Otto palestinesi uccisi nella notte a Gaza: un dramma in corso

Otto palestinesi uccisi nella notte a Gaza: un dramma in corso

Otto palestinesi uccisi nella notte a Gaza: un dramma in corso

Matteo Rigamonti

Febbraio 15, 2026

Gaza, 15 febbraio 2026 – Almeno otto palestinesi sono morti nelle ultime 24 ore nella Striscia di Gaza, vittime di nuovi raid delle forze israeliane. A riferirlo sono fonti mediche locali, citate da Al-Jazeera. I fatti si sono consumati tra la città meridionale di Khan Younis e la zona di al-Faluja, nel nord dell’area. Gli attacchi, avvenuti nella notte tra il 14 e il 15 febbraio, segnano – dicono le stesse fonti – un’altra violazione del cessate il fuoco raggiunto a ottobre grazie alla mediazione americana.

Raid notturni oltre la “Linea Gialla”: cosa è successo

La prima segnalazione arriva dall’ospedale Nasser di Khan Younis. Qui una fonte sanitaria conferma quattro morti. L’attacco si sarebbe svolto oltre la cosiddetta Linea Gialla, una delle zone più delicate sia dal punto di vista militare che umanitario. Poco dopo, altre quattro vittime vengono registrate nella zona di al-Faluja, a nord. Secondo una fonte dell’ospedale al-Shifa, le forze israeliane avrebbero colpito una tenda dove si erano rifugiate famiglie sfollate.

Le notizie sul campo sono ancora frammentarie. Nessuna risposta ufficiale è arrivata da Israele nelle ore subito dopo gli attacchi. Il Times of Israel, citando fonti militari, parla di raid aerei condotti dall’IDF (Israel Defense Forces) nella Striscia, ma senza entrare nei dettagli sulle modalità.

Cessate il fuoco in bilico: le reazioni

Secondo Al-Jazeera, queste operazioni sono una nuova rottura del fragile cessate il fuoco che a ottobre gli Stati Uniti avevano aiutato a far scattare. Un accordo già messo a dura prova da diversi episodi di tensione lungo i confini della Striscia nelle ultime settimane.

Fonti militari israeliane, riportate dal Times of Israel, spiegano che l’attacco è scattato dopo che “cinque uomini armati si sono avvicinati alle truppe israeliane dalla parte della Linea Gialla”. L’esercito ha definito l’episodio una “palese violazione” degli accordi in vigore. Per ora, però, nessuna dichiarazione ufficiale è stata diffusa dall’IDF dopo i raid.

Sul campo: testimonianze e condizioni

A Khan Younis la tensione è alta. “Abbiamo ricevuto quattro corpi, tutti colpiti durante l’attacco oltre la Linea Gialla”, racconta un medico dell’ospedale Nasser, che preferisce restare anonimo per sicurezza. A al-Faluja, invece, i soccorritori parlano di una tenda per sfollati colpita nel cuore della notte: “C’erano famiglie che dormivano lì – dice un volontario della Mezzaluna Rossa – quando siamo arrivati abbiamo trovato solo macerie e corpi”.

Le autorità sanitarie palestinesi lanciano un nuovo appello alla comunità internazionale: serve proteggere i civili e rispettare gli accordi di cessate il fuoco. “Ogni giorno arrivano nuovi feriti e morti – denuncia un responsabile dell’ospedale al-Shifa – non ce la facciamo più a gestire l’emergenza”.

Silenzio da Israele

Finora, il governo israeliano non ha rilasciato commenti sugli ultimi fatti. L’IDF mantiene il silenzio stampa, mentre fonti vicine al Ministero della Difesa parlano di “situazione in evoluzione” e promettono aggiornamenti solo dopo ulteriori controlli.

Intanto, la gente che vive nella Striscia continua a fare i conti con condizioni di vita durissime. Molte scuole restano chiuse, gli ospedali sono al limite e le organizzazioni umanitarie denunciano sempre più difficoltà ad arrivare nelle zone colpite.

Il rischio di una nuova escalation

Questa nuova tensione mette a rischio gli equilibri già fragili raggiunti negli ultimi mesi. Gli Stati Uniti, promotori del cessate il fuoco di ottobre, non hanno ancora commentato gli ultimi eventi. Fonti diplomatiche europee a Gerusalemme parlano di “situazione molto fluida” e non escludono che nelle prossime ore si possa tentare un nuovo intervento per riportare la calma.

Sul terreno la tensione resta alta, mentre la popolazione civile continua a pagare il prezzo più pesante di una crisi che sembra non trovare via d’uscita.