Attenzione: le rose di San Valentino potrebbero nascondere un pericolo!

Attenzione: le rose di San Valentino potrebbero nascondere un pericolo!

Attenzione: le rose di San Valentino potrebbero nascondere un pericolo!

Matteo Rigamonti

Febbraio 15, 2026

Roma, 15 febbraio 2026 – Le rose di San Valentino, da sempre simbolo d’amore, potrebbero nascondere un pericolo silenzioso. Un’indagine recente ha scoperto che molti dei fiori regalati ieri, in Italia e in Europa, contengono pesticidi vietati e sostanze tossiche. L’allarme è arrivato dagli ambientalisti proprio nel giorno più romantico dell’anno, mentre milioni di coppie si scambiavano mazzi profumati e promesse d’affetto. La preoccupazione nasce dai test di laboratorio effettuati nei Paesi Bassi, cuore del mercato floreale europeo, che hanno rilevato livelli preoccupanti di contaminazione nelle rose.

Pesticidi vietati nei fiori: i test che fanno paura

L’indagine, firmata da Pesticide Action Network Netherlands (Pan-Nl) e riportata dal Guardian, ha preso in esame campioni di rose pescati a caso nei mercati olandesi. I dati parlano chiaro: sono state trovate ben 87 sostanze chimiche diverse nei fiori analizzati. In un solo mazzo, proveniente da un vivaio olandese, sono stati identificati 26 pesticidi diversi. Di questi, 13 sono vietati dall’Unione europea. Tra i più pericolosi ci sono la clofentazina, che può disturbare la tiroide, il carbendazim, considerato cancerogeno per l’uomo, e il clorfenapir, un insetticida altamente tossico.

“Non pensavamo di trovare così tanti veleni in fiori destinati a un gesto d’amore”, ha commentato un portavoce di Pan-Nl. La notizia ha subito fatto scattare l’allarme tra le associazioni ambientaliste italiane, che chiedono controlli più rigorosi alle frontiere e più trasparenza sull’origine dei fiori.

Da dove arrivano le rose che finiscono in Italia

Dietro quei fiori c’è una filiera lunga e complicata. Per soddisfare la domanda enorme di San Valentino – secondo Ismea, solo in Europa si producono circa 200 milioni di rose – il mercato si affida a paesi come Kenya, Colombia ed Etiopia. Qui le coltivazioni si trovano in grandi serre industriali, spesso vicino al lago Naivasha in Kenya, dove i pesticidi vengono usati senza le restrizioni europee.

Il prezzo fa la differenza: dati Ismea di gennaio 2026 mostrano che una rosa importata da Olanda, Spagna o dai paesi africani costa in media 1,01 euro, mentre una coltivata in Italia arriva a 1,21 euro. Un risparmio che però nasconde rischi per la salute e condizioni di lavoro difficili per chi raccoglie quei fiori. In Kenya, ad esempio, produrre una rosa costa meno di 10 centesimi; i lavoratori guadagnano tra i 2 e i 3 euro al giorno, spesso senza alcuna tutela.

La filiera opaca: dai vivai africani ai mercati italiani

La maggior parte delle rose vendute in Italia arriva dopo un lungo viaggio: raccolte in Kenya o Colombia, passano dai mercati all’ingrosso dei Paesi Bassi e poi raggiungono le nostre città. Spesso finiscono anche nelle mani degli ambulanti, soprattutto vicino alle grandi stazioni o nelle vie centrali, dove la tracciabilità si perde facilmente. “Non sappiamo mai davvero da dove arrivino questi fiori”, ha confessato un venditore romano vicino a Termini. Il sistema degli intermediari, che gestisce spazi e alloggi per i venditori, è noto per la sua mancanza di trasparenza: spesso aggira le norme sulla sicurezza e sui diritti dei lavoratori.

Secondo le associazioni di categoria, il problema riguarda soprattutto i mazzi venduti a prezzi stracciati nelle ore serali o notturne. In questi casi la provenienza è quasi impossibile da controllare e i controlli sanitari quasi inesistenti.

I rischi per chi compra e chi lavora

Il problema non è solo ambientale, ma riguarda anche la salute di chi compra e maneggia i fiori. I pesticidi possono essere assorbiti dalla pelle o inalati. “Non è raro che chi lavora nelle serre soffra di irritazioni o problemi respiratori”, spiega un medico del Policlinico Gemelli. Per i consumatori il rischio è più basso, ma non va sottovalutato: “Meglio lavarsi le mani dopo aver toccato i fiori”, consiglia l’esperto.

Intanto, le associazioni ambientaliste chiedono all’Unione europea di stringere i controlli alle frontiere e di puntare sulla produzione locale. “Solo così si può garantire sicurezza e rispetto per i diritti”, conclude il portavoce di Pan-Nl. Nel frattempo, chi riceve una rosa dovrebbe forse chiedersi non solo chi gliel’ha regalata, ma anche da dove arriva e cosa nasconde davvero.