Mosca, 12 febbraio 2026 – WhatsApp accusa le autorità russe di voler bloccare il servizio nel Paese, con l’obiettivo, secondo l’azienda, di spingere gli utenti verso una piattaforma concorrente controllata dallo Stato. Questa mossa arriva in un clima di pressione sempre più forte sulle app di messaggistica straniere e sui social network non allineati al Cremlino.
WhatsApp nel mirino: la battaglia con il governo russo
Negli ultimi giorni, la filiale russa di Meta ha fatto sapere che il governo sta tentando di “bloccare completamente WhatsApp”. L’obiettivo sarebbe quello di “indirizzare gli utenti verso un’app di sorveglianza di proprietà statale”, si legge in una nota diffusa ieri sera. La denuncia segue una settimana già difficile, segnata da restrizioni a Telegram, altro servizio molto popolare in Russia, e rappresenta un nuovo capitolo della stretta sulle piattaforme digitali occidentali.
Le autorità russe, tramite il loro ente di controllo delle telecomunicazioni, hanno adottato misure tecniche per rallentare WhatsApp. La giustificazione ufficiale parla di presunte violazioni delle leggi locali: secondo Mosca, WhatsApp sarebbe stato usato per “organizzare attività terroristiche” e per “frodare ed estorcere denaro ai cittadini”. Accuse che Meta rigetta, definendo queste azioni un vero “passo indietro” per la libertà digitale in Russia.
Il Cremlino detta le condizioni
Interpellato dall’agenzia Tass, il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha spiegato che WhatsApp potrà tornare a funzionare pienamente solo se Meta rispetterà le leggi russe. “Se Meta si adegua, si aprirà un dialogo con le autorità e si potrà arrivare a un accordo”, ha detto Peskov. Al contrario, ha aggiunto, “se continuerà a opporsi e a rifiutare le leggi russe, non ci sarà possibilità di riaprire il servizio”.
Il messaggio è chiaro: nessuna concessione senza un pieno rispetto delle normative. Norme che negli ultimi anni hanno obbligato le aziende straniere a conservare i dati degli utenti russi su server nel Paese e a fornire accesso alle autorità in caso di indagini.
La rete sotto controllo: un clima sempre più stretto
Il blocco parziale o totale di app di messaggistica in Russia non è una novità. Già nel 2018, Telegram aveva subito provvedimenti simili, poi revocati dopo mesi di trattative e tentativi tecnici spesso complicati. Da allora, però, il quadro normativo è diventato più rigido: la legge sulla “sovranità digitale”, approvata nel 2019, permette al governo di isolare la rete russa dal resto del mondo in caso di minacce alla sicurezza nazionale.
Secondo osservatori indipendenti come il gruppo Roskomsvoboda, che difende i diritti digitali, queste misure rischiano di soffocare ancora di più la libertà di espressione online. “È una tendenza che va avanti da anni”, ha spiegato ieri sera un attivista, “e ora coinvolge anche servizi usati ogni giorno da milioni di persone”.
Cittadini in difficoltà: rallentamenti e alternative
A Mosca, San Pietroburgo e in altre grandi città, molti utenti hanno segnalato rallentamenti nell’invio e nella ricezione dei messaggi su WhatsApp già da lunedì mattina. Alcuni hanno avuto problemi anche ad accedere a gruppi e canali pubblici. Nei forum online cresce la domanda di alternative: tra le più citate ci sono servizi locali come VK Messenger e l’app statale Sfera, promossa dalle autorità come più sicura e conforme alle leggi russe.
Meta, da parte sua, non ha voluto entrare nei dettagli sulle contromisure tecniche messe in campo per aggirare i blocchi. In una breve nota, ha ribadito l’impegno “per la privacy e la sicurezza degli utenti”, senza però chiarire come procede il confronto con il governo di Mosca.
Lo scontro continua: cosa aspettarsi
Per ora non si sa se e quando WhatsApp tornerà a funzionare normalmente in Russia. Le autorità sembrano decise a mantenere la linea dura. Meta, invece, appare poco disposta a cedere su questioni che metterebbero a rischio la riservatezza dei dati degli utenti. Intanto, milioni di russi devono già rivedere le proprie abitudini digitali. E la partita tra Mosca e i giganti della tecnologia occidentale è tutt’altro che chiusa.
