Referendum: la riforma tecnica è solo un gioco politico di Conte

Referendum: la riforma tecnica è solo un gioco politico di Conte

Referendum: la riforma tecnica è solo un gioco politico di Conte

Matteo Rigamonti

Febbraio 15, 2026

Roma, 15 febbraio 2026 – Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha rivolto un appello diretto ai cittadini durante un incontro pubblico sul referendum che si terrà nelle prossime settimane. Ha sottolineato come questa consultazione abbia una natura profondamente politica. La sala nel quartiere Prati era piena già dal tardo pomeriggio. Con lui, sul palco, l’avvocato Franco Coppi, il direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio e la costituzionalista Ines Cioli. Intanto, cresce la tensione tra maggioranza e opposizione, con i sondaggi che – come ha ammesso lo stesso Conte – mostrano una “remuntada” del fronte del no.

Referendum, Conte: “Non è solo una questione tecnica”

Nel suo discorso, Conte ha attaccato duramente Fratelli d’Italia e gli altri partiti di governo. Negli ultimi giorni, secondo lui, hanno cercato di minimizzare il significato politico del referendum. “Oggi Fdi ha fatto una riunione e ha detto: ‘attenzione, non si politicizza, è solo un referendum tecnico’”, ha raccontato, citando fonti interne alla maggioranza. Ma per Conte la stessa maggioranza ammette che la riforma in votazione non porterà “nessuna accelerazione dei processi, nessun investimento, nessun rafforzamento degli organici”. Insomma, c’è solo un obiettivo politico. “Come fai allora a dire che non è una riforma politica?”, si è chiesto davanti a una platea attenta.

Il nodo della partecipazione: “Andate a votare”

Al centro del dibattito resta la questione dell’affluenza. Conte ha ribadito quanto sia importante che la gente vada a votare. “I cittadini devono esprimersi, non voglio sentire parlare di affluenza bassa o alta”, ha detto con decisione. Per lui, la forza della democrazia sta proprio nel fatto che ognuno si faccia un’idea e poi si presenti alle urne. “Andando tutti possiamo capire che per il cittadino non c’è nessun vantaggio, nessuna chiarezza e anzi un pericolo in prospettiva”, ha aggiunto, lasciando intendere che se la partecipazione sarà bassa, potrebbe passare una riforma poco chiara e potenzialmente rischiosa.

Il fronte del no cresce nei sondaggi

Negli ultimi giorni, diversi giornali nazionali hanno dato notizia di un aumento del fronte contrario alla riforma. Secondo i dati pubblicati da La Repubblica e Il Corriere della Sera, il “no” ha guadagnato terreno rispetto alle settimane precedenti. Un segnale che preoccupa la maggioranza, partita con grande slancio ma ora costretta a fare i conti con un’opinione pubblica meno compatta. In Parlamento si parla di “remuntada”, parola che Conte ha usato più volte nel suo intervento.

Le voci degli esperti: Coppi, Travaglio e Cioli

Durante l’incontro, l’avvocato Franco Coppi ha spiegato i profili giuridici della riforma, concentrandosi sulle possibili conseguenze per il sistema giudiziario. Marco Travaglio ha invece denunciato quella che chiama una “narrazione distorta” da parte dei media principali. La costituzionalista Ines Cioli ha sottolineato che “il testo sottoposto a referendum presenta problemi sia sul piano della chiarezza delle norme sia sulle garanzie per i cittadini”. Le loro analisi hanno acceso il dibattito tra i presenti, molti dei quali hanno chiesto chiarimenti sulle ripercussioni pratiche della riforma.

Clima teso e prossimi passi

La campagna per il referendum entra ora nel vivo. Nei prossimi giorni sono in programma nuovi incontri pubblici e dibattiti televisivi tra chi sostiene e chi si oppone alla riforma. La maggioranza, secondo fonti interne, teme che la crescente polarizzazione possa trasformare il voto in un vero e proprio test politico sul governo. Intanto, nei bar e nelle piazze di Roma continuano le discussioni tra cittadini ancora indecisi. “Non ho ancora capito bene cosa cambia davvero”, confida un pensionato seduto a un tavolino di via Cola di Rienzo. Un sentimento diffuso, che mette in luce la necessità di più informazione e trasparenza.

In attesa del voto, la tensione tra le forze politiche resta alta. E la parola finale – come sempre – spetterà agli elettori.