Il misterioso viaggio del cuore bruciato: dall’ombra di Bolzano alla luce di Napoli

Il misterioso viaggio del cuore bruciato: dall'ombra di Bolzano alla luce di Napoli

Il misterioso viaggio del cuore bruciato: dall'ombra di Bolzano alla luce di Napoli

Matteo Rigamonti

Febbraio 16, 2026

Napoli, 16 febbraio 2026 – Un cuore donato da un bambino di Bolzano e trasportato fino a Napoli per un trapianto pediatrico lo scorso 23 dicembre sarebbe stato conservato in un semplice contenitore di plastica, anziché in un box tecnologico adatto. È questo uno dei nodi dell’indagine aperta dai carabinieri del Nas, che nelle ultime settimane hanno sequestrato il contenitore e raccolto testimonianze per fare luce sul trasporto e capire cosa abbia danneggiato l’organo.

Il viaggio del cuore: i dubbi sulla conservazione

Gli investigatori hanno ricostruito che il cuore, destinato a un bambino ricoverato all’Ospedale Monaldi, è stato messo in un box di plastica rigida senza alcun sistema elettronico per controllare la temperatura. Un dettaglio che ha fatto subito scattare l’allarme tra gli esperti. “Non era il contenitore giusto per un trasporto così delicato”, ha detto una fonte sanitaria vicina alle indagini. Il viaggio, lungo più di 800 chilometri, avrebbe richiesto strumenti in grado di mantenere la temperatura stabile e sotto controllo in ogni momento.

Il ghiaccio secco che può aver compromesso l’organo

La questione più delicata riguarda il tipo di ghiaccio usato per la conservazione. Secondo gli accertamenti del Nas di Trento, che segue l’inchiesta per competenza su Bolzano, durante il prelievo sarebbe finito il ghiaccio normale. Al suo posto, i sanitari avrebbero scelto il ghiaccio secco, che può scendere fino a -80 gradi. Una scelta che, secondo gli inquirenti, potrebbe aver danneggiato in modo irreparabile il cuore. “Il ghiaccio secco è troppo freddo per gli organi – spiega un medico esperto di trapianti – rischia di causare danni alle cellule che non si possono recuperare”.

Sequestrato il contenitore, indagini in corso

Il contenitore è stato sequestrato nei giorni scorsi dai carabinieri del Nas di Napoli, su ordine della Procura locale (VI sezione, pm Giuseppe Tittaferrante, procuratore aggiunto Antonio Ricci). Gli investigatori stanno raccogliendo tutta la documentazione sanitaria, i verbali di trasporto e le testimonianze dei medici coinvolti. L’obiettivo è capire chi ha fornito il ghiaccio sul posto e chi ha dato il via libera alla partenza senza i controlli previsti dai protocolli nazionali. “Stiamo ricostruendo ogni passaggio, dalla sala operatoria di Bolzano fino all’arrivo a Napoli”, ha spiegato una fonte vicina all’inchiesta.

La catena del freddo e le responsabilità da chiarire

Il 23 dicembre a Bolzano erano presenti diverse équipe mediche provenienti da varie regioni, impegnate nel prelievo di più organi da donatori pediatrici. La complessità della situazione potrebbe aver creato spazio per errori o dimenticanze nei controlli. Dalle prime ricostruzioni emerge che non è stato fatto alcun monitoraggio continuo della temperatura dentro il box durante il viaggio. Un aspetto che ora pesa sull’indagine. “La catena del freddo è fondamentale – sottolinea un dirigente sanitario – ogni intoppo può compromettere il successo del trapianto”.

Reazioni della comunità medica e richieste di chiarezza

La vicenda ha acceso il dibattito tra medici e associazioni di pazienti. “Serve chiarezza su quello che è successo”, ha detto il presidente dell’Associazione Italiana Trapiantati. Anche il Ministero della Salute segue da vicino l’inchiesta. Per ora non ci sono provvedimenti disciplinari verso i sanitari coinvolti, ma la Procura sta valutando eventuali responsabilità penali.

Un caso che riapre il dibattito sulla sicurezza dei trasporti di organi

L’inchiesta sul cuore trasportato da Bolzano a Napoli riporta al centro l’urgenza di garantire sicurezza nei trasporti di organi e di rispettare protocolli precisi. Restano molti interrogativi aperti: chi doveva assicurare la conservazione corretta? Perché non sono stati usati strumenti adeguati? Solo le prossime settimane, con i risultati degli accertamenti e le testimonianze, potranno dare risposte a questa vicenda che ha colpito profondamente la comunità medica e l’opinione pubblica.