La vittoria del migrante: la sentenza che sfida Meloni e i giudici

La vittoria del migrante: la sentenza che sfida Meloni e i giudici

La vittoria del migrante: la sentenza che sfida Meloni e i giudici

Matteo Rigamonti

Febbraio 12, 2026

Bologna, 12 febbraio 2026 – Ieri il Tribunale di Bologna ha concesso la protezione sussidiaria a un cittadino bangladese di 30 anni, mettendo la parola fine a una vicenda giudiziaria che dall’ottobre 2024 aveva acceso un duro scontro tra il governo Meloni e la magistratura sul discusso decreto che inserisce il Bangladesh tra i cosiddetti “Paesi sicuri”. La decisione arriva dopo oltre un anno di udienze, rinvii e tensioni, con un passaggio chiave davanti alla Corte di Giustizia europea e una presa di posizione netta del Consiglio Superiore della Magistratura a difesa dei giudici bolognesi.

Bangladesh, asilo negato e il nodo dei “Paesi sicuri”

Tutto comincia nell’autunno 2024, quando la domanda di asilo del giovane bangladese viene respinta in prima battuta proprio perché il Bangladesh è stato inserito tra i “Paesi sicuri”. Una norma voluta con forza dal governo Meloni per accelerare i rimpatri. Ma questa scelta ha scatenato un acceso dibattito: da una parte il governo, deciso a mantenere la linea dura sull’immigrazione; dall’altra la magistratura, preoccupata per i rischi che questa politica può portare ai diritti dei richiedenti asilo.

Nei documenti del processo, il trentenne ha spiegato che tornare in Bangladesh significherebbe per lui un rischio concreto di “trattamenti degradanti”. Una tesi che i giudici di Bologna hanno accolto, anche grazie alle indicazioni arrivate dalla Corte europea.

La Corte di Giustizia europea mette un freno

Il caso ha preso una piega decisiva quando i magistrati italiani hanno chiesto alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea di chiarire come interpretare le regole europee sulla protezione internazionale e se il decreto sui “Paesi sicuri” fosse compatibile con queste norme. La Corte, in una sentenza di fine 2025, ha stabilito che ogni domanda di asilo va valutata singolarmente, senza applicare automaticamente la lista dei Paesi di provenienza.

“Non si può ignorare la situazione specifica di ogni richiedente”, si legge nella sentenza. Un passaggio che ha pesato molto nella scelta finale del Tribunale di Bologna, come confermato da fonti giudiziarie.

Tensioni tra governo e magistratura

Questa vicenda ha acceso anche lo scontro tra istituzioni. Dopo le prime sentenze favorevoli agli stranieri, il governo ha criticato duramente i giudici bolognesi, accusandoli di “bloccare l’applicazione delle norme”. La tensione è arrivata fino al Consiglio Superiore della Magistratura che, nel dicembre 2024, ha preso le difese dei magistrati sotto attacco.

“Il rispetto dell’autonomia della magistratura è un principio che non si può mettere in discussione”, ha detto allora il vicepresidente del CSM, Fabio Pinelli. Parole che hanno aiutato a calmare gli animi, almeno nelle aule dei tribunali.

Perché il tribunale ha concesso la protezione

Nella sentenza depositata ieri mattina, i giudici spiegano che rimandare il richiedente in Bangladesh significherebbe esporlo a “rischi concreti di trattamenti degradanti”, in contrasto con l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La valutazione si basa su rapporti recenti di organizzazioni internazionali e su audizioni svolte nei mesi scorsi.

“Abbiamo valutato con attenzione la situazione personale dell’uomo e le condizioni attuali nel suo Paese”, ha detto uno degli avvocati della difesa. La protezione sussidiaria è una forma di tutela meno ampia rispetto allo status di rifugiato, ma fondamentale per chi rischia comunque gravi violazioni dei diritti umani.

Cosa cambia dopo la sentenza

Con questa decisione si chiude una lunga pagina giudiziaria che ha fatto rumore anche fuori dall’Italia. Il trentenne potrà restare nel nostro Paese con un permesso regolare e accedere ai servizi previsti dalla legge. Il dibattito sul decreto “Paesi sicuri” però resta aperto, mentre dal Ministero dell’Interno fanno sapere che “ogni caso sarà valutato con attenzione, rispettando le sentenze”.

A Bologna, intanto, la notizia è stata accolta con sollievo dalle associazioni che si occupano di migranti. “È una vittoria della legalità”, ha commentato ieri sera un volontario della rete locale. Ma tra le righe della sentenza rimane chiaro che la battaglia tra i poteri dello Stato è tutt’altro che chiusa.