Roma, 14 febbraio 2026 – Il referendum sulla giustizia spacca la maggioranza e mette alla prova il governo Meloni. Parole chiare quelle di Edmondo Cirielli, coordinatore di Fratelli d’Italia e viceministro degli Esteri, che ieri sera, al termine della riunione del partito in via della Scrofa, ha sottolineato l’importanza del voto. “Se perdiamo il referendum sulla giustizia, per il governo non sarebbe una bella cosa – ha detto Cirielli – perché questa riforma è nel nostro programma e ci crediamo davvero”. Una frase che racconta bene la tensione che si respira a poche settimane dal voto.
Referendum sulla giustizia, lo scontro politico tra centrodestra e centrosinistra
La sala era carica di tensione, con i vertici di Fratelli d’Italia raccolti attorno al tavolo. Cirielli ha aperto il confronto con un’analisi diretta: “È un peccato che, per una questione politica tra centrodestra e centrosinistra, un referendum giusto venga bocciato”. Il riferimento è alle divisioni emerse negli ultimi giorni, con Partito Democratico e Movimento 5 Stelle schierati contro la riforma voluta dal governo. Per Cirielli, una sconfitta al referendum sarebbe “una cosa che gli altri, dal loro punto di vista, sfrutterebbero per dire che ha perso il governo”. Un rischio reale, soprattutto dopo le ultime elezioni regionali, che hanno segnato una flessione del centrodestra in alcune zone chiave.
La riforma della giustizia, pilastro del programma di governo
La riforma della giustizia è uno dei cavalli di battaglia di Fratelli d’Italia. Il testo, approvato in Consiglio dei ministri a dicembre, punta a cambiare diversi aspetti: ridurre i tempi dei processi, aumentare la responsabilità dei magistrati, separare le carriere. “Ci crediamo davvero”, ha ribadito Cirielli davanti ai suoi. Ma la strada è in salita. Nei corridoi di Montecitorio si parla già di possibili modifiche dell’ultimo minuto, mentre le opposizioni promettono battaglia sia in Parlamento che nelle piazze. “Non possiamo permetterci di perdere questa partita”, ha confidato un deputato vicino a Meloni, mettendo in chiaro che il risultato del referendum potrebbe cambiare gli equilibri interni alla maggioranza.
Dopo le Regionali, cresce il rischio di strumentalizzazione
Il tema giustizia si intreccia con il bilancio delle recenti elezioni regionali. Cirielli non nasconde la preoccupazione: “Se il referendum viene bocciato, gli avversari diranno che ha perso il governo”. Un timore condiviso anche da altri esponenti del centrodestra. Nei bar intorno a Piazza del Parlamento, ieri mattina, si commentavano i dati delle urne: in Lombardia e Lazio il centrodestra tiene, ma in Emilia-Romagna e Toscana il consenso cala. “Serve unità”, ha detto un consigliere regionale di FdI. Il rischio è che ogni passo falso venga usato come arma politica contro la maggioranza.
Referendum a marzo, la sfida entra nel vivo
Il voto è fissato per il 24 marzo. Manca poco più di un mese e la campagna entra nel vivo. I comitati per il Sì puntano sulla necessità di una riforma “urgente e non più rinviabile”. Dall’altra parte, chi dice No mette in guardia sui pericoli per l’indipendenza della magistratura. Per il governo Meloni è una partita decisiva: una vittoria rafforzerebbe la leadership della premier e darebbe nuova spinta all’esecutivo. Una sconfitta, invece, aprirebbe scenari incerti. “Non possiamo permetterci errori”, ha sottolineato ancora Cirielli.
Un banco di prova per la maggioranza
In via della Scrofa si respira prudenza. I vertici di Fratelli d’Italia sanno che questo referendum è un vero e proprio test politico. “Siamo consapevoli delle difficoltà”, ha ammesso un dirigente nazionale a fine riunione. Ma la convinzione resta: “La riforma è nel nostro programma e andremo avanti”. Nei prossimi giorni sono previsti nuovi incontri tra i leader della coalizione per mettere a punto la strategia comune. Sullo sfondo c’è la consapevolezza che il risultato del 24 marzo potrebbe segnare un punto di svolta per tutto il governo.
