Roma, 15 febbraio 2026 – Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio è tornato a parlare, senza giri di parole, delle polemiche nate dopo le sue ultime dichiarazioni sulle correnti del CSM. In una nota diffusa nel primo pomeriggio, Nordio ha detto di non capire tutta la “tanta indignazione scomposta” che ha suscitato. Ha ribadito di aver semplicemente ripreso parole già dette da Nino Di Matteo, magistrato noto per le sue critiche e spesso considerato un punto di riferimento dalla sinistra.
Le scintille sulla questione delle correnti del CSM
La polemica è scoppiata dopo che, nei giorni scorsi, il ministro ha parlato di “degenerazioni correntizie” all’interno della magistratura. Una frase che ha scatenato reazioni immediate, soprattutto tra i magistrati e i partiti di opposizione. “Io ho solo citato Nino Di Matteo, un pm molto seguito dal Pd e dalla sinistra”, ha chiarito Nordio. Ha ricordato che quelle parole erano già state pubblicate nel settembre 2019 dal Fatto Quotidiano e da altri giornali. “Quindi fonti non proprio vicine a noi”, ha aggiunto, sottolineando la distanza politica rispetto a chi aveva sollevato la questione.
Di Matteo nel mirino e le risposte politiche
Il ministro ha fatto notare che fu proprio Di Matteo a parlare di “mentalità e metodo mafioso” riferendosi alle dinamiche interne al Consiglio Superiore della Magistratura. Un’espressione forte, che aveva già acceso il dibattito all’epoca. “Altri membri del ‘partito del No’ si sono espressi in modo anche più duro”, ha aggiunto Nordio, anticipando la volontà di mettere insieme e pubblicare un elenco delle dichiarazioni più dure pronunciate negli anni da vari protagonisti del dibattito sulla giustizia.
La tensione nella magistratura e le reazioni
Le parole del ministro arrivano in un momento delicato per la magistratura italiana, ancora segnata da tensioni interne e polemiche sulle nomine. In via Arenula, sede del Ministero della Giustizia, si respira prudenza. Alcuni magistrati, contattati in mattinata, hanno preferito non rilasciare commenti ufficiali. Altri hanno parlato di “toni che rischiano di aumentare la sfiducia verso le istituzioni”. Dal Consiglio Superiore della Magistratura non sono arrivate risposte formali, almeno fino a tardo pomeriggio.
Politica in fibrillazione e le riforme all’orizzonte
Sul fronte politico, le opposizioni accusano Nordio di voler mettere in discussione l’autonomia della magistratura. Dal Partito Democratico arriva la richiesta di un chiarimento in Parlamento: “Il ministro non può limitarsi a citare altri – ha detto la deputata Chiara Gribaudo – serve una posizione chiara sulle riforme”. Dalla maggioranza, invece, si sottolinea che il tema delle correnti è ormai “un problema strutturale” e va affrontato subito. Fonti vicine al governo dicono che il dossier sulle riforme del CSM è pronto per essere discusso nelle prossime settimane.
Le parole di Nordio e il nodo delle riforme
“Faremo un elenco e lo pubblicheremo”, ha ribadito Nordio nella nota, lasciando capire che la discussione sulle degenerazioni nella magistratura non si fermerà qui. Il ministro ha più volte parlato della necessità di un “cambio di passo” nelle regole che governano il CSM, soprattutto dopo gli scandali degli ultimi anni. In Parlamento si attende ora la calendarizzazione del dibattito sulla riforma della giustizia, un passaggio che potrebbe cambiare i rapporti tra politica e magistratura.
Media, memoria e il richiamo alle parole di Di Matteo
Non è la prima volta che le parole di Nino Di Matteo tornano al centro del dibattito pubblico. Nel settembre 2019, proprio sul Fatto Quotidiano, il magistrato denunciava “metodi opachi” e “logiche di potere” all’interno del CSM. Da allora, la questione delle correnti è rimasta sotto i riflettori. Oggi Nordio rilancia quella discussione e chiede, in sostanza, coerenza a chi lo critica: “Le mie sono citazioni, non attacchi personali”, ha spiegato.
Il confronto resta aperto. E nelle prossime settimane – tra commissioni parlamentari e nuove dichiarazioni – il tema delle correnti nella magistratura promette di restare uno dei nodi più caldi dell’agenda politica.
