Roma, 13 febbraio 2026 – Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi, respinge con forza le accuse arrivate da Francia, Germania e Italia. Le definisce “diffamatorie” e senza alcun fondamento. La polemica è esplosa in queste ore, dopo che il ministro francese Jean-Noël Barrot ha chiesto pubblicamente le sue dimissioni, scatenando un effetto domino tra le cancellerie europee.
Albanese: “Un attacco senza precedenti, basato su falsità”
Ieri sera, durante un’intervista a Piazzapulita su La7, Albanese non ha usato mezzi termini: “Il ministro Barrot ha fatto un passo gravissimo, è un attacco mai visto prima, basato su informazioni false, contro un esperto Onu di alto livello, arrivando a chiedere le mie dimissioni. Tutto quello che si dice su di me è falso e diffamatorio”. La relatrice ha poi sottolineato che la posizione francese ha aperto una “faglia” diplomatica, che si è allargata coinvolgendo anche Germania e Italia.
Anche Berlino ha fatto sentire la sua voce, unendosi alla richiesta di dimissioni. Da Roma, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha precisato: “Le opinioni di Albanese nel suo ruolo Onu non rappresentano il governo italiano. I suoi comportamenti e le sue dichiarazioni non sono in linea con l’incarico che ricopre”.
Onu al fianco di Albanese, ma la tensione resta alta
Nonostante la pressione, Albanese si dice “sostenuta dalle Nazioni Unite”. Rispondendo al conduttore Corrado Formigli, ha detto: “Forse non ho commesso errori”, riferendosi al suo lavoro. Ha aggiunto: “Mi sento supportata dall’Onu, perché sono gli Stati a decidere. Oltre a Francia, Germania e Italia, continuo a ricevere riconoscimenti istituzionali per gli 850 giorni passati a documentare atti di genocidio”.
Per Albanese, gli attacchi ripetuti all’Onu rischiano di indebolire l’intera organizzazione. “Se le Nazioni Unite cedono, salta l’istituzione che garantisce la pace”, ha avvertito. Un messaggio che arriva in un momento delicato, con il Consiglio per i Diritti Umani chiamato a pronunciarsi il 23 febbraio a Ginevra.
Segre e le polemiche: “Non si può strumentalizzare la memoria”
Durante la trasmissione, Albanese ha toccato anche il tema della senatrice Liliana Segre, spesso citata nel dibattito pubblico italiano. “Mi dà fastidio che la senatrice Segre venga sempre usata come esempio per negare un genocidio. Non si può strumentalizzare la vita e l’esperienza di una persona”, ha detto la relatrice Onu. Ha poi smentito con decisione di aver mai detto che “una vittima dell’Olocausto non può parlare di genocidio”. “Non ho mai detto una cosa del genere”, ha ribadito con fermezza.
La posizione ufficiale dell’Onu: spazio al confronto tra Stati
Anche il portavoce dell’Onu, Stephane Dujarric, è intervenuto durante il briefing quotidiano a New York. “Non sempre siamo d’accordo con tutto quello che dice Francesca Albanese, ma spetta agli Stati membri, se non sono d’accordo, usare i canali giusti per fare sentire la loro voce”, ha spiegato. Dujarric ha ricordato che Albanese è una “relatrice speciale nominata dal Consiglio per i Diritti Umani, ha il diritto di parlare e gli Stati possono sostenerla o criticarla. Se ci sono problemi, tocca agli Stati agire nel Consiglio”.
La questione delle dimissioni sarà affrontata ufficialmente dalla comunità internazionale tra dieci giorni a Ginevra. Nel frattempo, la vicenda continua a far discutere sulle responsabilità e i limiti del ruolo degli esperti indipendenti dell’Onu, in un clima segnato da forti divisioni tra i Paesi.
Tensione alta tra diplomazia e diritti umani
La crisi attorno a Francesca Albanese riflette le crescenti tensioni tra alcuni Paesi europei e le istituzioni internazionali sul tema dei diritti umani e della gestione dei conflitti. In queste ore, la relatrice speciale resta al centro di una controversia che mette in gioco la credibilità dell’Onu e la sua capacità di mediare nelle questioni più delicate del panorama mondiale.
