Crans-Montana, 12 febbraio 2026 – Nessuno dei quattro estintori nel locale interrato Constellation di Crans-Montana è stato usato durante il devastante incendio di Capodanno. Quel rogo ha causato la morte di 41 persone e ferito altre 115. Il dettaglio è emerso oggi, mercoledì 12 febbraio, durante l’interrogatorio a Sion di Jacques Moretti, proprietario del disco-bar. Moretti è indagato, insieme alla moglie Jessica Maric, per la strage che ha scosso la località svizzera. “Nessuno li ha usati perché tutti pensavano solo a scappare”, ha detto Moretti ai magistrati. Quella notte, lui non si trovava nel locale.
Cartelli assenti e segnaletica che non funziona
Dalle prime perizie tecniche è saltato fuori un altro problema: i cartelli catarifrangenti che avrebbero dovuto indicare dove si trovavano gli estintori non si vedevano. “Non ricordo di averli visti”, ha ammesso Moretti, aggiungendo che i cartelli erano attaccati con nastro biadesivo, ma si staccavano facilmente quando passavano le persone. “Ho controllato anche qui, nel palazzo dove siamo ora: si staccano ancora”, ha spiegato, sottolineando un problema che si ripete nella gestione della segnaletica di sicurezza.
Secondo gli inquirenti, la mancanza di segnali chiari potrebbe aver alimentato il panico e reso più difficile trovare gli estintori nei momenti concitati dell’evacuazione. Le indagini ora cercano di capire se questo difetto abbia pesato sulla gravità della tragedia.
Un incontro a porte chiuse con la madre delle vittime
Durante una pausa dell’interrogatorio, Jacques Moretti e Jessica Maric hanno avuto un incontro privato con Leila Micheloud, madre di due ragazze rimaste ferite nel rogo. Il colloquio si è svolto in un’aula del campus universitario di Sion, lontano dai riflettori. “Non posso dire cosa si sono detti”, ha spiegato Sébastien Fanti, avvocato della signora Micheloud, “ma è stato un momento intenso, umano e semplice”. Parole che per ora restano confidenziali.
La presenza dei proprietari davanti ai familiari delle vittime ha aggiunto un tocco umano a una vicenda che, oltre ai numeri e alle responsabilità legali, continua a lasciare un segno profondo nella comunità locale e tra i parenti dei giovani coinvolti.
Sequestrati i telefoni: la caccia ai dati digitali
Intanto, la Procura di Roma ha ordinato il sequestro dei telefoni cellulari di tutti i giovani italiani morti o feriti nell’incendio di Crans-Montana. Il pubblico ministero Stefano Opilio, che coordina l’inchiesta per disastro colposo, omicidio plurimo colposo e lesioni aggravate, sta raccogliendo i dispositivi per una prossima analisi forense.
Nel decreto firmato dal pm si parla di tredici telefoni individuati finora, che potrebbero contenere foto, video e chat della notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio. Materiale utile a ricostruire cosa è successo e a chiarire le responsabilità. “Non risulta, allo stato, che le autorità svizzere abbiano disposto il sequestro dei telefoni cellulari delle persone coinvolte”, si legge nel documento. Gli inquirenti italiani sperano che i dati digitali diano dettagli importanti sulle condizioni del locale e sulle reazioni di chi era dentro nei momenti decisivi.
Sicurezza al vaglio: le domande restano
Molte domande restano aperte sulle condizioni di sicurezza del Constellation. Le testimonianze raccolte finora, compresa quella dell’ex capo della sicurezza del locale, hanno messo in luce mancanze nei controlli e nella formazione del personale. Jessica Moretti, nei giorni scorsi, ha detto di vivere “in isolamento” dopo la tragedia e ha denunciato la diffusione di “tante bugie” sulla gestione del locale.
Le analisi forensi sui telefoni sequestrati dovrebbero mettere insieme i pezzi del puzzle. Solo allora si potrà capire davvero cosa ha causato la tragedia e chi, eventualmente, è responsabile. Nel frattempo, la comunità di Crans-Montana resta sospesa tra dolore e attesa.
