Stellantis sotto pressione: Moody’s e S&P abbassano il rating

Stellantis sotto pressione: Moody's e S&P abbassano il rating

Stellantis sotto pressione: Moody's e S&P abbassano il rating

Giada Liguori

Febbraio 11, 2026

Milano, 11 febbraio 2026 – Una giornata difficile per Stellantis. Le agenzie di rating Moody’s e S&P hanno abbassato il giudizio sul gruppo guidato da Carlos Tavares. La decisione è arrivata lunedì mattina, a pochi giorni dalla pubblicazione dei risultati preliminari del 2025. Un segnale che, secondo gli esperti, indica un futuro meno brillante per la redditività e i flussi di cassa del colosso nato dalla fusione tra FCA e PSA.

Moody’s taglia il rating: utili e cassa sotto la lente

Moody’s ha portato il rating di Stellantis a Baa3, mantenendo un outlook stabile. In una nota diffusa alle 9:30, l’agenzia ha spiegato che la decisione arriva dopo i risultati preliminari del 2025, che mostrano margini più stretti e una generazione di cassa più debole del previsto. Fonti vicine al dossier confermano che i numeri comunicati dal gruppo sono meno incoraggianti rispetto alle stime fatte solo pochi mesi fa.

Il taglio del rating non ha colto del tutto di sorpresa gli addetti ai lavori. Da settimane circolavano voci di una possibile revisione, complici il rallentamento della domanda in Europa e le difficoltà legate alla svolta verso l’elettrico. “La concorrenza resta agguerrita”, spiega un analista milanese con anni di esperienza sul titolo Stellantis. “E i mercati volatili non aiutano”.

S&P abbassa a BBB-: margini a rischio, outlook negativo

Subito dopo Moody’s, anche S&P Global Ratings ha rivisto al ribasso il rating, portandolo a BBB- da BBB, con un outlook negativo. Nella nota ufficiale, S&P punta il dito su diversi fattori: “L’outlook negativo riflette il rischio che la forte concorrenza, l’aumento delle vendite di veicoli elettrici in Europa — che mettono sotto pressione i margini — e una ripresa più lenta del previsto o costi più alti in Nord America possano impedire a Stellantis di raggiungere un margine Ebitda rettificato intorno al 7% e un flusso di cassa operativo libero superiore all’1% delle vendite entro fine 2027”.

In pratica, la società si trova davanti a una serie di ostacoli che potrebbero limitare la sua capacità di fare utili e generare liquidità nei prossimi anni. E la menzione dei costi in Nord America non è casuale: negli ultimi mesi, Stellantis ha dovuto affrontare negoziati sindacali complicati negli Stati Uniti e in Canada, con impatti tangibili sui conti.

Mercato auto in frenata e corsa all’elettrico

Il downgrade arriva in un momento critico per il settore auto europeo. I dati Acea aggiornati a gennaio 2026 parlano chiaro: la domanda di auto nuove rallenta nei principali mercati del continente. Contemporaneamente, la spinta verso l’elettrico — dettata dalle normative europee sulle emissioni — sta erodendo i margini delle case tradizionali. Stellantis, che nel 2025 ha lanciato nuovi modelli a batteria tra Torino, Sochaux e Detroit, deve ora fare i conti con investimenti pesanti e ritorni ancora incerti.

“Passare all’elettrico è inevitabile, ma costa caro”, confida un dirigente del settore incontrato ieri a Milano durante un evento. “I margini sono sotto pressione e la concorrenza asiatica si fa sentire”.

Borsa in calo, mercato in attesa

A Piazza Affari, il titolo Stellantis ha aperto in ribasso, scendendo a circa 17 euro intorno alle 10:15. Gli operatori restano cauti. “Il mercato aspetta di capire se arriveranno nuove strategie o tagli ai costi”, dice un trader di Milano. Nessun commento ufficiale dal quartier generale del gruppo, ma fonti interne parlano di “massima attenzione” sulla gestione della liquidità.

Gli occhi ora sono puntati sulle prossime trimestrali e sulle mosse del management. Moody’s e S&P sottolineano che mantenere un margine Ebitda vicino al 7% sarà fondamentale per evitare ulteriori ribassi. Un traguardo tutt’altro che scontato, viste le condizioni attuali.

Il futuro di Stellantis: tra Europa e Nord America

Il cammino di Stellantis nei prossimi mesi si giocherà su più fronti: dalla tenuta delle vendite in Europa all’efficienza degli stabilimenti in Nord America. Gli investitori chiedono chiarezza sulle strategie per contrastare la concorrenza cinese e rispettare i nuovi standard ambientali. Nel frattempo, le agenzie di rating restano in allerta. Il gruppo dovrà dimostrare, presto, di saper navigare in acque sempre più difficili.