Roma, 15 febbraio 2026 – Si riaccende lo scontro tra magistratura e governo. Oggi, a Roma, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha scatenato un nuovo caso paragonando l’elezione dei membri del Consiglio superiore della magistratura a metodi tipici della criminalità organizzata. Le sue parole, pronunciate poco dopo le 10.30 a Palazzo Chigi, hanno subito provocato una dura reazione dell’Associazione nazionale magistrati (ANM), che nel primo pomeriggio ha diffuso una nota di fuoco.
Nordio parla di “metodi paramafiosi”, l’ANM risponde col botto
Secondo chi era presente all’incontro, Nordio ha parlato di “metodi paramafiosi” riferendosi alle modalità con cui vengono eletti i componenti del CSM. Una definizione che ha fatto subito il giro degli uffici giudiziari più importanti d’Italia. La risposta dell’ANM non si è fatta attendere. “Le sue parole offendono chi ha perso la vita per combattere la mafia”, si legge nella nota della Giunta esecutiva centrale, diffusa intorno alle 14.15. I magistrati hanno sottolineato che queste accuse “gettano discredito su chi ogni giorno rischia la pelle per contrastare la criminalità organizzata”.
Tensione alle stelle tra magistrati e ministero
Il rapporto tra magistratura e ministero della Giustizia era già in bilico da settimane. Nordio, noto per i suoi toni duri verso le toghe, torna alla carica proprio nel bel mezzo delle polemiche sulle riforme della giustizia e sulle nomine. “Non possiamo accettare che il nostro lavoro venga messo sullo stesso piano delle mafie”, ha detto un magistrato romano, incontrato davanti a piazzale Clodio poco dopo il comunicato dell’ANM. Tra i colleghi, il clima è teso. Qualcuno parla di “attacco senza precedenti”, altri preferiscono stare zitti.
Le elezioni del CSM nel mirino
Al centro della bufera ci sono proprio le modalità di elezione dei membri del Consiglio superiore della magistratura, l’organo che governa autonomamente la magistratura. Da anni si discute delle correnti interne e delle regole di voto, ma per molti magistrati il paragone con la criminalità organizzata è un salto nel vuoto. “Le dinamiche interne si possono e si devono migliorare, ma paragonarle alla mafia è fuori luogo”, confida un giudice di Milano contattato nel tardo pomeriggio.
Il peso della memoria: Falcone, Borsellino e chi ha pagato con la vita
Nella nota dell’ANM c’è un richiamo forte alla memoria di chi ha sacrificato la vita nella lotta alla mafia: nomi come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tanti altri magistrati meno noti ma ugualmente coraggiosi, spesso impegnati in territori difficili. “Non si può dimenticare il prezzo pagato da chi ha dato tutto per la giustizia”, si legge ancora nel comunicato. Parole che trovano riscontro nelle testimonianze di molti operatori del diritto. “Siamo qui anche per rispetto di chi ci ha preceduto”, racconta una giovane sostituta procuratrice di Palermo, incontrata davanti al Palazzo di Giustizia alle 17.
Il futuro del dialogo resta incerto
Nel corso della serata, dal ministero della Giustizia non sono arrivate nuove precisazioni. Fonti vicine a Nordio hanno lasciato intendere che il ministro non intende tornare indietro, convinto della necessità di “un confronto schietto sulle criticità del sistema”. Ma tra i magistrati resta un senso di distanza difficile da colmare. “Ci vuole rispetto reciproco”, ha ribadito l’ANM chiudendo la sua nota.
Lo scontro tra poteri dello Stato – quello giudiziario e quello esecutivo – passa anche per queste parole. E, almeno per oggi, la distanza sembra essersi fatta ancora più grande.
