Rigopiano: la sentenza che divide, tre condanne e cinque assoluzioni tra cui l’ex sindaco

Rigopiano: la sentenza che divide, tre condanne e cinque assoluzioni tra cui l'ex sindaco

Rigopiano: la sentenza che divide, tre condanne e cinque assoluzioni tra cui l'ex sindaco

Matteo Rigamonti

Febbraio 12, 2026

Perugia, 12 febbraio 2026 – Si è chiuso oggi, dopo quasi otto ore di camera di consiglio, il secondo grado d’appello per la tragedia di Rigopiano davanti alla Corte d’Appello di Perugia. Il verdetto ha emesso tre condanne, cinque assoluzioni e due prescrizioni. I giudici hanno ritenuto colpevoli gli ex dirigenti regionali Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci, condannandoli a due anni per omicidio colposo plurimo. Assolti, invece, l’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, l’ex tecnico comunale Enrico Colangeli e i dirigenti regionali Giovanni Giovani, Antonio Belmaggio e Giuseppe Primavera. Le posizioni degli ex dirigenti provinciali Antonio Di Blasio e Giuseppe D’Incecco sono state dichiarate prescritte.

Sentenza choc, lacrime e tensione in aula

L’attesa è stata palpabile fin dal primo pomeriggio. Quando il presidente della Corte ha letto il dispositivo, la tensione è esplosa in un attimo. L’avvocata Cristiana Valentini, difensore dell’ex sindaco Lacchetta, non ha trattenuto le lacrime alla lettura dell’assoluzione del suo assistito. Un gesto che ha fatto infuriare i familiari delle vittime. “Si piange per la morte di un figlio, non per un’assoluzione”, ha urlato la madre di Stefano Feniello, uno dei 29 morti sotto la valanga che il 18 gennaio 2017 travolse l’hotel Rigopiano.

Il procuratore generale Paolo Barlucchi ha definito la sentenza “storica sotto certi aspetti”, ma ha avvertito che il riconoscimento delle responsabilità resta parziale. “Per la prima volta – ha spiegato – si ammette l’inerzia e la responsabilità di una pubblica amministrazione in una tragedia di questa portata. È un passo avanti, ma dobbiamo rispettare quanto deciso dai giudici”.

Familiari divisi, avvocati tra soddisfazione e delusione

Non sono mancate le reazioni contrastanti tra i parenti delle vittime. Alcuni se ne sono andati in silenzio, altri hanno espresso delusione per le assoluzioni. L’avvocato Massimiliano Gabrielli, che assiste alcune famiglie, ha ricordato la fatica di questi anni: “Ci sono parenti che hanno percorso oltre 100 mila chilometri per seguire ogni udienza. La sentenza di oggi ci lascia un misto di soddisfazione e amarezza: finalmente si riconosce la responsabilità della Regione Abruzzo, come abbiamo sempre detto”.

Gabrielli ha sottolineato comunque il valore del processo: “Mai prima d’ora una pubblica amministrazione era stata chiamata a rispondere penalmente per una tragedia simile. È un precedente importante, anche se fa male vedere chi oggi lascia il tribunale senza una condanna”.

Il lungo iter giudiziario e le accuse al vaglio

La vicenda di Rigopiano si trascina da oltre sette anni. In primo grado, il tribunale aveva accolto solo in parte le richieste dell’accusa: erano state chieste condanne da due a quasi quattro anni per nove imputati, tra cui Lacchetta e diversi dirigenti regionali e provinciali. Per alcuni, come Belmaggio, era stata già proposta l’assoluzione.

L’appello bis – scaturito dall’annullamento della prima sentenza da parte della Cassazione – ha ristretto ancora di più le responsabilità. Oggi restano solo tre condanne confermate, mentre per altri imputati è scattata la prescrizione.

La tragedia del 2017: neve, macerie e responsabilità

Il 18 gennaio 2017 una valanga si staccò dal Gran Sasso e travolse l’hotel Rigopiano a Farindola, in provincia di Pescara. Ventinove persone morirono, ospiti e personale bloccati sotto la neve e le macerie. Le indagini hanno ricostruito una lunga catena di ritardi e omissioni, sia nei soccorsi sia nella gestione delle allerte meteo e nella manutenzione delle strade di accesso.

La Corte d’Appello di Perugia ha stabilito che solo alcuni ex dirigenti regionali hanno avuto un ruolo diretto nella mancata prevenzione. Per altri, tra cui l’ex sindaco Lacchetta, non sono emerse prove sufficienti a sostenere una condanna.

Cosa succede ora: la verità ancora da chiudere

Dopo quasi dieci anni, il processo su Rigopiano sembra arrivare a una svolta. Resta aperta la possibilità di ricorsi in Cassazione da parte della Procura o delle parti civili. I familiari delle vittime chiedono a gran voce che venga fatta piena luce sulle responsabilità delle istituzioni. “Non ci fermeremo qui”, hanno detto alcuni portavoce all’uscita dal tribunale.

La sentenza di oggi è un passo importante nella ricerca della verità su una delle pagine più dolorose della storia recente dell’Abruzzo. Eppure, tra le mura del tribunale di Perugia, resta un forte senso di incompiuto.