Hong Kong, 12 febbraio 2026 – La Borsa di Hong Kong ha aperto oggi in calo. L’indice Hang Seng nelle prime ore ha perso lo 0,28%, fermandosi a 27.190,57 punti. Un avvio debole, che secondo gli operatori locali riflette un clima di cautela diffuso tra gli investitori asiatici. L’incertezza sulle prospettive economiche globali e le tensioni geopolitiche nella regione pesano ancora.
Hang Seng: partenza in ribasso tra prudenza e attesa
Nelle prime contrattazioni, il mercato azionario di Hong Kong ha mostrato segni di debolezza. “Gli investitori preferiscono aspettare e osservare”, spiega Li Wei, analista di Guotai Junan International, contattato poco dopo l’apertura. Per lui, il calo dello 0,28% dell’Hang Seng non è una sorpresa. “Tutti guardano ai dati economici cinesi in arrivo nei prossimi giorni e alle mosse della Federal Reserve americana”.
Dopo una settimana altalenante, ieri il listino aveva chiuso in leggero rialzo. Oggi invece risente delle oscillazioni dei titoli tecnologici e finanziari. “Giganti come Tencent e HSBC sono in una fase volatile”, aggiunge Li, sottolineando come la prudenza sia ormai la parola d’ordine tra i trader locali.
Shanghai e Shenzhen vanno in direzioni opposte
Situazione diversa sulle altre borse cinesi principali. L’indice Composite di Shanghai ha aperto in positivo, con un +0,14% a 4.137,83 punti. Anche lo Shenzhen Component Index ha segnato un piccolo rialzo dello 0,21%, a 2.700,86 punti. “Shanghai sembra beneficiare delle speranze in nuovi stimoli fiscali da parte del governo centrale”, spiega Chen Rong, economista alla Shanghai University of Finance and Economics.
Secondo Chen, “gli investitori sono attenti alle misure che Pechino potrebbe prendere per sostenere la crescita interna”, soprattutto dopo i dati del PIL del quarto trimestre 2025, che hanno mostrato una ripresa più lenta del previsto. In questo quadro, le piazze continentali sembrano meno esposte alle turbolenze internazionali rispetto a Hong Kong, più sensibile ai movimenti di capitale straniero.
Mercati sotto la spinta di fattori globali e locali
A influenzare i mercati asiatici sono diversi elementi. Da una parte, le preoccupazioni per la crescita globale e le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina continuano a pesare sulle decisioni degli investitori. Dall’altra, il rafforzamento del dollaro e le incertezze sulle politiche delle banche centrali mantengono alta la volatilità.
“Il clima resta incerto”, ammette Zhang Hui, responsabile delle strategie azionarie per CITIC Securities. “Molti preferiscono ridurre l’esposizione ai titoli più rischiosi in attesa di segnali più chiari dalle autorità monetarie”. In particolare, il settore tecnologico, che tradizionalmente traina l’Hang Seng, appare più vulnerabile alle turbolenze globali.
La mattinata a Hong Kong: calma e attesa
Nelle sale trading di Central, cuore finanziario di Hong Kong, la mattinata è iniziata senza scossoni. “Niente movimenti bruschi o panico”, racconta un broker di Morgan Stanley locale, che preferisce restare anonimo. “Tutti aspettano i dati macro e le decisioni della Fed”.
Le prime stime tra gli operatori indicano una giornata all’insegna della prudenza, con volumi più bassi rispetto alla media settimanale. “Siamo in una fase di passaggio”, osserva ancora Li Wei. “Solo con nuovi segnali da parte delle autorità cinesi e internazionali vedremo una direzione più netta sui mercati”.
Volatilità alta almeno fino a fine febbraio
Guardando avanti, gli analisti concordano: la volatilità resterà alta almeno fino all’arrivo dei dati economici cinesi previsti per la seconda metà di febbraio. Nel frattempo, la Borsa di Hong Kong continuerà a muoversi tra prudenza e attesa, mentre Shanghai e Shenzhen potrebbero guadagnare terreno, almeno temporaneamente, grazie agli stimoli annunciati da Pechino.
Il quadro resta quindi fluido. Ma, come spesso accade in Asia, saranno i dettagli delle prossime mosse politiche ed economiche a fare la differenza nei giorni che verranno.
