Bellocchio: la combattività di Marchionne rivive in Zeffirelli

Bellocchio: la combattività di Marchionne rivive in Zeffirelli

Bellocchio: la combattività di Marchionne rivive in Zeffirelli

Giada Liguori

Febbraio 17, 2026

Firenze, 17 febbraio 2026 – Marco Bellocchio ha ricevuto oggi a Palazzo Vecchio il premio per la regia della prima edizione del Premio Franco Zeffirelli, nato dalla Fondazione e dal Trust Zeffirelli per il Centro Internazionale delle Arti e dello Spettacolo. Un momento per ricordare il grande regista toscano, scomparso nel 2019, e per riflettere sul suo importante lascito artistico e umano. “Eravamo molto diversi, soprattutto per il suo spirito cristiano che mi sembrava distante. Da giovani si è più intolleranti, ora forse lo capirei di più, sarei più aperto”, ha detto Bellocchio ai giornalisti, con un filo di rimpianto e consapevolezza.

Un premio che celebra l’eredità di Zeffirelli

La cerimonia, tenutasi nel cuore di Firenze, ha visto la partecipazione di tanti artisti e volti noti dello spettacolo. Oltre a Bellocchio, sono stati premiati il tenore Placido Domingo e l’attore Robert Powell, famoso per aver interpretato Gesù di Nazareth nella miniserie diretta da Zeffirelli. Riconoscimenti speciali anche per la scenografa Sarah Greenwood, la decoratrice Katie Spencer e la costumista Ann Roth, figure che hanno segnato la storia del cinema mondiale.

Il premio nasce con un obiettivo chiaro: onorare e portare avanti l’eredità artistica e culturale di Zeffirelli. Questo intento si legge nelle parole degli organizzatori e si vede negli occhi emozionati dei premiati. “Per me è stata la scoperta del Rigoletto”, ha ricordato Bellocchio, tornando a quel primo incontro con Zeffirelli a Londra, quando assistette a una sua regia al Covent Garden. “Gli strinsi la mano allora”, ha raccontato, come a sottolineare quanto certi momenti restino impressi nel tempo.

Tra differenze e punti in comune

Bellocchio non ha nascosto le profonde differenze che lo separavano da Zeffirelli. “Da giovani si è più intolleranti”, ha ammesso, “oggi potrei capirlo meglio”. Eppure, nel corso degli anni, i due registi hanno condiviso qualcosa di importante: la forza di non arrendersi mai. “In lui vedo lo spirito di un altro personaggio a cui sto lavorando per un film, Sergio Marchionne”, ha spiegato Bellocchio. Il paragone non è casuale: sia Zeffirelli sia Marchionne hanno saputo affermarsi all’estero senza perdere la propria identità.

“Marchionne non ha avuto paura di sfidare General Motors o Chrysler”, ha detto Bellocchio, “e Zeffirelli, conoscendo quel mondo, ha saputo farsi valere sul palcoscenico internazionale”. Due figure tenaci, due “vincitori”, come li definisce il regista piacentino. Un parallelismo che racconta una determinazione che va oltre stili e visioni diverse.

Il racconto tra fede e verità personale

Un altro legame tra i due registi è il rapporto con il racconto seriale per la televisione. Bellocchio si prepara a debuttare su HBO Max con “Portobello”, una miniserie sulla vicenda giudiziaria di Enzo Tortora. Zeffirelli, invece, ha lasciato un segno indelebile con “Gesù di Nazareth”. “Per lui era fondamentale raccontare secondo i suoi principi, la sua fede. Ha fatto la storia di Cristo seguendo la sua verità, e questo è essenziale per un artista”, ha spiegato Bellocchio.

Parole che riconoscono la libertà creativa e la coerenza personale. Anche nelle differenze più nette, resta il rispetto per chi ha saputo portare avanti la propria visione senza compromessi.

Un’eredità che guarda avanti

La prima edizione del Premio Zeffirelli si è chiusa così, tra ricordi privati e riflessioni sul mestiere del regista. In sala, qualche applauso spontaneo, sguardi complici tra colleghi. Firenze saluta i suoi artisti con discrezione, lasciando spazio alle parole e alle storie. E Bellocchio, con la sua consueta chiarezza, riassume: “Solo allora capisci che le differenze possono diventare ricchezza”. Un messaggio che resta nell’aria, insieme al nome di Zeffirelli – ancora capace di unire mondi diversi sotto il segno dell’arte.