Nizza Monferrato, 12 febbraio 2026 – La famiglia di Alex Manna, il ventenne che ha ammesso di aver ucciso la diciassettenne Zoe Trinchero nella notte tra il 6 e il 7 febbraio a Nizza Monferrato, ha lasciato la loro casa a Montegrosso d’Asti. Una scelta dettata dalle continue minacce telefoniche arrivate nei giorni dopo quella tragedia che ha scosso profondamente il paese.
Via da Montegrosso: la fuga della famiglia Manna
I genitori di Alex, molto noti in zona, vivevano da anni poco fuori dal centro di Montegrosso d’Asti con i loro quattro figli. Per un periodo avevano anche gestito il bar del paese, accanto all’ufficio postale, diventando un punto di riferimento per tanti. Ma dopo l’arresto del figlio, tutto è cambiato. Stando a chi li conosce, le telefonate piene di insulti e minacce si sono moltiplicate. “Non ce la facevamo più, era troppo”, ha raccontato un vicino di casa. Il luogo dove si sono rifugiati resta segreto, per proteggere loro e gli altri figli.
Montegrosso sotto choc, la paura che non passa
A Montegrosso d’Asti la notizia della partenza della famiglia Manna ha lasciato un vuoto e tanta inquietudine. In questo piccolo paese dove tutti si conoscono, la vicenda ha spezzato l’equilibrio quotidiano. “Non avremmo mai immaginato una cosa del genere”, dice una commerciante, ancora incredula davanti al bar chiuso che fino a poco tempo fa era dei Manna. Le forze dell’ordine hanno aumentato i controlli dopo le prime segnalazioni di minacce, ma la tensione si sente ancora nell’aria.
Fiaccolata silenziosa a Nizza Monferrato: duemila per Zoe
Mentre la famiglia di Alex lasciava Montegrosso, a Nizza Monferrato si è tenuta una fiaccolata in memoria di Zoe Trinchero. Più di duemila persone – soprattutto giovani, amici e compagni di scuola – hanno percorso in silenzio le vie del centro. Il corteo è partito da piazza del Municipio alle 20.30, accompagnato dal suono delle campane delle tre chiese cittadine. In testa al corteo c’erano i sindaci di Nizza Monferrato, Montegrosso d’Asti e Agliano Terme, insieme ai genitori di Zoe, Fabio e Mariangela. I due, visibilmente provati, stringevano una maglia della figlia.
Le poesie di Alda Merini e il dolore che si fa parola
Durante la fiaccolata sono state lette alcune poesie di Alda Merini. Un amico di Zoe ha recitato: «Canto quei pugni orrendi dati sui bianchi cristalli, il livido delle cosce, pugni in età adolescente, la pudicizia del grembo nudato per bramosia». Parole che hanno attraversato il corteo come un sussurro, mentre le candele illuminavano i volti commossi. Solo allora, nel silenzio rotto solo dai passi, si è avvertita tutta la portata della perdita.
Don Claudio Montanaro: “Trasformiamo il silenzio in memoria”
La fiaccolata si è chiusa in piazza del Municipio, dove don Claudio Montanaro, parroco della città, ha preso la parola con la voce rotta dall’emozione: «Siamo qui con il cuore pesante, ma con lumini che squarciano il buio della notte. Trasformiamo questo silenzio assordante in un ricordo vivo». Un invito a non lasciarsi travolgere dalla rabbia o dal dolore, ma a tenere accesa la memoria di Zoe.
Un paese ferito che cerca risposte
Tra Montegrosso d’Asti e Nizza Monferrato resta forte la domanda su come sia potuto accadere tutto questo. Gli investigatori continuano a scavare per chiarire ogni dettaglio dell’omicidio. Nel frattempo, la comunità si stringe attorno ai genitori di Zoe e cerca di rimettere insieme i pezzi di un tessuto sociale lacerato. “Non sarà facile dimenticare”, ha detto una compagna di classe all’uscita dalla fiaccolata. Ma tra le candele accese e le parole sussurrate in piazza, si intravede un tentativo – fragile ma deciso – di andare avanti.
