Roma, 12 febbraio 2026 – La riforma del regolamento della Camera dei Deputati è pronta a sbarcare in Aula. Lunedì, secondo il calendario ufficiale, prenderà il via la discussione generale. Il voto, invece, potrebbe arrivare già martedì. Un passaggio molto atteso, che porta con sé novità importanti, soprattutto sul fronte dei cambi di gruppo parlamentare. Negli ultimi anni, questo tema ha acceso più di un dibattito tra i banchi di Montecitorio.
Cambi di casacca: arriva la stretta sui contributi
La modifica più chiacchierata riguarda proprio i cosiddetti cambi di casacca. Finora, quando un deputato lasciava il suo gruppo per entrarne un altro, tutta la quota dei contributi parlamentari – che si calcola in base al numero degli iscritti – passava automaticamente al nuovo gruppo. Da oggi, con la nuova norma, solo il 50% di quella quota seguirà il deputato; l’altra metà resterà invece al gruppo di provenienza. Una scelta pensata per “disincentivare i passaggi”, come ha spiegato un membro della Giunta per il Regolamento che ha lavorato sul testo nelle ultime settimane.
Decadenza dalle cariche interne per chi cambia gruppo
Non si parla solo di soldi. La riforma introduce anche una norma che prevede la decadenza automatica da quasi tutte le cariche negli organi interni, come l’Ufficio di presidenza e le Commissioni, nel caso in cui un deputato cambi gruppo. L’unica eccezione riguarda il Presidente della Camera, che potrà restare in carica anche dopo il passaggio a un altro gruppo. Una scelta che, secondo fonti parlamentari, punta a dare più stabilità agli organi interni e a mantenere più coerenza politica nelle cariche istituzionali.
Fiducia, tempi più stretti
Tra le altre novità c’è anche la possibilità di superare le 24 ore di attesa tra la decisione di porre la fiducia e il voto in Aula. Oggi il regolamento impone un giorno di pausa tra questi due momenti. Con la nuova norma, questa finestra potrà essere ridotta o addirittura eliminata, permettendo così di snellire le procedure nei momenti di urgenza legislativa.
Opposizioni più tutelate
Un altro punto chiave riguarda lo statuto delle opposizioni. La riforma mette sul piatto una serie di garanzie formali per i gruppi di minoranza, con l’obiettivo – si legge nella relazione tecnica – di “rafforzare il ruolo delle opposizioni nella dialettica parlamentare”. Tra le misure allo studio ci sono tempi certi per discutere le proposte di legge presentate dalle opposizioni e più spazio negli organi collegiali.
Il percorso della riforma e le reazioni
Il testo nasce da un lavoro iniziato mesi fa in Commissione Affari Costituzionali, poi passato al vaglio della Giunta per il Regolamento. L’accordo finale è arrivato dopo una serie di incontri tra i rappresentanti dei principali gruppi parlamentari. “È un passo avanti verso una Camera più trasparente ed efficiente”, ha detto ieri sera il vicepresidente Sergio Costa (M5S). Dal Partito Democratico, invece, sottolineano che “le nuove regole renderanno più difficile il trasformismo”.
Non mancano però le critiche. Alcuni deputati di minoranza dubitano dell’efficacia delle misure anti-cambio di casacca. “Potremmo finire per penalizzare chi fa scelte politiche legittime”, ha osservato un esponente di Azione durante una riunione informale a Montecitorio.
La riforma partirà dalla prossima legislatura
La riforma entrerà in vigore solo con la prossima legislatura, come previsto da un articolo transitorio inserito nel testo. Una decisione pensata per non toccare gli equilibri attuali e per dare il tempo ai gruppi parlamentari di adattarsi alle nuove regole. Lunedì alle 10 si aprirà la discussione generale in Aula, mentre martedì potrebbe arrivare il voto finale.
Nel frattempo, a Montecitorio si respira un’aria di attesa. Nei corridoi si incrociano deputati impegnati a consultare le ultime bozze del regolamento. I capigruppo intanto preparano gli interventi per una delle riforme più delicate degli ultimi anni.
