Milano, 16 febbraio 2026 – Il prezzo del petrolio resta stabile nelle prime ore di oggi, lunedì 16 febbraio, sui mercati principali delle materie prime. A New York, il WTI con consegna a marzo scambia poco sopra i 62,90 dollari al barile, con un leggero rialzo dello 0,02%. A Londra, il Brent con consegna ad aprile si ferma a 67,70 dollari al barile, praticamente senza variazioni, con un +0,01%. Gli operatori guardano con attenzione i movimenti, in attesa di segnali più chiari dai fatti internazionali.
Petrolio fermo: mercati in attesa di svolte
Nelle sale operative di Piazza Affari e nelle piazze finanziarie europee, la mattinata è cominciata senza scossoni sul fronte dei prezzi del greggio. Gli esperti parlano di una situazione di prudenza diffusa. “Il mercato aspetta i dati sulle scorte americane e le decisioni dell’OPEC+”, ha detto stamattina un trader di una banca d’investimento milanese. La volatilità è contenuta: il WTI si muove poco sopra i 62 dollari, mentre il Brent resta intorno ai 67,5 dollari. Per ora, nessun segnale di cambiamenti importanti.
Dietro la calma, i nodi internazionali
Sotto la superficie, però, ci sono diversi fattori che pesano. Da un lato, la domanda mondiale di petrolio dà segnali di rallentamento, influenzata dalla crescita meno brillante in Cina e negli Stati Uniti. Dall’altro, le tensioni in Medio Oriente – in particolare tra Iran e Israele – restano un rischio potenziale, anche se finora non hanno inciso sul prezzo. “Il mercato è in stand-by”, conferma un analista di Energy Aspects, “e solo nuovi sviluppi potranno cambiare le carte in tavola”.
Prezzi alla pompa e imprese italiane
Per chi fa rifornimento in Italia, la situazione si traduce in una relativa tranquillità. Secondo Assopetroli, il prezzo medio della benzina resta intorno a 1,85 euro al litro, mentre il gasolio si mantiene poco sotto 1,75 euro. Le compagnie petrolifere tengono d’occhio le quotazioni internazionali: “Non prevediamo grandi cambiamenti nei prossimi giorni”, ha detto un portavoce di una delle principali società operanti nel paese. Le aziende energivore, invece, continuano a fare i conti con margini stretti, senza però lanciare allarmi.
Tutti gli occhi sull’OPEC+
L’attenzione degli operatori è tutta rivolta alle prossime riunioni dell’OPEC+, in programma a fine mese. Il cartello dovrà decidere se mantenere o modificare i tagli alla produzione già messi in campo. Fonti vicine all’organizzazione non escludono sorprese: “Molto dipenderà dall’andamento della domanda e dalle pressioni interne dei paesi membri”, ha raccontato un diplomatico arabo contattato ieri sera. Solo allora si potranno capire meglio i possibili scenari per il mercato.
Le previsioni degli esperti
A medio termine, le grandi banche restano caute. Goldman Sachs stima che il prezzo del Brent possa oscillare tra i 65 e i 70 dollari al barile nei prossimi mesi, a meno di colpi di scena. Morgan Stanley vede una forbice un po’ più ampia, tra i 60 e i 75 dollari. “La volatilità è bassa, ma è meglio non abbassare la guardia”, ha avvertito un economista della banca americana durante un webinar per investitori europei. In questo contesto, la parola d’ordine è prudenza.
Mercati in bilico: serve cautela
In sintesi, la giornata si apre con il prezzo del petrolio stabile, in un mercato sospeso tra attese e incertezze. Tra Milano e Londra, gli operatori preferiscono non esporsi troppo. Eppure, basta poco per ribaltare tutto: una dichiarazione inattesa dall’OPEC+, un dato macroeconomico fuori dai pronostici o una nuova escalation geopolitica potrebbero cambiare rapidamente il quadro. Per ora, però, la parola chiave resta una sola: prudenza.
