Mosca, 15 febbraio 2026 – Il Cremlino torna ad accusare l’Occidente per il cambio di governo in Ucraina nel 2014. A parlare chiaro è stato Dmitry Peskov, portavoce di Vladimir Putin, in una lunga intervista all’agenzia russa Tass. “Il colpo di Stato in Ucraina è stato organizzato dall’Occidente, e questo non deve essere dimenticato”, ha detto Peskov, tornando su uno dei temi più caldi degli ultimi dieci anni.
Cremlino contro Occidente: “Colpo di Stato nel 2014, lo sappiamo tutti”
Secondo Peskov, “dopo il 2014 è cambiato tutto”. Ha spiegato che quello che è successo in Europa orientale, e in particolare in Ucraina, è stato frutto di un’azione coordinata tra Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania. “Tutti hanno avuto un ruolo nel colpo di Stato, non possiamo dimenticarlo”, ha ribadito, parlando delle proteste di piazza Maidan e della caduta di Viktor Yanukovich.
Le parole di Peskov arrivano in un momento di forte tensione tra Mosca e le capitali occidentali, con la guerra in Ucraina che va avanti da più di due anni. Il richiamo al 2014 non è casuale: per la Russia è stato l’inizio di un nuovo scontro con l’Occidente, mentre per Kiev e i suoi alleati fu una rivoluzione popolare.
Dopo l’attacco alla residenza di Putin, Mosca si fa più dura
Non è solo un discorso storico. Nelle stesse ore, il viceministro degli Esteri russo, Mikhail Galuzin, ha confermato che la posizione di Mosca ai negoziati si è irrigidita dopo il recente attacco, attribuito a Kiev, contro la residenza di Putin. “Posso confermare che la nostra linea è cambiata”, ha detto Galuzin a Tass. Non ha voluto entrare nei dettagli, ma ha precisato che questa nuova posizione è stata comunicata durante i colloqui di Abu Dhabi, tra il 4 e il 5 febbraio.
Fonti russe parlano di una riunione negli Emirati Arabi Uniti con rappresentanti di Russia, Stati Uniti e Ucraina, impegnati su questioni di sicurezza. Galuzin ha spiegato che “la nostra linea più dura è stata chiara per tutti”, lasciando intendere che Mosca non intende fare concessioni dopo quello che considera un attacco diretto ai vertici del paese.
Il quadro internazionale e le risposte
Le parole dei dirigenti russi arrivano mentre la diplomazia internazionale cerca faticosamente nuovi spazi di dialogo. Da Kiev, al momento, nessuna risposta ufficiale alle accuse del Cremlino. Fonti governative ucraine, contattate ieri sera, hanno ribadito che “la responsabilità della guerra è tutta di Mosca”, senza commentare direttamente Peskov.
A Bruxelles, invece, le accuse sono state accolte con freddezza. Un funzionario della Commissione europea, raggiunto poco dopo l’intervista, ha definito le dichiarazioni di Peskov “l’ennesimo tentativo di riscrivere la storia recente dell’Ucraina”. Nessuna reazione ufficiale, invece, dai governi citati da Peskov – Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania – almeno fino alle 17 ora italiana.
Negoziati in bilico, la strada si fa in salita
Il clima resta teso anche nei negoziati. La linea più dura di Mosca, dopo l’attacco alla residenza di Putin, potrebbe complicare il lavoro dei mediatori internazionali. Osservatori indipendenti a Mosca dicono che “la finestra per un accordo si sta chiudendo”, soprattutto se le parti continuano a scambiarsi accuse.
Sul terreno, intanto, la situazione non si calma. Tra il 14 e il 15 febbraio si sono registrati nuovi bombardamenti nelle zone di Kharkiv e del Donbass. Le autorità locali parlano di almeno tre civili feriti. La guerra continua a segnare la vita delle città ucraine, mentre i negoziati restano bloccati da veti incrociati.
In questo quadro, le parole dei rappresentanti russi sembrano confermare un irrigidimento delle posizioni. Solo nei prossimi giorni si capirà se ci saranno margini per riaprire il dialogo o se prevarrà ancora la strada dello scontro.
