Kyiv, 12 febbraio 2026 – La squalifica dell’atleta ucraino Vladyslav Heraskevych dalle Olimpiadi invernali per aver indossato un casco in memoria degli sportivi ucraini caduti ha scatenato un’ondata di proteste a Kyiv. Il ministro degli Esteri, Andriy Sybiga, ha bollato la decisione del Comitato Olimpico Internazionale come “un momento di vergogna”, sottolineando che a rimetterci non è solo l’atleta, ma l’immagine stessa dello sport mondiale.
Kyiv contro il CIO: la dura presa di posizione di Sybiga
Ieri sera, con un post su X (ex Twitter), Sybiga non ha usato mezze parole: “Il Cio non ha squalificato solo un atleta ucraino, ma la propria reputazione. Questo episodio sarà ricordato come una vergogna”. Parole forti che mostrano quanto sia tesa la situazione tra le autorità ucraine e il mondo olimpico. Fonti diplomatiche raccontano che la notifica della squalifica è arrivata nel pomeriggio, poco prima della seconda manche della gara di skeleton.
Il casco di Heraskevych: un omaggio che fa discutere
Vladyslav Heraskevych, 25 anni, di Kyiv, ha scelto di gareggiare con un casco decorato con i nomi e i volti di alcuni atleti ucraini morti negli ultimi due anni a causa della guerra. Un gesto semplice ma denso di significato. “Volevo solo ricordare i miei amici e compagni che non ci sono più”, ha detto ai suoi compagni poco prima della gara. Ma per gli organizzatori è stata una violazione delle regole che vietano messaggi politici durante le competizioni.
La notizia della squalifica si è sparsa in fretta nel villaggio olimpico. Molti atleti, soprattutto dai Paesi baltici e scandinavi, hanno mostrato solidarietà a Heraskevych. Un membro della squadra lettone ha detto: “Non si può chiedere agli sportivi di cancellare la propria storia”. Dall’altra parte però, il regolamento è chiaro: simboli e messaggi politici sono banditi.
Neutralità olimpica e conflitti: un tema sempre caldo
Non è la prima volta che la neutralità olimpica si scontra con la politica mondiale. Ai Giochi di Tokyo 2021, qualche atleta era già stato richiamato per gesti considerati politici. Questa volta però, la scelta del CIO pesa di più, visto il conflitto tra Ucraina e Russia. Fonti vicine al comitato organizzatore spiegano che la decisione è stata presa “per garantire l’imparzialità delle gare”. Ma non sono mancati dubbi e critiche, soprattutto sulla tempistica e sul modo in cui è stata comunicata.
L’Ucraina si mobilita: rabbia e solidarietà sui social
A Kyiv la squalifica ha scatenato reazioni immediate. Sui social si sono moltiplicati messaggi di rabbia e delusione. L’hashtag #StandWithVladyslav è diventato virale, con tanti che chiedono al CIO di tornare indietro. Molti hanno sottolineato che il gesto dell’atleta era “un atto di memoria, non una provocazione”. Anche il presidente della Federazione Ucraina degli Sport Invernali, Oleksandr Danylenko, ha preso posizione: “Heraskevych ha agito da uomo libero. Nessuna squalifica può cancellare la sua voce”.
Cosa succederà ora? Il futuro di Heraskevych e del movimento olimpico
Per ora, Vladyslav Heraskevych è fuori dalle gare. Il suo futuro resta in bilico: la federazione ucraina sta valutando un ricorso formale contro la squalifica. Il caso riapre il dibattito su quale spazio abbiano gli atleti per esprimersi in eventi internazionali e su dove si tracci il confine tra libertà personale e regole sportive.
Nei prossimi giorni capiremo se il gesto di Heraskevych resterà un episodio isolato o se segnerà un punto di svolta nel rapporto tra sport e società. Intanto, a Kyiv e in tutto il Paese, questa vicenda è già vista come “il giorno in cui lo sport ha voltato le spalle alla memoria.”
