Roma, 12 febbraio 2026 – Nel 2025, in Italia sono nate 500.341 nuove partite Iva, con un leggero aumento dello 0,4% rispetto all’anno prima. A diffondere i numeri è stato oggi l’Osservatorio sulle partite Iva del Dipartimento Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), che offre uno sguardo aggiornato sull’energia imprenditoriale del Paese e sulle scelte di chi si mette in gioco nel mondo del lavoro.
Le persone fisiche e le società di capitali guidano la crescita
Dal report emerge che la maggior parte delle nuove partite Iva sono state aperte da persone fisiche, che rappresentano il 68,5% del totale. Dietro di loro, con il 25,1%, ci sono le società di capitali, mentre le società di persone si fermano al 3%. Il restante 3,4% riguarda soggetti “non residenti” e “altre forme giuridiche”, ovvero enti e organizzazioni che non rientrano nelle categorie principali.
Rispetto al 2024, sono soprattutto le persone fisiche (+1,5%) e le società di capitali (+2,6%) a spingere l’aumento. Calano invece le società di persone (-7,4%) e i soggetti non residenti o con altre forme giuridiche (-23,2%). Secondo alcuni esperti ascoltati dal Mef, questi dati riflettono da un lato una maggiore attrattiva delle società più strutturate, dall’altro una certa prudenza tra i piccoli imprenditori.
Il regime forfetario conquista quasi metà delle nuove aperture
Un dato che spicca è l’ampia adesione al regime forfetario. Nel 2025, infatti, sono stati 242.529 i soggetti che hanno scelto questa formula fiscale, pari al 48,5% delle nuove aperture, con un incremento del 3,9% rispetto all’anno precedente. Il regime forfetario, pensato per semplificare gli adempimenti e alleggerire la pressione fiscale sui piccoli operatori, resta quindi la scelta più gettonata per chi inizia una nuova attività.
“Il dato conferma una tendenza consolidata: chi apre partita Iva cerca semplicità e costi contenuti”, ha spiegato un funzionario del Dipartimento Finanze. Tra artigiani, professionisti e freelance, il regime forfetario è spesso visto come la soluzione più accessibile nella fase iniziale.
Territori e settori: i dettagli arriveranno a breve
Per ora, il report del Mef si concentra sulle forme giuridiche e sulle scelte fiscali. Non sono ancora disponibili i dati più dettagliati sulla distribuzione geografica o sui settori economici più vivaci. Fonti del ministero assicurano che queste informazioni usciranno nelle prossime settimane.
Intanto, secondo alcune anticipazioni raccolte da alanews.it da associazioni come Confartigianato e CNA, la maggior parte delle nuove aperture si concentra nelle regioni del Nord, soprattutto nei servizi alle imprese e nelle attività professionali. “Il tessuto produttivo italiano resta molto frammentato, ma non perde vivacità”, ha commentato un portavoce di Confartigianato Lombardia.
Reazioni: ottimismo prudente in attesa delle riforme
Tra gli addetti ai lavori prevale una certa cautela. L’aumento dello 0,4% viene letto come un segnale positivo, ma non abbastanza per parlare di svolta. “La crescita è modesta e rispecchia un clima di incertezza ancora presente”, ha detto un consulente fiscale romano. Le aspettative per il 2026 sono legate soprattutto alle possibili novità sulle norme per il lavoro autonomo e sulla semplificazione fiscale.
Il Dipartimento Finanze ha confermato che il monitoraggio andrà avanti nei prossimi mesi, per capire come agiranno le misure varate dal governo Meloni nel 2025. In particolare, si guarda agli effetti della revisione dei limiti di fatturato per il regime forfetario e alle agevolazioni per le start-up innovative.
Un’Italia che continua a scommettere sull’autoimprenditorialità
In sintesi, l’Osservatorio sulle partite Iva restituisce l’immagine di un’Italia che non si ferma, che continua a puntare sull’autoimprenditorialità nonostante le difficoltà e i cambiamenti normativi. La scelta del regime forfetario resta al centro delle strategie di chi inizia un’attività. Sarà nei prossimi mesi che si capirà se questa tendenza continuerà o se prevarranno invece segnali di prudenza.
