Bruxelles, 12 febbraio 2026 – La polizia belga ha fatto irruzione ieri mattina negli uffici della Commissione europea a Bruxelles. Tutto fa parte di un’indagine su presunte irregolarità nella vendita di immobili per un valore vicino ai 900 milioni di euro. L’operazione è scattata poco dopo le 9 e ha coinvolto diversi uffici amministrativi. Dietro c’è un’inchiesta più ampia coordinata dalla Procura europea (Eppo). Al centro del caso ci sarebbero affari risalenti al 2024, quando il commissario al Bilancio era l’austriaco Johannes Hahn.
La Procura europea in azione: perquisizioni e raccolta di prove
Gli agenti, vestiti in borghese, hanno fatto ingresso nella sede della Commissione in Rue de la Loi, nel cuore del quartiere europeo. Hanno chiesto ai dipendenti di uscire da alcune zone e hanno cominciato a controllare documenti cartacei e materiale digitale. “Stiamo raccogliendo prove su possibili irregolarità nelle vendite di immobili”, ha detto un portavoce della Procura europea, senza però entrare nel dettaglio su chi sia coinvolto o sulla natura precisa delle accuse.
Dalle prime informazioni, l’indagine riguarda la vendita di diversi edifici di proprietà dell’Unione europea. Queste operazioni avrebbero dovuto portare fondi da reinvestire nel bilancio comunitario. Il totale delle transazioni finite sotto la lente degli inquirenti si aggira intorno ai 900 milioni di euro. “Non possiamo dire di più, l’indagine è ancora aperta”, ha aggiunto la fonte giudiziaria.
Johannes Hahn nel mirino: reazioni e clima a Bruxelles
Il nome di Johannes Hahn, commissario europeo al Bilancio fino al 2024, è saltato fuori nelle prime ore dopo la perquisizione. Interpellato a Vienna, l’ex commissario ha dichiarato: “Sono tranquillo e fiducioso nel lavoro della magistratura. Ho sempre rispettato le regole”. Al momento non ci sono accuse formali contro di lui, ma la sua posizione resta sotto osservazione.
A Bruxelles, la notizia ha subito acceso il dibattito tra i funzionari europei. Alcuni dipendenti, intervistati all’uscita degli uffici verso le 11, hanno parlato di “clima teso” e di “preoccupazione per l’immagine dell’istituzione”. La Commissione ha fatto sapere, con una nota nel pomeriggio, che garantirà “massima collaborazione con le autorità” e ha ribadito il suo impegno per la trasparenza nella gestione dei soldi pubblici.
Patrimonio immobiliare UE sotto la lente: cosa c’è dietro
La gestione degli immobili dell’Unione europea è da tempo nel mirino degli organi di controllo. Nel 2023, la Corte dei conti europea aveva evidenziato problemi nelle procedure di vendita e affitto degli edifici comunitari, chiedendo più trasparenza e controlli più severi. Le operazioni finite ora sotto inchiesta risalgono proprio al periodo successivo a quelle raccomandazioni.
Fonti interne alla Commissione raccontano che le vendite contestate riguardano immobili sia a Bruxelles che in altre capitali europee. Alcuni esperti sottolineano che il valore totale – quei 900 milioni di euro – rappresenta una parte importante del budget destinato alle infrastrutture comunitarie.
Cosa succederà adesso: l’inchiesta va avanti
La Procura europea (Eppo), nata nel 2021 per combattere i crimini finanziari contro l’UE, ha confermato che le indagini continueranno nei prossimi mesi. Verranno analizzati i documenti raccolti e ascoltati i funzionari coinvolti. Non si esclude che possano esserci altre perquisizioni o che l’inchiesta si allarghi ad altri Paesi membri.
Intanto, a Bruxelles si aspetta una risposta più chiara dalla Commissione e da Johannes Hahn. “La trasparenza è fondamentale per la fiducia dei cittadini nelle istituzioni europee”, ha commentato ieri sera un eurodeputato tedesco della commissione Bilancio. Solo nelle prossime settimane si capirà se emergeranno responsabilità personali o se si tratterà di semplici errori amministrativi.
L’inchiesta sulla vendita degli immobili UE arriva in un momento delicato per le istituzioni europee, già impegnate sul fronte del nuovo bilancio pluriennale e con le elezioni continentali in arrivo a giugno. Un caso destinato a far discutere e a spingere per maggiori controlli sulla spesa pubblica comunitaria.
