Tensione in Argentina: scontri e 37 arresti davanti al Parlamento

Tensione in Argentina: scontri e 37 arresti davanti al Parlamento

Tensione in Argentina: scontri e 37 arresti davanti al Parlamento

Matteo Rigamonti

Febbraio 12, 2026

Buenos Aires, 12 febbraio 2026 – Almeno 37 manifestanti arrestati e quattro agenti feriti: è questo il bilancio, secondo i principali media argentini, dei violenti scontri di ieri sera davanti al Parlamento argentino, mentre il Senato discuteva la controversa riforma del lavoro del governo di Javier Milei. Migliaia di persone, convocate da sindacati e associazioni sociali, si sono radunate dalle 18 lungo Avenida Entre Ríos, nel cuore della capitale. La tensione è salita in fretta, fino a degenerare in lanci di pietre, bengala e persino bombe molotov contro le forze di sicurezza.

Scontri e arresti sotto il Parlamento

La polizia di Buenos Aires ha riferito che i primi tafferugli sono scoppiati intorno alle 19.30, quando alcuni manifestanti hanno cercato di superare le transenne che proteggono l’edificio. Gli agenti hanno risposto con idranti e gas lacrimogeni per disperdere i gruppi più agitati. “Abbiamo dovuto intervenire per garantire la sicurezza pubblica”, ha detto un portavoce della polizia municipale. Sul selciato sono rimasti cocci di bottiglia, cartucce di gas e resti di fumogeni. Molti passanti, sorpresi dalla carica, si sono rifugiati nei bar o sotto i portici.

Milei: “Riforma indispensabile, non ci fermiamo”

Il presidente Javier Milei, con una nota diffusa in serata, ha condannato gli scontri parlando di “un atto di violenza organizzata contro le istituzioni democratiche”. Ha ribadito che la riforma del lavoro andrà avanti “nonostante le proteste”, sottolineando come sia necessaria per “modernizzare il mercato del lavoro, ridurre i contenziosi e favorire l’occupazione regolare”. Il ministro dell’Interno Guillermo Francos, intervistato da Radio Mitre, ha aggiunto: “Non ci faremo intimidire da chi usa la piazza per bloccare il cambiamento”.

L’opposizione e i sindacati: “Precarizzazione e perdita di diritti”

Dall’altra parte, opposizione e sindacati accusano il governo di voler “precarizzare il lavoro” e togliere diritti ai lavoratori. “Questa riforma cancella decenni di conquiste sociali”, ha detto Pablo Moyano, leader della Confederación General del Trabajo (CGT). Secondo i sindacati, le nuove regole faciliterebbero i licenziamenti e ridurrebbero le tutele in caso di controversie. In piazza, tra bandiere rosse e striscioni contro Milei, molti manifestanti hanno espresso la loro preoccupazione: “Temiamo che diventi impossibile difendere i nostri diritti”, ha raccontato Ana, impiegata pubblica di 42 anni.

La riforma in Senato, si va avanti

La discussione al Senato è andata avanti fino a tarda notte. Se la riforma del lavoro sarà approvata dalla Camera alta, passerà alla Camera dei deputati nelle prossime settimane. Il testo prevede cambiamenti importanti sui contratti a tempo determinato, nuove regole sui licenziamenti e una revisione delle procedure giudiziarie sul lavoro. Fonti parlamentari dicono che la maggioranza sembra unita, ma non si escludono sorprese in aula. “Ci sono ancora punti critici da chiarire”, ha ammesso un senatore centrista.

Buenos Aires blindata, clima di alta tensione

Per tutta la giornata, il centro di Buenos Aires è stato presidiato da centinaia di agenti in assetto antisommossa. Le fermate della metropolitana vicino al Parlamento sono rimaste chiuse dalle 17 per motivi di sicurezza. Alcuni negozi hanno abbassato le saracinesche già nel pomeriggio, temendo danni o saccheggi. “Non si vedeva una tensione simile dai tempi delle proteste contro la riforma delle pensioni”, ha detto un tassista fermo in Plaza Congreso.

Prossimi giorni decisivi, occhi puntati sull’Argentina

La situazione resta incerta. Nei prossimi giorni sono previste nuove manifestazioni, mentre le organizzazioni per i diritti umani chiedono chiarezza sugli arresti e sulle condizioni dei fermati. Alcuni osservatori internazionali hanno espresso preoccupazione per l’aumento della violenza. Il governo argentino, però, sembra deciso a non tornare indietro sulla riforma del lavoro, considerata una delle misure chiave dell’agenda Milei per rilanciare l’economia del Paese.