New York, 14 febbraio 2026 – Dopo i dati sull’inflazione americana di gennaio, gli analisti finanziari di Wall Street sono convinti: la Federal Reserve taglierà i tassi di interesse almeno tre volte nel 2026. La notizia, arrivata questa mattina presto, ha subito messo in movimento i mercati e cambiato il clima nelle principali piazze finanziarie.
Inflazione in calo, la svolta che fa sperare
Il dato che fa la differenza è arrivato ieri sera, alle 20 in Italia. Il Bureau of Labor Statistics ha comunicato che l’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti è salito solo dello 0,2% rispetto al mese precedente, portando il tasso annuo al 2,8%. Un passo indietro rispetto al 3% di dicembre. “Segno che la pressione sui prezzi si sta allentando”, ha detto Mark Peterson, economista di JP Morgan, raggiunto a Midtown. “La Fed può tirare un sospiro di sollievo”.
Mercati pronti ai tagli: tre riduzioni nel 2026
Secondo Bloomberg e Reuters, la maggior parte degli operatori di mercato ora scommette su tre tagli del costo del denaro da parte della banca centrale americana entro fine anno. Il primo potrebbe arrivare già a giugno, seguito da altri due tra settembre e dicembre. “Il mercato ha già messo in conto questa ipotesi nei prezzi dei Treasury”, ha confermato una fonte di Goldman Sachs, che ha chiesto di restare anonima.
Borse in rialzo, ma con prudenza
La prospettiva di una Fed più morbida ha spinto gli indici azionari. Il Dow Jones ha aperto in rialzo dello 0,4%, il Nasdaq ha guadagnato lo 0,6% nei primi scambi. “Gli investitori vedono nei tagli un aiuto per la crescita”, ha spiegato Sarah Lin, strategist di Morgan Stanley. Però, qualche operatore invita a stare attenti: “Non è detto che la Fed intervenga così presto”, ha avvertito John Miller di Citi.
Powell: niente fretta, occhi puntati sui dati
Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha ribadito ieri al Congresso che ogni decisione dipenderà dai numeri. “Non abbiamo fretta di tagliare i tassi”, ha detto, “ma stiamo seguendo da vicino l’inflazione”. Una posizione cauta, che punta a evitare scelte affrettate dopo due anni di aumenti.
Mutui e prestiti: cosa cambierà per famiglie e imprese
Un taglio dei tassi si rifletterebbe subito su mutui, prestiti e finanziamenti alle imprese. Secondo la National Association of Realtors, una riduzione di 75 punti base potrebbe far risparmiare in media 1.200 dollari all’anno a una famiglia americana con mutuo variabile. “Le condizioni di credito diventerebbero più morbide”, ha spiegato Lawrence Yun, capo economista dell’associazione.
I rischi da non sottovalutare
Non tutti però sono ottimisti. C’è chi teme che un allentamento troppo veloce possa far risalire l’inflazione. “La Fed dovrà trovare il giusto equilibrio tra sostenere l’economia e tenere sotto controllo i prezzi”, ha avvertito Diane Swonk di KPMG. Per ora, però, i dati sembrano tranquillizzare sia i mercati che la banca centrale.
Tutti gli occhi sulle prossime mosse
Il prossimo appuntamento importante è la riunione del Federal Open Market Committee, il 19 marzo. Gli operatori aspettano indicazioni più chiare sulle mosse della Fed. Nel frattempo, l’attenzione resta alta sui dati economici in arrivo: qualsiasi cambiamento potrebbe far girare ancora la partita.
In sostanza, la storia dei tassi di interesse è ancora aperta. Ma oggi, da New York a Londra e Francoforte, l’idea dominante è che il ciclo restrittivo stia per finire.
