Schlein e Meloni: il Board of Peace e il controverso aggiramento della Costituzione

Schlein e Meloni: il Board of Peace e il controverso aggiramento della Costituzione

Schlein e Meloni: il Board of Peace e il controverso aggiramento della Costituzione

Matteo Rigamonti

Febbraio 15, 2026

Roma, 15 febbraio 2026 – L’annuncio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sull’ingresso dell’Italia come membro osservatore nel Board of Peace, l’organismo internazionale lanciato dall’ex presidente statunitense Donald Trump per rimpiazzare l’ONU, ha scatenato un acceso dibattito nella capitale. Nel primo pomeriggio, la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha affidato a una nota la sua risposta: “Questa scelta conferma una subalternità politica a Trump ormai insostenibile per il nostro Paese e contraria agli interessi nazionali”.

Meloni annuncia: l’Italia entra nel Board of Peace

La notizia è arrivata ieri sera, durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Meloni, insieme al ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha spiegato che l’Italia sarà osservatrice nel Board of Peace, un “club internazionale a pagamento” – così lo definiscono fonti diplomatiche europee – nato per riformare la governance mondiale dopo le continue critiche di Trump all’ONU. “Vogliamo essere presenti nei processi decisionali che riguardano la pace e la sicurezza globale”, ha detto Meloni alle 19.45, di fronte ai giornalisti in sala stampa.

Da fonti della Farnesina è emerso che la quota di adesione per i membri osservatori si aggira intorno ai 10 milioni di dollari all’anno. Una cifra che, secondo l’opposizione, solleva dubbi sull’effettiva utilità dell’operazione. “Non è chiaro quale vantaggio concreto ne tragga l’Italia”, ha commentato un funzionario del Ministero degli Esteri, che ha preferito restare anonimo.

Schlein al contrattacco: “Meloni si inchina a Trump”

La risposta della segretaria Elly Schlein non si è fatta attendere. In una nota diffusa poco dopo le 13, la leader dem ha attaccato duramente la scelta del governo: “Altro che guida, Meloni si mette ai margini del progetto europeo, inseguendo le imposizioni di Trump invece di rafforzare i legami con l’Unione”. Schlein ha poi evidenziato come entrare in un organismo sovranazionale senza avere parità nei poteri rappresenti un pericolo per la sovranità nazionale: “È un tentativo di aggirare la nostra Costituzione, che resta un baluardo fondamentale per difendere gli interessi del Paese e dei cittadini”.

Il riferimento è alle regole interne del Board of Peace che, secondo le prime bozze circolate a Bruxelles, darebbero più peso decisionale ai Paesi fondatori, tra cui Stati Uniti, India e Brasile. L’Italia, almeno per ora, resterebbe ai margini. “Non possiamo accettare di essere spettatori paganti”, ha confidato un eurodeputato del PD durante una riunione informale a Strasburgo.

In Europa cresce la prudenza sul Board di Trump

L’iniziativa di Trump ha già diviso i partner europei. Francia e Germania hanno espresso “perplessità” sull’idea di aderire a un organismo che potrebbe indebolire il ruolo dell’ONU. A Bruxelles, fonti della Commissione europea hanno ribadito che “l’unità dell’Unione resta prioritaria”, soprattutto in una fase segnata dalle tensioni in Medio Oriente e dal riacutizzarsi della crisi in Ucraina.

Nel frattempo, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha invitato i leader dei Paesi membri a “mantenere una linea comune” sui grandi temi internazionali. “Non possiamo permetterci divisioni proprio ora”, ha detto Michel durante un incontro con la stampa alle 11.30 di questa mattina.

Maggioranza divisa, restano molte incognite

Anche all’interno della maggioranza la decisione del governo Meloni non passa senza discussioni. Alcuni esponenti di Forza Italia hanno espresso dubbi sulla partecipazione italiana come osservatore, mentre la Lega – tramite il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari – ha difeso la scelta: “Essere presenti dove si decide è fondamentale per tutelare i nostri interessi”.

Resta però da capire quale sarà l’impatto reale dell’adesione italiana al Board of Peace. Gli esperti sottolineano che il nuovo organismo non ha ancora stabilito regole chiare né strumenti operativi concreti. “Siamo in una fase di prova”, spiega il politologo Giovanni Orsina, docente alla Luiss di Roma. “Solo nei prossimi mesi si capirà se questa mossa rafforzerà o indebolirà il ruolo internazionale dell’Italia”.

Intanto, tra i corridoi di Montecitorio e nelle chat dei diplomatici italiani a New York, il tema resta caldo. E la domanda più frequente – tra chi appoggia e chi critica la scelta – è sempre la stessa: qual è il vero prezzo che l’Italia pagherà per stare nel nuovo club voluto da Trump?