Venezia, 12 febbraio 2026 – Il Carnevale italiano resta uno degli eventi più attesi dell’anno, capace di trasformare città come Venezia, Viareggio, Ivrea, Fano, Putignano e Sciacca in veri e propri poli di attrazione turistica ed economica. Secondo un’indagine della Cna, diffusa in anteprima, tra giovedì grasso e martedì grasso sono attesi quasi 2 milioni di visitatori. Un flusso che muove oltre 1,5 miliardi di euro, tra pernottamenti, indotto e consumi legati alle tradizioni carnevalesche.
Carnevale, il traino del turismo fuori stagione
Le stime della Confederazione Nazionale dell’Artigianato parlano chiaro: il Carnevale è una vera spinta per il turismo fuori stagione. Solo tra pernottamenti e indotto, il giro d’affari supera i 500 milioni di euro. Sempre più turisti stranieri scelgono queste feste, e in molte località ormai rappresentano oltre la metà degli arrivi. “Vediamo un interesse crescente da Francia, Germania e Stati Uniti”, spiega un operatore veneziano. Le prenotazioni negli hotel sono partite già a dicembre, con i picchi nelle settimane centrali di febbraio.
Venezia e Viareggio: le regine del Carnevale
Venezia resta la regina indiscussa. Qui il movimento economico supera i 200 milioni di euro. Le calli si riempiono di maschere fin dal mattino, mentre piazza San Marco diventa il cuore della festa. Dietro, c’è Viareggio: la città toscana dei carri allegorici muove circa 80 milioni di euro. Numeri importanti anche per altre località simbolo come Ivrea, dove la storica Battaglia delle Arance richiama migliaia di persone, e poi Fano, Putignano, Cento, Acireale, Sciacca, Sappada e Mamoiada. Qui le amministrazioni hanno rinforzato sicurezza e trasporti per gestire il grande afflusso.
Dolci di Carnevale: un mercato da 900 milioni
Il Carnevale non è solo maschere e sfilate: è anche una festa di dolci tipici, con un giro d’affari vicino ai 900 milioni di euro. Le chiacchiere – chiamate frappe nel Lazio, cenci in Toscana, bugie in Liguria, crostoli in Veneto e Friuli Venezia Giulia – sono ormai un simbolo nazionale. Si trovano già dalla metà di gennaio nei negozi e nei supermercati. “La domanda cresce ogni anno”, racconta una pasticcera milanese. In Lombardia, Piemonte, Campania e Sicilia le varianti si moltiplicano, mentre in Emilia e Romagna vanno per la maggiore ciarline e fiocchetti. Insomma, il Carnevale si gusta anche a tavola.
Maschere e costumi: un business di famiglia
Nel grande giro d’affari del Carnevale, le maschere sono sempre le protagoniste. Dai classici Arlecchino, Pulcinella e Colombina ai costumi ispirati ai personaggi dei cartoni animati più amati dai bambini – sono circa 8 milioni i piccoli che festeggiano nelle scuole dell’infanzia e elementari – il mercato vale complessivamente 180 milioni di euro. “Ogni anno cambiano le mode: quest’anno vanno forte supereroi e principesse”, racconta una commerciante di Viareggio. Le famiglie ci tengono, investono e scelgono con cura il costume giusto, spesso comprato online o nei negozi specializzati.
Carnevale, una festa che unisce l’Italia
Da nord a sud, il Carnevale coinvolge intere comunità. A Ivrea la battaglia delle arance è già cominciata tra coriandoli e bandiere. A Putignano i carri sfilano tra musica e balli. A Sciacca le maschere tradizionali animano il centro storico. Dietro la festa, però, c’è un sistema economico complesso che sostiene artigiani, ristoratori, albergatori e commercianti. “Il Carnevale è una risorsa per tutti”, sottolinea il presidente della Cna Daniele Vaccarino. Solo così si capisce quanto questa tradizione sia radicata nel tessuto sociale ed economico del Paese.
In queste settimane – tra frappe calde e coriandoli colorati – l’Italia riscopre il piacere della festa condivisa. E il Carnevale, ancora una volta, è molto più di una semplice ricorrenza: è un motore economico che unisce territori diversi con creatività e convivialità.
