Araghchi: la resistenza iraniana contro le minacce americane

Araghchi: la resistenza iraniana contro le minacce americane

Araghchi: la resistenza iraniana contro le minacce americane

Matteo Rigamonti

Febbraio 16, 2026

Ginevra, 16 febbraio 2026 – Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è arrivato ieri a Ginevra con un messaggio chiaro: portare sul tavolo “iniziative concrete per un accordo giusto e bilanciato”. Lo ha scritto lui stesso su X, poco dopo l’atterraggio, lasciando intendere che la delegazione di Teheran non si presenterà a mani vuote. Ma non senza un avvertimento: “L’Iran non si piegherà alle minacce degli Stati Uniti”.

Iran e Stati Uniti: trattative tra speranze e resistenze

Tutto si gioca nel cuore del Palais des Nations, dove da giorni si susseguono voci di un possibile passo avanti tra Washington e Teheran. Araghchi ha scelto i social per il primo segnale pubblico, mentre dietro le porte chiuse si discutono questioni delicate: dal nucleare alle sanzioni, fino al nodo della restituzione dei beni iraniani congelati all’estero.

Nel pomeriggio, il vice ministro per la diplomazia economica, Hamid Ghanbari, ha aggiunto un tassello importante. Intervistato dall’agenzia Fars, ha detto che per un accordo duraturo anche gli Stati Uniti devono vedere vantaggi economici concreti e rapidi. I settori in gioco? Energia, petrolio, gas, miniere, aviazione civile e sviluppo urbano. “In cambio – ha precisato Ghanbari – l’Iran vuole la restituzione effettiva dei suoi beni congelati”.

Le richieste di Teheran: energia e fondi bloccati

Fonti diplomatiche a Ginevra raccontano che l’Iran mantiene due posizioni ferme: da una parte, è disposto a una collaborazione economica che coinvolga direttamente le imprese americane nei settori strategici; dall’altra, chiede con forza – definendola “non negoziabile” – la restituzione dei fondi bloccati in banche europee e asiatiche. Si parla di cifre ingenti: oltre 10 miliardi di dollari.

Un funzionario europeo coinvolto nei colloqui ha confidato che la delegazione iraniana sembra determinata a ottenere risultati concreti entro questa settimana. Ma gli Stati Uniti restano cauti. “Serve un sistema di garanzie verificabili”, ha ribadito ieri sera un portavoce del Dipartimento di Stato americano.

Il quadro internazionale: pressioni e timori

Il negoziato si svolge sotto una forte pressione internazionale. Da una parte, le potenze europee – in particolare Francia, Germania e Regno Unito – spingono per una soluzione che riporti l’Iran nel commercio globale. Dall’altra, Israele segue con attenzione ogni passo verso Teheran. Solo ieri mattina, il premier israeliano ha detto chiaro e tondo: “Qualsiasi accordo senza limiti severi al programma nucleare iraniano sarà inaccettabile”.

A Teheran, intanto, i media vicini al governo rilanciano le parole di Araghchi come segno di forza. “Non accetteremo diktat”, titolava stamattina il quotidiano Kayhan. Ma tra gli esperti occidentali domina la prudenza. “L’Iran vuole tornare a esportare petrolio senza restrizioni”, spiega una fonte vicina ai negoziatori europei. “Ma senza concessioni sul nucleare, sarà difficile che ottenga tutto quello che chiede”.

I prossimi passi: occhi puntati su Washington

Nelle prossime ore sono in programma nuovi incontri bilaterali tra le delegazioni. L’agenda resta riservata, ma fonti diplomatiche svizzere dicono che il nodo principale resta quello delle sanzioni: Washington vuole garanzie sulla trasparenza delle attività nucleari iraniane; Teheran chiede risultati immediati sul fronte economico.

“Non siamo qui per perdere tempo”, avrebbe detto Araghchi durante una pausa, secondo un funzionario presente. Solo allora – forse già nel fine settimana – si capirà se la diplomazia ha trovato una via d’uscita o se il confronto si farà di nuovo duro.

Per ora, a Ginevra, si respira un clima di attesa sospesa. Tutti guardano alle prossime mosse degli Stati Uniti e alla capacità di trasformare le parole in fatti concreti.