Milano, 13 febbraio 2026 – A cinquant’anni e più dall’omicidio del commissario Luigi Calabresi, il dibattito sulla sua morte torna a infiammarsi, con parole dure e accuse che pesano come macigni. Adriano Sofri, ex leader di Lotta Continua, ha ribadito con fermezza la sua innocenza in risposta a Mario Calabresi, giornalista e figlio del commissario. Qualche settimana fa, durante il programma “La confessione” condotto da Peter Gomez, Mario aveva lanciato un appello: “Prima della fine della sua vita sarebbe bello e prezioso verso di noi se, invece di barricarsi dietro a mille scuse, dicesse una parola di verità”.
Sofri: “Sono innocente, stavo dalla parte di Pinelli”
La risposta di Sofri è arrivata sulle pagine del Foglio, nella sua rubrica “Piccola posta”. L’ex leader di Lotta Continua ha scritto a chiare lettere: “Sono innocente, e il lungo percorso giudiziario che abbiamo vissuto è stato profondamente ingiusto”. Ha ricordato di aver parlato più volte con Gemma Capra, vedova di Calabresi, e ha espresso dispiacere per i toni duri usati da Lotta Continua contro il commissario. “Me ne assumo la piena responsabilità”, ha detto, ma ha precisato di non essere stato sempre l’autore diretto di quelle campagne. “Io stavo dalla parte di Pino Pinelli e lì sono rimasto”, ha aggiunto, riferendosi all’anarchico ferroviere morto in Questura nel dicembre 1969.
Il perdono di Gemma Calabresi e la richiesta dei figli
Durante la trasmissione di Gomez, Mario Calabresi ha ricordato che sua madre Gemma ha perdonato Sofri, anche se “lui non ha mai chiesto scusa”. La vedova del commissario ha raccontato il suo percorso nel libro “La crepa e la luce. Sulla strada del perdono. La mia storia” e lo ha ribadito in più occasioni pubbliche. Ma per i figli Calabresi la ferita resta aperta: “Vorremmo che Sofri avesse il coraggio di dire una parola di verità”, ha spiegato Mario. Una richiesta che ha spinto l’ex leader di Lotta Continua a replicare: “Forse lei, chiedendomi una parola di verità e quindi accusandomi di mentire, non voleva una confessione, ma una spiegazione su quegli anni, gli errori, gli orrori, i rimpianti?”.
Dagli anni di piombo alla sentenza finale
Per capire cosa è successo, bisogna tornare al 12 dicembre 1969. Quel giorno a Milano una bomba esplose alla Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana: diciassette morti e ottantotto feriti. Subito gli investigatori puntarono il dito contro gli ambienti anarchici. Tra i fermati c’era Giuseppe Pinelli, ferroviere milanese. Dopo tre giorni di interrogatori in Questura, Pinelli cadde da una finestra del quarto piano nella notte tra il 15 e il 16 dicembre, morendo sul colpo. Il commissario Calabresi, come si legge nell’ordinanza del giudice Gerardo D’Ambrosio del 1975, non era nella stanza al momento della caduta. Eppure Calabresi divenne bersaglio di una campagna di odio guidata da Lotta Continua, che lo accusò apertamente della morte di Pinelli.
L’omicidio Calabresi e il processo a Sofri
La tensione esplose definitivamente il 17 maggio 1972. Quella mattina, verso le 9, un commando sparò al commissario Calabresi mentre saliva sulla sua auto in via Cherubini a Milano. Morì sul colpo. Il processo durò anni, ma la sentenza definitiva arrivò solo nel 1997. Secondo i giudici, gli esecutori materiali furono Ovidio Bompressi e Leonardo Marino, mentre Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri furono condannati per aver avuto un ruolo morale nell’omicidio. Sofri scontò ventidue anni di carcere, uscendo nel 2012.
Una ferita che non si chiude
Oggi, a più di mezzo secolo da quei fatti, la vicenda continua a dividere. Le parole di Sofri – “sono innocente” – riaprono ferite mai del tutto rimarginate e lasciano aperti molti interrogativi. Mario Calabresi ha detto chiaramente: “Non abbiamo mai parlato direttamente con Adriano Sofri”. Ed è proprio questo silenzio, più di ogni sentenza, a pesare ancora oggi. Sullo sfondo, resta la memoria di quegli anni duri per l’Italia: le bombe, le morti, le divisioni profonde. E la domanda che nessuno è riuscito a risolvere: che cosa vuol dire davvero giustizia, dopo così tanto tempo?
