Amnistia in Venezuela: il procuratore generale chiede di includere Maduro

Amnistia in Venezuela: il procuratore generale chiede di includere Maduro

Amnistia in Venezuela: il procuratore generale chiede di includere Maduro

Matteo Rigamonti

Febbraio 12, 2026

Caracas, 12 febbraio 2026 – Il procuratore generale del Venezuela, Tarek Saab, ha oggi espresso la speranza che la nuova legge di amnistia per i prigionieri politici, ora all’esame dell’Assemblea nazionale, possa finalmente portare a un Paese “pacificato al 100%”, includendo anche l’ex presidente Nicolas Maduro. Lo ha detto in un’intervista all’agenzia France Press, in un momento delicato per la politica venezuelana, segnata da forti tensioni interne e pressioni dall’estero.

Amnistia in arrivo: cosa c’è sul tavolo e il caso Maduro

Il disegno di legge, che potrebbe essere approvato già nelle prossime ore dal Parlamento di Caracas, prevede un’amnistia generale per centinaia di detenuti politici. Saab l’ha definita “un gesto umanitario, storico e senza precedenti”. La proposta arriva dopo settimane di trattative serrate tra i principali partiti e la comunità internazionale. Al centro del dibattito c’è la posizione di Maduro, deposto e arrestato il 3 gennaio scorso durante un’incursione militare statunitense nella capitale.

Maduro è ora detenuto a New York, in attesa di processo per traffico internazionale di droga. Il suo destino è ancora incerto. La vicepresidente Delcy Rodríguez, che ha preso in mano il governo con il consenso del presidente americano Donald Trump, ha chiesto che l’ex leader chavista venga incluso nell’amnistia. “Meritiamo la pace, tutto deve passare dal dialogo”, ha detto Saab, sottolineando che la riconciliazione nazionale passa anche dalla sorte di Maduro.

Prigionieri politici: i numeri e le reazioni

Negli ultimi giorni il governo venezuelano ha iniziato a liberare diversi prigionieri politici. Secondo l’ong Foro Penal, da inizio febbraio sono state scarcerate oltre 400 persone. Però, molti restano ancora in carcere. Le associazioni per i diritti umani chiedono chiarezza sulle procedure e garanzie per chi è ancora detenuto. “Non basta liberare qualche nome famoso – spiega Alfredo Romero, direttore di Foro Penal – serve un impegno serio per chiudere davvero questa pagina”.

Le famiglie dei detenuti accolgono con prudenza le prime scarcerazioni. A Caracas, in quartieri come Plaza Bolívar e Catia, piccoli gruppi si sono radunati davanti alle carceri in attesa di notizie. “Mio fratello è dentro da due anni – racconta una donna fuori dal carcere El Helicoide – non sappiamo se sarà tra quelli che usciranno oggi”. Il clima resta teso, anche se la prospettiva dell’amnistia ha acceso una speranza diffusa nella società civile.

Il peso degli Stati Uniti e della comunità internazionale

La situazione venezuelana è sotto stretta osservazione di Washington e delle principali capitali occidentali. L’arresto di Maduro da parte delle forze americane ha segnato un cambio di passo nei rapporti tra i due Paesi. Donald Trump, che sostiene apertamente la transizione guidata da Delcy Rodríguez, ha definito la legge di amnistia “un passo necessario verso la stabilità”. Fonti diplomatiche europee confermano che Bruxelles segue con attenzione e valuta possibili iniziative a sostegno della riconciliazione.

Intanto, a New York, il processo contro Maduro si preannuncia lungo e complicato. I suoi avvocati hanno chiesto che si consideri la possibilità di un suo rientro in Venezuela se la legge di amnistia verrà approvata. La decisione sarà dei giudici federali americani, ma il dibattito resta aperto anche sul piano politico.

Futuro incerto: cosa aspettarsi

Oggi potrebbe essere un giorno decisivo per il Venezuela. Se l’Assemblea nazionale approverà la legge nelle prossime ore, si aprirà una nuova fase per il Paese. Resta da vedere come reagiranno le opposizioni e soprattutto le forze armate, storicamente legate al chavismo. “Solo allora – confida un funzionario del governo – capiremo se questa sarà davvero la svolta che tutti aspettano”.

Per ora, tra speranze e timori, Caracas segue con attenzione i lavori parlamentari. La speranza, ripetuta più volte da Tarek Saab, è che la pacificazione nazionale non resti solo un’idea, ma diventi realtà concreta nei prossimi giorni.