Frederiksen chiede una protezione permanente dell’Artico da parte della Nato

Frederiksen chiede una protezione permanente dell'Artico da parte della Nato

Frederiksen chiede una protezione permanente dell'Artico da parte della Nato

Matteo Rigamonti

Febbraio 15, 2026

Copenaghen, 15 febbraio 2026 – Ieri, alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, la premier danese Mette Frederiksen ha lanciato un appello chiaro: la Nato deve fare di più e restare a lungo nella regione artica, con un occhio particolare alla Groenlandia. “Siamo contenti che la Nato sia finalmente coinvolta nella sicurezza dell’Artico”, ha detto Frederiksen davanti a una platea di leader e analisti, “ma serve una presenza fissa, stabile, proprio in Groenlandia e nei suoi dintorni”.

Artico, la sfida che non si può ignorare

Negli ultimi mesi la sicurezza nell’Artico è tornata prepotentemente sotto i riflettori. Il rapido scioglimento dei ghiacci e l’aumento delle attività militari e commerciali mettono la regione al centro di nuovi equilibri globali. A Monaco, poco dopo le 15, Frederiksen ha spiegato che l’iniziativa chiamata “Sentinella Artica” è un passo avanti, ma non basta. “Sentinella Artica è buona, ma dobbiamo aggiornare gli obiettivi della Nato in modo che includano davvero l’Artico. Oggi non è così”.

Per la premier danese, le strategie attuali dell’Alleanza Atlantica non tengono ancora conto delle esigenze specifiche di quell’area. “Le risorse e le infrastrutture necessarie devono ancora essere messe in campo”, ha ammesso Frederiksen, parlando di mezzi e strutture ancora in fase di realizzazione. Molto del lavoro, ha spiegato, dipende dagli Stati Uniti, dove alcune linee di produzione devono ancora partire.

Groenlandia, il crocevia strategico tra Europa e America

La Groenlandia è un territorio autonomo danese che si trova in una posizione di grande valore strategico, a metà strada tra Nord America ed Europa. Negli ultimi anni è diventata ancora più importante, sia per le nuove rotte marittime che per le risorse naturali che contiene. Ma la presenza militare occidentale è ancora limitata: la base americana di Thule, nel nord dell’isola, resta il principale avamposto nell’Artico.

Frederiksen ha sottolineato l’urgenza di una presenza Nato “permanente” nell’area, soprattutto per tenere sotto controllo le crescenti attività di Russia e Cina. “Dobbiamo essere pronti”, ha confidato un funzionario danese a margine dell’incontro, “perché l’Artico non è più un angolo isolato del pianeta”.

Capacità operative: cosa manca davvero

Il problema principale restano le capacità operative. Fonti della delegazione danese spiegano che molte tecnologie indispensabili – radar, sistemi di sorveglianza e mezzi navali adatti al clima estremo – sono ancora in fase di sviluppo. “Alcune linee di produzione sono negli Stati Uniti e non hanno neppure cominciato a lavorare”, ha ribadito Frederiksen.

La premier ha chiesto alla Nato di aggiornare i propri obiettivi, inserendo l’Artico tra le priorità operative. Una richiesta che rispecchia le preoccupazioni di diversi Paesi nordici, con la Norvegia in prima fila, da tempo impegnati a rafforzare la presenza alleata nel Grande Nord.

Reazioni e cosa ci aspetta

La posizione della Danimarca ha attirato interesse tra i partner europei, ma anche qualche riserva. Un diplomatico francese presente a Monaco ha detto che “l’Artico è un tema delicato: serve trovare un equilibrio tra sicurezza e cooperazione internazionale”. Gli Stati Uniti hanno confermato l’impegno a rafforzare la difesa comune, ma non hanno dato dettagli su quando inizierà la produzione delle nuove tecnologie.

Nel frattempo, la Russia continua a potenziare basi e infrastrutture militari lungo la costa artica. Secondo un rapporto del SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute), nel 2025 Mosca ha aumentato del 12% la spesa militare nella regione.

L’Artico non è più un luogo lontano

L’appello di Frederiksen arriva mentre l’Artico diventa sempre meno una terra remota. Le nuove rotte commerciali si aprono con lo scioglimento dei ghiacci; le risorse minerarie e energetiche attirano investimenti e tensioni. “Non possiamo permetterci di restare indietro”, ha concluso la premier. Per Copenaghen, il futuro della sicurezza europea passa anche da qui, tra i ghiacci della Groenlandia e le sfide che l’Artico porta con sé.