Inflazione di gennaio in Cina: rallentamento sorprendente a +0,2%

Inflazione di gennaio in Cina: rallentamento sorprendente a +0,2%

Inflazione di gennaio in Cina: rallentamento sorprendente a +0,2%

Giada Liguori

Febbraio 12, 2026

Pechino, 12 febbraio 2026 – A gennaio, in Cina, l’inflazione rallenta più del previsto. I dati dell’Ufficio nazionale di statistica parlano chiaro: i prezzi al consumo sono saliti soltanto dello 0,2% su base annua, il livello più basso da ottobre scorso. Un risultato che ha sorpreso gli analisti, che si aspettavano un +0,4%, e che segna una netta frenata rispetto al +0,8% di dicembre.

Inflazione ai minimi da ottobre: il peso del calo degli alimentari

A spingere verso il basso l’inflazione sono soprattutto gli alimentari. I prezzi di questa categoria sono scesi dello 0,7% rispetto a un anno fa, interrompendo tre mesi di aumenti consecutivi. A dicembre, invece, erano ancora in crescita (+1,1%). Dietro questa inversione, spiegano gli esperti a Pechino, ci sono i prezzi della carne di maiale e delle verdure fresche, due prodotti molto consumati dalle famiglie cinesi. “La domanda interna resta debole e questo si riflette sui prezzi”, ha commentato un funzionario dell’ufficio statistico, intervistato dal China Daily.

Inflazione mensile ferma a +0,2%, sotto le attese

Se guardiamo al mese su mese, l’inflazione è salita solo dello 0,2%, lo stesso aumento registrato a dicembre. Anche questo dato è inferiore alle previsioni degli analisti internazionali, che puntavano a un +0,3%. “La situazione resta fragile”, ha detto Zhang Ning, economista della Bank of China. “I consumi non decollano e la pressione sui prezzi rimane debole”. Nel sud del Paese, in province come Guangdong e Fujian, commercianti e piccoli imprenditori confermano che i clienti continuano a fare acquisti con prudenza.

Prezzi alla produzione in calo per il quarantesimo mese di fila

Sul fronte dei prezzi alla produzione, la discesa continua senza sosta: a gennaio si è registrato un calo dell’1,4% su base annua, un miglioramento rispetto al -1,9% di dicembre e leggermente superiore alle stime (-1,5%). Ma resta il fatto che si tratta del quarantesimo mese consecutivo di ribassi all’ingrosso. Dietro a questo trend c’è la debolezza della domanda interna e la pressione sui mercati esteri. “Le aziende manifatturiere devono abbassare i prezzi per restare in gioco”, ha detto un dirigente della Camera di commercio cinese.

Pechino si muove contro la guerra dei prezzi

Negli ultimi mesi, il governo cinese ha intensificato gli sforzi per fermare la cosiddetta “guerra dei prezzi” tra produttori locali. Fonti vicine al Ministero del Commercio raccontano di tavoli tecnici aperti con le principali associazioni industriali per bloccare ulteriori ribassi che metterebbero a rischio la redditività delle imprese. “L’obiettivo è mettere un freno e sostenere la ripresa”, ha detto un portavoce del ministero in una nota diffusa ieri sera.

Analisti cauti: la ripresa resta fragile

Nonostante qualche segnale positivo nei dati sulla produzione, gli esperti non si lasciano andare all’ottimismo. “Il rischio di deflazione non è passato”, avverte Chen Wei, docente di economia all’Università di Shanghai. “Serve più sostegno alla domanda interna e politiche fiscali più decise”. Anche le agenzie internazionali seguono con attenzione la situazione: il Fondo Monetario Internazionale ha ribadito la necessità di riforme strutturali per far ripartire i consumi e spingere sull’innovazione.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Guardando avanti, per il prossimo trimestre si prevede una leggera ripresa dei prezzi al consumo, spinta dalle festività del Capodanno lunare e da possibili mosse della Banca centrale. Ma la strada per una crescita più solida resta lunga. “Solo un aumento stabile dei salari e una maggiore fiducia delle famiglie potranno cambiare davvero le cose”, ha concluso Zhang Ning. Nel frattempo, nei mercati di Pechino, come nel quartiere di Chaoyang, i commercianti continuano a fare i conti con margini stretti e clienti sempre più attenti alle spese.