Il processo del killer di Bondi Beach: una testimonianza che scuote la città

Il processo del killer di Bondi Beach: una testimonianza che scuote la città

Il processo del killer di Bondi Beach: una testimonianza che scuote la città

Matteo Rigamonti

Febbraio 16, 2026

Sydney, 16 febbraio 2026 – Per la prima volta, Naveed Akram, il giovane accusato della sparatoria di Bondi Beach dello scorso dicembre, è comparso oggi in tribunale, anche se solo in videoconferenza. La breve udienza, durata poco più di venti minuti, si è svolta sotto stretta sorveglianza e con il rinnovo delle ordinanze di segretezza già attive sul caso. La notizia è stata diffusa nelle prime ore dal mattino dall’emittente ABC Australia.

Akram davanti al giudice: il primo incontro

Seduto con le mani in grembo, Akram indossava una tuta verde da detenuto. Ha parlato soltanto quando il vice capo magistrato Sharon Freund gli ha chiesto se aveva seguito la discussione sulla proroga delle ordinanze di segretezza. “Sì”, ha risposto, con voce ferma e senza tentennamenti. Era la sua prima comparizione in aula, anche se solo in video, dopo l’arresto avvenuto poche ore dopo la tragedia.

Gli inquirenti hanno ricostruito un quadro pesante: Akram dovrà rispondere di 59 capi d’accusa, tra cui 15 omicidi e un reato di terrorismo. L’attacco, avvenuto il 14 dicembre ad Archer Park durante l’evento ebraico “Chanukah by the Sea”, ha lasciato una scia di sangue: quindici morti e decine di feriti, alcuni ancora ricoverati negli ospedali di Sydney.

La tragedia a Bondi Beach e le indagini

Quella sera, poco dopo le 19, Bondi Beach era piena di famiglie e bambini. Secondo la polizia del New South Wales, Akram ha sparato all’improvviso, scatenando il panico. Il padre di Akram, Sajid, è stato ucciso dagli agenti intervenuti sul posto, un dettaglio che ha aggiunto dolore e complicazioni a una vicenda già drammatica.

Le autorità hanno mantenuto il massimo riserbo sulle indagini. Il magistrato Freund ha sottolineato l’importanza di proteggere le informazioni sensibili, prorogando le ordinanze che vietano la diffusione di dettagli sulle prove raccolte. “La sicurezza pubblica e l’integrità delle indagini sono la priorità”, ha spiegato una fonte giudiziaria all’uscita dal tribunale.

La difesa e le condizioni di Akram

Fuori dall’aula, l’avvocato Ben Archbold ha detto che “è troppo presto per definire la strategia difensiva”. Ha aggiunto di non aver ancora avuto accesso a tutti i documenti del caso e ha assicurato che il suo assistito “sta bene, per quanto sia possibile in una situazione simile”. Akram è detenuto nella prigione di massima sicurezza di Goulburn, a circa due ore da Sydney.

Archbold non ha voluto entrare nel merito delle condizioni psicologiche del giovane né sulle possibili motivazioni dell’attacco. “Ci sono ancora molti punti da chiarire”, ha detto ai giornalisti davanti al tribunale di Downing Centre. La prossima udienza è stata fissata per aprile, quando potrebbero emergere nuovi dettagli.

La città sotto choc e le reazioni

A Bondi Beach, la comunità è ancora scossa. Vicino ad Archer Park si vedono fiori e messaggi per le vittime. “Non ci sentiamo più sicuri come prima”, ha raccontato Rachel Cohen, residente e testimone della sparatoria. Le forze dell’ordine hanno aumentato i controlli nelle zone più frequentate, soprattutto durante eventi religiosi o culturali.

Il governo del New South Wales ha ribadito il suo impegno per la sicurezza e per sostenere le famiglie colpite. “Serve unità e fermezza contro ogni forma di violenza”, ha detto il premier Chris Minns in una nota diffusa ieri sera.

Il futuro del caso Akram

Il caso resta al centro dell’attenzione dei media, in Australia e nel mondo. La decisione del tribunale di prorogare le ordinanze di segretezza conferma quanto siano delicate le indagini in corso. Solo nei prossimi mesi si potrà capire se spunteranno nuovi elementi per ricostruire responsabilità e dinamiche di quella strage.

Intanto, la città aspetta risposte e si interroga sulle ragioni di un gesto che ha segnato per sempre la memoria di Bondi Beach.