Un 32enne di Napoli scopre l’ospedale che può salvarlo dopo 17 ore di intervento: la sua incredibile storia di vita con organi invertiti

Un 32enne di Napoli scopre l'ospedale che può salvarlo dopo 17 ore di intervento: la sua incredibile storia di vita con organi invertiti

Un 32enne di Napoli scopre l'ospedale che può salvarlo dopo 17 ore di intervento: la sua incredibile storia di vita con organi invertiti

Matteo Rigamonti

Febbraio 15, 2026

Torino, 15 febbraio 2026 – Un trapianto combinato di cuore e fegato, durato 17 ore, ha cambiato la vita di Daniele, 32 anni, nato a Napoli Nord e affetto fin dalla nascita da una rarissima anomalia chiamata situs viscerum inversus: tutti gli organi interni al contrario, come in uno specchio. L’operazione, eseguita alle Molinette di Torino, è stata definita dalla Città della Salute “un caso senza precedenti a livello mondiale”. Una storia che ha attirato l’attenzione non solo dei medici, ma di molti, per la sua complessità e la forza di volontà del paziente.

Daniele, una battaglia che dura da sempre

Daniele è un programmatore informatico che ha già affrontato tre interventi a cuore aperto tra l’infanzia e l’adolescenza. La sua vita è stata segnata da continui ricoveri e visite. Quando il fegato ha cominciato a dare segni di cedimento a causa della particolare disposizione degli organi, la situazione è diventata ancora più critica. “Quando ci siamo resi conto che stava peggiorando, ci siamo sentiti senza forze”, racconta il padre Alfredo, pensionato di 66 anni. In Campania e Toscana i medici avevano fatto tutto il possibile. Ma è stato proprio Daniele, spesso seduto al computer di notte, a scoprire che alle Molinette di Torino si poteva tentare un intervento mai fatto prima.

“Non si è mai arreso”, confida ancora Alfredo. “Da bambino era già un combattente. Senza quella grinta, oggi non sarebbe qui con noi”. La famiglia ha voluto ringraziare tutto il personale torinese: “Medici, infermieri, operatori socio-sanitari: sono i migliori”.

Un’operazione lunga e complessa: 17 ore sotto i ferri

La svolta è arrivata quando il Coordinamento Donazione e Prelievi del Piemonte ha segnalato un donatore compatibile. Da quel momento è scattata una vera e propria corsa contro il tempo: decine di persone coinvolte, turni serrati, tensione palpabile nei corridoi delle Molinette. Il cardiochirurgo Giacomo Maraschioni e il chirurgo epatico Damiano Patrono sono andati direttamente all’ospedale del donatore per prelevare cuore e fegato. Nel frattempo, Daniele veniva preparato in sala operatoria.

Il cuore è stato impiantato da Carlo Pace Napoleone insieme a Massimo Boffini, Antonino Loforte, Erika Simonato e Matteo Marro, sotto la supervisione di Mauro Rinaldi. Nel frattempo, Renato Romagnoli, Elena Mazza e Paolo Ossola si occupavano del fegato, che è stato posizionato dove dovrebbe stare. “L’anatomia particolare di Daniele ci ha costretti a ingegnarci”, spiegano i medici. Hanno dovuto creare nuove connessioni tra i vasi, utilizzando pezzi di vasi presi dallo stesso donatore. Solo dopo dodici ore di chirurgia vera e propria – su un totale di diciassette – cuore e fegato hanno ripreso a funzionare. Il sangue ha ricominciato a circolare normalmente.

Dalla sala operatoria alla riabilitazione

Dopo l’intervento, Daniele è stato seguito passo passo dall’équipe della Cardio-Rianimazione guidata da Anna Trompeo, con l’aiuto di infettivologi, nefrologi e chirurghi vascolari. Ora è ricoverato nell’area semintensiva chirurgica del Centro Trapianto Fegato. Secondo la Città della Salute, “la riabilitazione procede bene”. Il direttore generale Livio Tranchida ha sottolineato: “I nostri medici e infermieri hanno reso possibile quello che sembrava impossibile in una situazione disperata”. Un pensiero speciale è andato al donatore e alla sua famiglia: “A loro va tutta la nostra gratitudine”.

Una sfida che parla di medicina e umanità

La storia di Daniele riporta l’attenzione sulle difficoltà legate alle malattie rare e sull’importanza di avere ospedali pronti a gestire casi fuori dal comune. La sua vicenda, fatta di tenacia, ricerca personale e fiducia nella medicina, si incrocia con quella di un’équipe che ha saputo inventare soluzioni in sala operatoria. “Non è solo tecnica”, spiega uno dei chirurghi. “Dietro ogni operazione c’è una persona che non molla”.

Per ora Daniele resta sotto controllo, circondato dall’affetto della famiglia e dalla professionalità dei medici torinesi. Tra le corsie delle Molinette e le notti passate davanti al computer, la sua storia è una vittoria contro ogni previsione. E lascia aperta una speranza per chi affronta situazioni simili.