Vicenza, 15enne disabile costretto a scendere dal bus: la sua storia di ingiustizia

Vicenza, 15enne disabile costretto a scendere dal bus: la sua storia di ingiustizia

Vicenza, 15enne disabile costretto a scendere dal bus: la sua storia di ingiustizia

Matteo Rigamonti

Febbraio 12, 2026

Vicenza, 12 febbraio 2026 – Un ragazzo disabile di 15 anni è stato fatto scendere da un autobus di linea nel Vicentino, lunedì pomeriggio, perché aveva detto all’autista di aver dimenticato a casa l’abbonamento. È successo intorno alle 15.30 in via Leonardo da Vinci. Il giovane è stato lasciato da solo alla fermata, sotto la pioggia. La famiglia è rimasta sconvolta e l’episodio ha acceso il dibattito sulle regole e sul senso di umanità nel trasporto pubblico locale.

La madre: “È stato lasciato lì sotto la pioggia, da solo”

A raccontare la vicenda è la madre, che ha parlato con il Giornale di Vicenza. “Gli hanno detto di scendere. Lui è rimasto lì, alla fermata, proprio mentre cominciava a piovere”, ha detto la donna, ancora scossa. Il ragazzo aveva con sé il cellulare e ha chiamato il nonno per farsi venire a prendere. “Io ero al lavoro”, ha aggiunto la madre, “per fortuna ha saputo come comportarsi”.

Dalle prime ricostruzioni, il ragazzo — che frequenta una scuola superiore della zona — aveva con sé l’abbonamento annuale, ma, forse per distrazione o nervosismo, ha detto all’autista di averlo dimenticato. La madre si chiede perché non sia stata seguita la procedura prevista: “Perché non gli hanno fatto una multa, come dice il regolamento? Così avremmo potuto dimostrare che il titolo di viaggio c’era”.

Un fatto simile pochi giorni fa in provincia di Belluno

La storia ricorda un episodio di qualche settimana fa nel Bellunese, dove un bambino di 11 anni era stato costretto a scendere da un autobus perché aveva il biglietto sbagliato. Era finito a camminare per chilometri nella neve. Anche allora si era acceso il confronto su come si applicano le regole nel trasporto pubblico e sulla necessità di proteggere i minori.

Nel caso di Vicenza, la famiglia evidenzia che il regolamento della Società Vicentina Trasporti (Svt) prevede multe per chi non mostra il biglietto, ma non l’allontanamento forzato di un minorenne dal mezzo. “Non è solo una questione di norme — insiste la madre — ma di buon senso”.

La Società Vicentina Trasporti apre un’indagine

La Società Vicentina Trasporti (Svt) ha annunciato di aver avviato un’indagine interna sull’accaduto. In una nota diffusa ieri sera, l’azienda ha precisato: “Se la versione dei fatti venisse confermata, il comportamento sarà sanzionato perché va contro la politica di Svt e le regole di viaggio riportate nella Carta dei Servizi Aziendali”.

Il presidente di Svt, Marco Sandonà, ha voluto rivolgere le scuse pubbliche: “A nome dell’azienda chiedo scusa allo studente e alla sua famiglia per questo spiacevole episodio. Alcuni dettagli saranno chiariti nei prossimi giorni, ma il principio è chiaro: abbiamo una responsabilità verso i nostri utenti, soprattutto quando si tratta di minorenni, che non devono mai essere lasciati a terra”.

Zaia: “È una questione di umanità, non solo di regole”

Anche il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, è intervenuto sulla vicenda con un messaggio sui social: “Non è solo questione di regole: è un fatto di umanità, responsabilità e buon senso. Dove è finita l’umanità se un ragazzo disabile viene lasciato da solo quando chiede aiuto?”. Zaia ha ricordato che ci sono procedure precise per affrontare casi simili: “Si controlla, si applicano le norme, ma soprattutto si tutela la persona. La prima regola è non lasciare indietro nessuno”.

Il governatore ha chiesto che si faccia chiarezza e si adottino misure concrete: “Un episodio così è grave e inaccettabile. Mi aspetto che si faccia piena luce e si evitino altri casi del genere”.

Tra regole e rispetto, si apre il dibattito

La vicenda di Vicenza riporta al centro il confronto tra il rispetto delle norme e l’attenzione alle persone più fragili. In queste ore fioccano commenti sui social e tra i genitori degli studenti pendolari. C’è chi chiede più formazione per gli autisti e chi invoca cambiamenti nei regolamenti.

Intanto la famiglia aspetta risposte. “Non vogliamo dare colpe a nessuno — dice ancora la madre — ma speriamo che questa storia serva a evitare che succeda di nuovo. I ragazzi devono sentirsi sicuri quando salgono sull’autobus per andare a scuola”.