitolo in quella che da mesi è una storia seguita con attenzione da analisti e operatori. Alle 9.30 ora italiana, il contratto WTI con consegna a marzo ha toccato i 64,36 dollari al barile, in crescita dello 0,63% rispetto alla chiusura di ieri. Nel frattempo, il Brent, punto di riferimento per l’Europa, ha superato i 69,18 dollari al barile, guadagnando lo 0,55%. Dietro a questo movimento, secondo gli addetti ai lavori di Piazza Affari e delle principali borse europee, ci sono tanto le tensioni geopolitiche quanto le attese sulle prossime decisioni dell’OPEC+.
Petrolio in rialzo tra tensioni in Medio Oriente e attesa per l’OPEC+
Il rialzo di oggi arriva in un momento carico di incertezze. Da una parte, le tensioni in Medio Oriente, specialmente tra Iran e Israele, continuano a far salire la tensione sui mercati. “Ogni segnale di instabilità nell’area si riflette subito sulle quotazioni”, spiega un analista di una banca d’affari milanese. Dall’altra, si rincorrono le voci su possibili tagli alla produzione da parte dell’OPEC+, che hanno dato ulteriore spinta ai prezzi.
Fonti vicine al cartello dei produttori parlano di una possibile riunione straordinaria nei prossimi giorni. L’obiettivo sarebbe fare il punto sulla domanda globale e valutare se servono aggiustamenti nell’offerta. Già nelle prime ore di contrattazione, questa ipotesi ha acceso la volatilità sui mercati.
Domanda e scorte: i numeri che spingono il prezzo
Non sono solo le tensioni geopolitiche a influenzare il prezzo del petrolio. Gli ultimi dati dell’Energy Information Administration degli Stati Uniti hanno mostrato un calo delle scorte di greggio più marcato del previsto: nella settimana chiusa il 7 febbraio, le riserve sono scese di circa 3 milioni di barili. Un segnale, secondo gli operatori, di una domanda interna più forte del previsto.
“Il calo delle scorte indica una ripresa nei consumi industriali e nei trasporti”, commenta un trader della City di Londra. Restano però alcuni dubbi sull’andamento dell’economia cinese: Pechino ha appena rivisto al ribasso le previsioni di crescita per il primo trimestre del 2026, creando incertezza sulla tenuta della domanda in Asia.
Impatto sui mercati e sulle tasche degli italiani
L’aumento del prezzo del petrolio si riflette subito anche sulle borse e sulle valute dei Paesi esportatori. A Milano, il titolo Eni ha aperto in leggero rialzo (+0,4% alle 10.15), mentre a Londra BP e Shell hanno registrato andamenti simili. Gli operatori spiegano che “ogni variazione nelle quotazioni porta a rapide modifiche nei portafogli degli investitori istituzionali”.
Per chi si ferma alla pompa di benzina, però, il rischio è un aumento dei prezzi nelle prossime settimane. Secondo le associazioni dei consumatori italiane, un dollaro in più al barile può tradursi in circa 1,5 centesimi in più al litro per benzina e diesel. “Siamo preoccupati per l’effetto a catena che questi aumenti possono avere sulle famiglie”, avverte Massimiliano Dona dell’Unione Nazionale Consumatori.
Il futuro del petrolio: tra prudenza e incertezze
Gli esperti restano cauti sul futuro a medio termine. Da un lato, la domanda globale sembra stabile, almeno in Europa e negli Stati Uniti. Dall’altro, pesano i timori legati alla crescita cinese e a possibili nuove tensioni geopolitiche. “Il mercato è molto reattivo alle notizie”, ammette un esperto del settore intervistato da alanews.it.
Solo nelle prossime settimane si capirà se il rialzo dei prezzi del petrolio continuerà o se prevarranno le spinte al ribasso, legate a un possibile rallentamento dell’economia mondiale. Intanto, tutti gli occhi restano puntati sulle mosse dell’OPEC+ e sugli sviluppi internazionali.
