Ue avverte: le azioni di Israele in Cisgiordania violano il diritto internazionale

Ue avverte: le azioni di Israele in Cisgiordania violano il diritto internazionale

Ue avverte: le azioni di Israele in Cisgiordania violano il diritto internazionale

Matteo Rigamonti

Febbraio 11, 2026

Bruxelles, 11 febbraio 2026 – Le nuove misure adottate dal gabinetto di sicurezza israeliano in Cisgiordania scatenano la dura reazione dell’Unione Europea. Ieri sera, in una nota congiunta, l’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas e le commissarie Hadja Lahbib (Gestione delle crisi) e Dubravka Suica (Mediterraneo) hanno bollato le decisioni di Tel Aviv come “controproducenti e in contrasto con il diritto internazionale”. L’allarme arriva in un momento delicato, mentre la comunità internazionale prova a far ripartire il dialogo tra israeliani e palestinesi.

Europa in allarme: a rischio la stabilità della regione

Da Bruxelles arriva un avvertimento chiaro: le nuove misure israeliane potrebbero “minare gli sforzi internazionali per stabilizzare e far avanzare il processo di pace”. La nota, diffusa poco dopo le 18, riflette una crescente preoccupazione tra i partner europei. Negli ultimi giorni, infatti, la tensione in Cisgiordania è tornata a salire, con episodi di violenza e nuove restrizioni imposte da Israele su insediamenti e movimenti.

“Chiediamo a tutte le parti di evitare azioni unilaterali che alzano la tensione e rendono più difficile trovare una soluzione negoziata”, si legge ancora nel comunicato. L’appello di Bruxelles vuole contribuire a calmare gli animi e riportare il confronto sulla strada della diplomazia. Ma tra le cancellerie europee cresce la paura che la situazione possa sfuggire di mano.

Le misure di Tel Aviv e il quadro internazionale

Il pacchetto di misure varato dal gabinetto di sicurezza israeliano – secondo quanto riportano i media locali – prevede nuove limitazioni agli spostamenti dei palestinesi in alcune zone della Cisgiordania e un controllo più rigido sugli insediamenti. I dettagli non sono stati resi pubblici, ma fonti vicine al governo parlano di “azioni necessarie per garantire la sicurezza”.

La reazione europea non si è fatta attendere. “Queste scelte rischiano di compromettere i progressi fatti finora dalla comunità internazionale”, ha detto un funzionario Ue, che ha preferito restare anonimo. Il riferimento è ai tentativi, portati avanti soprattutto da Stati Uniti, Unione Europea e Nazioni Unite, di rilanciare i negoziati tra Israele e Autorità Nazionale Palestinese.

Reazioni sul campo e prospettive per la pace

La presa di posizione europea ha trovato il favore dell’Autorità Palestinese, che nelle ultime ore ha chiesto un intervento più deciso della comunità internazionale. “Serve una vera pressione su Israele per far rispettare il diritto internazionale”, ha detto un portavoce del presidente Mahmoud Abbas. Dall’altra parte, il governo israeliano non ha ancora risposto ufficialmente alla nota di Bruxelles, ma alcuni esponenti della maggioranza hanno difeso la linea dura del gabinetto di sicurezza.

Intanto, sul terreno, la situazione resta tesa. A Ramallah, nel primo pomeriggio, piccoli gruppi di manifestanti si sono radunati davanti alla sede dell’Onu per chiedere la fine delle restrizioni. La polizia palestinese ha presidiato la zona fino a sera, senza incidenti rilevanti. “La gente è stanca di vivere nell’incertezza”, ha raccontato Ahmed, 32 anni, insegnante in una scuola locale.

L’Europa in prima linea: quale futuro per il processo di pace?

L’Unione Europea ribadisce il suo sostegno a una soluzione negoziata del conflitto israelo-palestinese. “Solo parlando si può arrivare a una pace duratura”, ha sottolineato Kaja Kallas in una recente intervista alla radio pubblica belga. Bruxelles resta uno dei protagonisti più attivi nei tentativi di mediazione: negli ultimi mesi ha organizzato diversi incontri informali tra israeliani e palestinesi, anche se finora i risultati sono stati limitati.

Per alcuni osservatori, la nuova crisi rischia di allontanare ancora di più le parti. “Ogni mossa unilaterale complica il quadro”, ha spiegato un diplomatico europeo con esperienza nella regione. Eppure, tra le pieghe della diplomazia internazionale, resta un piccolo spiraglio: la speranza che la pressione congiunta di Stati Uniti ed Europa possa far tornare Israele e Palestina al tavolo dei negoziati. Ma, per ora, la strada è in salita.