Roma, 11 febbraio 2026 – Un sacerdote di 63 anni, Giuseppe M., conosciuto tra i fedeli come don Pino e originario di un piccolo paese in provincia di Cosenza, ha patteggiato una condanna a un anno e quattro mesi per tentata rapina e lesioni ai danni della sua ex amante, una donna romana di 70 anni. Il fatto risale a settembre 2021, quando il prete – oggi cappellano in un ospedale vicino a Padova – si era presentato a casa della donna, aggredendola con un lingotto d’argento nel tentativo di portarle via i gioielli custoditi in cassaforte.
Aggressione in un appartamento a Roma
Secondo gli investigatori, tutto è successo in un appartamento nella zona ovest di Roma, nel primo pomeriggio. La relazione tra don Pino e la donna si era conclusa da tempo, ma lui si sarebbe presentato con l’intento di ottenere un “ingiusto profitto”, come scritto nel capo d’imputazione. Gli atti parlano di un attacco improvviso: strattoni, colpi ripetuti alla testa con il lingotto d’argento e la costrizione a aprire la cassaforte. Oro e altri oggetti preziosi sono stati gettati sul letto e messi in una busta di plastica.
La vittima ha riportato ferite a un braccio, al volto, al cuoio capelluto e al collo. “Non capivo cosa stesse succedendo”, ha detto agli agenti del XIII Distretto Aurelio. Tra dolore e confusione, è riuscita a chiamare il figlio.
La fuga mancata e l’intervento dei soccorsi
La rapina è fallita. Il figlio, allarmato dalla chiamata della madre – interrotta bruscamente quando il sacerdote le ha strappato il cellulare e lo ha scaraventato a terra – è arrivato in fretta nell’appartamento. Don Pino stava ancora cercando di prendere i gioielli. L’arrivo improvviso del ragazzo lo ha costretto a fuggire, ma è stato bloccato poco dopo dalla polizia.
Sul posto sono arrivati gli agenti e un’ambulanza del 118. La donna è stata portata in ospedale e dimessa con una prognosi di sette giorni per le contusioni. “È stato un incubo”, ha raccontato ai medici. Gli investigatori hanno raccolto testimonianze e trovato evidenti segni della colluttazione nell’appartamento.
Indagini e processo
Dopo l’aggressione, la denuncia è partita d’ufficio: essendo un reato procedibile senza querela, le indagini sono andate avanti anche quando la donna ha cercato di ritirare la denuncia. Forse per il legame sentimentale che li univa un tempo, o per paura delle conseguenze pubbliche – spiegano fonti vicine alla famiglia – la vittima aveva provato a trovare una soluzione meno dolorosa. Ma il procedimento è proseguito.
Durante il processo, don Pino ha mostrato segni di pentimento. Prima della sentenza, ha risarcito la donna con quattromila euro. La 70enne ha deciso di devolvere tutto in beneficenza all’ospedale Bambino Gesù di Roma. “Non voglio niente da lui”, avrebbe detto ai suoi amici più stretti.
Il patteggiamento e le reazioni della comunità
Ieri mattina, davanti al giudice, il sacerdote ha chiesto di patteggiare la pena. “Chiedo solo che questa richiesta venga accolta”, ha detto rivolgendosi al pubblico ministero. Il tribunale ha approvato la condanna a un anno e quattro mesi.
Don Pino, che negli ultimi mesi aveva continuato a pubblicare video su YouTube dove commentava il Vangelo – “Abbiamo tutti un cuore inquieto quasi ogni giorno dell’anno”, diceva in uno degli ultimi filmati – non ha rilasciato dichiarazioni dopo la sentenza. Dall’ospedale dove lavora come cappellano non sono arrivate note ufficiali.
La vicenda ha scosso la comunità e i fedeli che lo conoscevano da anni. “Non avremmo mai immaginato una cosa del genere”, ha ammesso una parrocchiana contattata nel pomeriggio. Ora resta l’amarezza per una storia che ha lasciato ferite profonde su entrambe le persone coinvolte.
